Martedì 19 Novembre 2019

Revenge porn

Significato di Revenge porn

Revenge porn

Per Revenge porn, revenge pornography o, ancora, porno vendetta si intende la pubblicazione di immagini, video o altro materiale sessualmente esplicito senza il consenso della persona – o delle persone – in essi raffigurata e per scopi vendicativi o di minaccia.


Le forme di revenge porn

Ci sono due forme classiche di revenge porn.

  • La pubblicazione da parte di un partner di immagini o video sessualmente espliciti, realizzati in origine in maniera consenziente ma senza che l’altra parte abbia dato, invece, consenso alla successiva condivisione e diffusione. È quello che avviene in genere dopo separazioni e allontanamenti bruschi, come forma di vendetta appunto specie in situazioni di tradimento o di mancata accettazione della rottura di una delle parti. Non di rado, contestualmente alla condivisione su social, forum o gruppi dei contenuti multimediali privati, vengono pubblicamente fornite informazioni personali sulla vittima di porno revenge (come nome e cognome, recapiti telefonici, indirizzi, qualifiche professionali che la rendano riconoscibile) che possono porre quest’ultima in una situazione di ulteriore pericolo.
  • La minaccia di pubblicazione di materiale pornografico ottenuto in maniera non consensuale e rappresentante, in genere, personaggi famosi o volti noti. In questo caso, in realtà, il termine revenge porn è usato in maniera in parte inappropriata, essendo lo scopo chiaramente minatorio e ricattatorio e dal momento che è più la potenziale profittabilità dello scenario che il desiderio di vendetta ad animare chi pubblica o condivide questo tipo di contenuti.

Revenge porn: gli effetti sulla vittima

In entrambi i casi, gli effetti della porno vendetta su chi ne è vittima possono essere deleteri. Non è solo la privacy e la sfera privata della persona che viene violata ma, in non pochi casi, a subire dei danni è anche la sua immagine pubblica, con implicazioni che possono riguardare a valle la dimensione affettivo-relazionale o quella lavorativa per esempio. Casi di cronaca come il suicidio di Tiziana Cantone o la vicenda di Giulia Sarti, deputata del M5S vittima di porno vendetta, solo per restare all’Italia, mostrano chiaramente proprio questo secondo aspetto. Non si possono non considerare poi gli effetti psicologici sulla vittima, dall’umiliazione al senso di insicurezza, passando nei casi più gravi per una sorta di sindrome di Stoccolma che porterebbe la vittima a comprendere e solidarizzare con l’autore della porno vendetta. L’aspetto forse più preoccupante è che, come rivela per esempio una ricerca su adolescenti e media in Campania, il revenge porn è una pratica comune tra i giovanissimi: né vittima, né autore soprattutto in questo caso potrebbero essere consapevoli del reale portato di quello che considerano poco più che un gioco.

Porno vendetta: qualche elemento di problematizzazione

Uno degli aspetti forse più problematici, comunque, quando si parla di revenge porno è il ruolo che hanno le terze parti. La viralità è una componente fondamentale, infatti, della porno vendetta: chi condivide senza consenso video o immagini sessualmente espliciti lo fa nella speranza di innescare, letteralmente, una catena che porti quegli stessi contenuti privati a essere visti da quante più persone possibili, nell’intento appunto di umiliare o offendere la vittima. Che responsabilità ha, allora, chi riceve, guarda e decide di ricondividere quello stesso materiale senza fermare, e anzi alimentando, questo circolo vizioso? Si può considerare colpevole tanto quanto chi, a monte, ha diffuso contenuti destinati a restare privati?

Sono domande a cui hanno tentato di trovare risposte, in parte diverse, le leggi contro il revenge porn che da qualche anno stanno nascendo ormai in diversi paesi.

Proprio a proposito di responsabilità, poi, quando si parla di vendetta pornografica si fa spesso riferimento al ruolo determinante che hanno social e ambienti digitali. Facebook, WhatsApp e altre realtà simili sono spesso accusati di abilitare il porn revenge e, non meno frequentemente, si fa appello alla necessità che queste prendano una posizione netta contro comportamenti di questo tipo da parte degli iscritti. Nella maggior parte dei casi, però, queste piattaforme hanno già integrati policy e strumenti che permettono a ogni utente di gestire la propria privacy, restringere la visibilità del proprio profilo o le interazioni con altri iscritti, controllare ed eventualmente segnalare se inadeguati i contenuti pubblici che lo riguardano, ecc. Sono strumenti che spesso vengono ignorati dall’utente medio e, per questo, in più occasioni i big del digitale si sono ritrovati a dover adottare soluzioni ad hoc contro la porno vendetta.

Vale la pena ricordare, tra l’altro, che la revenge pornography non è un fenomeno tipico del web sociale: già nei primi anni Duemila, in piena era di blog e forum, ci si accorse che c’era un genere piuttosto popolare, soprattutto nel sottobosco di pagine a cui oggi ci si riferirebbe come del dark web , che era proprio quello della realcore pornography, ossia di contenuti pornografici amatoriali non sempre condivisi con il consenso delle persone coinvolte.

Altro elemento critico anche quando si è trattato di normare adeguatamente il revenge porn è sembrata, infine, la forte marcatura di genere del fenomeno. Complice una maggiore ricorrenza nei casi di cronaca e una sorta di tematizzazione da parte dei media nella loro stessa copertura, infatti, quando si parla di revenge porn è automatico pensare oggi a una vittima donna e a un autore uomo. Va da sé che non è sempre così e che a pubblicare senza consenso materiali sessualmente espliciti possono essere anche donne a danni degli uomini, ragione per cui c’è chi – soprattutto negli ambienti anglofoni – ha proposto di sostituire l’espressione con la più neutra «nonconsensual pornography» (letteralmente “pornografia non consensuale”).

Quali leggi contro il revenge porn?

Se l’attenzione e il dibattito sul tema sono abbastanza recenti, comunque, altrettanto lo sono leggi e norme sul revenge porn. Uno dei primi paesi a dotarsi di una legge contro la porno vendetta furono, già nel 2009, le Filippine. Dopo la pronuncia di varie Corti, si è dovuto aspettare al 2014 perché il primo paese europeo, Malta, avesse una disciplina ad hoc. Seguirono, quasi immediatamente, altri paesi come Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord. Più di recente, ad aprile 2019, anche in Italia è stato approvato un emendamento che porrebbe sotto disciplina penale il revenge porn.

Vale la pena sottolineare, però, che altri profili giuridici come la violazione della privacy, l’abuso e il danno psicologico, le violenze sessuali sono stati utilizzati spesso – e lo sono ancora in molti paesi – per punire diverse forme di vendetta pornografica anche laddove non esista tutela specifica per il revenge porn.

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