Sabato 17 Agosto 2019

Nomofobia

Significato di Nomofobia

Nomofobia

La Nomofobia è la paura o lo stato di ansia provocati dall’idea di non poter utilizzare il cellulare. In situazioni in cui questo dispositivo è lontano, è quasi scarico o quando non c’è campo, i soggetti affetti da nomofobia possono presentare sintomi come ansia, sconforto, instabilità emotiva e difficoltà di concentrazione.


Nomofobia: significato e origine del termine

A partire dal termine “nomofobia” è possibile facilmente risalire alla sua origine, che di fatto deriva dall’unione dei termini “no”, “mobile-phone” e “phobia”, cioè “fobia di restare senza cellulare”. Il termine nomofobia è stato coniato dall’azienda di ricerca di mercato YouGov in seguito a un’indagine effettuata proprio allo scopo di indagare tale fenomeno.

Secondo Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente, si tratta di «un disordine della società virtuale e contemporanea che riguarda sconforto, ansia, nervosismo o angoscia provocati dal mancato accesso a un cellulare o computer. In generale, è la paura patologica di perdere il contatto con la tecnologia».

Nomofobia: quali i sintomi e le conseguenze?

Questo tipo di fobia è ovviamente associato a una situazione di dipendenza dal dispositivo mobile, che comporta per gli individui varie conseguenze psicologiche, emotive e sociali (dato che il disturbo in questione può incidere poi sulle abitudini quotidiane dei soggetti e sul loro rapporto con gli altri).

Nell’articolo,The relationship between nomophobia and the distraction associated with smartphone use among nursing students in their clinical practicum” gli autori fanno riferimento, tra i sintomi di questo disturbo, a «ansia, instabilità emotiva, aggressività e difficoltà di concentrazione». Gli autori in questione hanno studiato gli effetti dell’uso eccessivo dello smartphone durante i momenti di assistenza ai pazienti, analizzando la relazione tra il livello di nomofobia e la distrazione associata all’uso del proprio dispositivo tra gli studenti di infermieristica durante la pratica clinica. In base a quanto emerso, «la distrazione da parte del personale, causata dallo smartphone, comporta mancanza di concentrazione e riduzione della capacità di ricordare delle informazioni importanti».

Ovviamente, le stesse conseguenze possono estendersi a qualsiasi altra attività: da un lato, il bisogno continuo di prendere il cellulare per controllare le notifiche, per esempio, porta a un aumento dei momenti di multitasking, che spesso sfociano in riduzione dell’attenzione e della concentrazione nei confronti del compito che si sta svolgendo; dall’altro lato, la riduzione della concentrazione è collegata allo stato di sconforto e ansia provocato dai momenti di separazione dal dispositivo, che rendono difficile focalizzarsi su qualsiasi tipo di attività o compito. Poiché questo disturbo colpisce in particolar modo gli adolescenti può avere anche delle conseguenze negative sul loro rendimento scolastico.

La nomofobia non è stata ancora ufficialmente riconosciuta come una condizione psichiatrica, tuttavia diversi autori sostengono che tale disturbo vada inserito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. In “A proposal for including nomophobia in the new DSM-V” Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente propongono un riassunto della letteratura esistente sul tema e sottolineano la rilevanza clinica della nomofobia, oltre alla sua introduzione all’interno del manuale menzionato.

La diffusione di questa forma di fobia è ovviamente collegata alla diffusione massiccia dello smartphone. Negli ultimi anni, in particolare nei paesi industrializzati, lo sviluppo di questo tipo di dipendenza è stato favorito dalla rapida evoluzione degli smartphone che, consentendo di effettuare i più svariati compiti (comunicazione, lettura, ascolto della musica, lettura di notizie, ecc.), è diventato sempre più indispensabile e quindi la sua assenza sempre più difficile da gestire.

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