Venerdi 23 Agosto 2019

Second screen

Significato di Second screen

Second screen

Il Second screen è una pratica che consiste nel fruire di contenuti televisivi di varia natura contemporaneamente su più device diversi, in genere due appunto: la televisione o uno schermo televisivo di altro tipo e un dispositivo mobile come smartphone o tablet.


Second screen: significato e uso dell’espressione

Il risultato è un’esperienza di visione decisamente più interattiva e coinvolgente. Non a caso spesso si usano espressioni come “enhanced TV”, “interactive TV” o “social TV” come sinonimo di “second screen” in riferimento al coinvolgimento più diretto e attivo dello spettatore che questa modalità di visione assicura rispetto al semplice broadcasting.

Nata nel mondo del gaming, insomma, la second screen TV richiede a livello tecnico la sola disponibilità di un doppio schermo attraverso cui fruire dei contenuti audiovisivi: come già si accennava, il first screen è in genere quello dell’apparecchio televisivo – oggi sempre più spesso sostituito, in realtà, da altri schermi come quelli di laptop e dispositivi mobili da cui si può accedere a servizi di streaming televisivo sul modello Netflix, per esempio – mentre il secondo schermo è rappresentato dai display di cellulari e tablet – ma “basta”, ancora, qualsiasi dispositivo dotato di connessione a Internet e che supporti le app – su cui può proseguire senza soluzione di continuità l’esperienza televisiva.

second screen significato e uso dell'espressione

Nel modello schematico del second screening il “primo schermo” per eccellenza è quello della televisione e il “secondo schermo” è quello di un device mobile, connesso a Internet e che supporta delle app da cui l’utente aumenta la sua esperienza di visione.

Come fare second screen

Fare second screening, del resto, ha assunto nel tempo significati e sfumature diverse, con il risultato che una serie piuttosto varia di pratiche rappresenta oggi il cuore del fenomeno del second screen.

Le app di enhanced TV per gli appassionati di second screening

Tra le più tradizionali c’è l’utilizzo di app ufficiali di serie TV, film, sceneggiati televisivi, pensate appositamente dalla produzione per offrire agli spettatori più affezionati un’esperienza di visione aumentata, contenuti extra o semplicemente un maggior controllo su aspetti pratici, legati per esempio a orari e programmazioni che diventano on demand o alla possibilità di alzare e abbassare il volume direttamente dall’applicazione, ecc. Non a caso Mashable individua in Grey’s Anatomy Sync una delle prime – se non la prima – app per il second screen: in grado di sincronizzarsi con quello che stava avvenendo sullo schermo, offriva ai fan del medical drama una serie di contenuti extra e la possibilità di rivedere puntate delle stagioni precedenti o ricevere news e curiosità sui personaggi della serie TV. Qualcosa di simile faceva Marvel’s The Avengers, un’app dedicata ai supereroi di casa Marvel che gli appassionati potevano utilizzare per scoprire storia e origini dei protagonisti e fruire di una serie di contenuti su misura e personalizzati.

La social TV

Nel tempo, comunque, la pratica del second screen si è formalizzata soprattutto nel commentare in diretta, dai propri account social e utilizzando, appunto, il secondo schermo di uno smartphone o qualsiasi altro dispositivo mobile, quello che si sta guardando in TV. Questa sorta di visione condivisa era in origine riservata ad appuntamenti molto attesi del calendario televisivo come il Super Bowl o la cerimonia degli Oscar o, in Italia, il Festival di Sanremo e i match più importanti del campionato di Serie A.

Dal finale di stagione della serie del momento al confronto politico alla vigilia dell’appuntamento alle urne, tutto quello che va in onda in TV, invece, va in onda ormai anche sui social. Anzi: il live-tweeting, l’uso di un hashtag dedicati, le dirette su Instagram e più in generale il continuo postare su un programma o un contenuto televisivo riescono nell’aggregare anche le nicchie più piccole di «pubblici connessi» (Boccia Artieri, 2012).  Una delle ragioni per cui piace il second screen, del resto, è proprio perché dà la possibilità a chiunque di interagire con altri utenti con i propri stessi gusti, i propri stessi interessi e le proprie stesse passioni.

L’abitudine al multi-tasking e quella a usare i social in ogni momento della giornata, tanto da spingere gli addetti ai lavori a usare l’avverbio «onlife» per riferirsi a un confine, che ormai non esiste, più tra vita reale e vita online e l’espressione «schermologia» (De Kerckhove; Huhtamo, 2015) per intendere il legame simbiotico che fin da piccolissimi si sviluppa con i numerosi schermi che affollano le giornate, sono state considerate premesse indispensabili al successo del second screen.

Come emittenti, autori televisivi e marketer possono sfruttare il second screen

Man mano che da pratica isolata qual era il second screen è diventato un’abitudine di molti, comunque, anche emittenti e autori televisivi hanno imparato a sfruttarlo a proprio vantaggio. Le prime facendo social listening e social media monitoring per esempio e, cioè, ricavando dai post e dai contenuti condivisi suoi social e dal loro sentiment degli insight sui programmi in questione, il gradimento da parte del pubblico, ecc. I secondi per fare in modo che i programmi risultino già nella scrittura interattivi: si può chiedere, infatti, a chi twitta mentre sta guardando la finale di un talent show di votare il proprio concorrente preferito in una sorta di televoto 2.0; si possono leggere in diretta commenti arrivati sui social e aggregati sotto l’hashtag ufficiale della trasmissione o si possono utilizzare, per esempio, appositi hashtag politici per raccogliere domande dal pubblico durante la diretta di un dibattito o di una tribuna politica; ci si può affidare ancora ai sondaggi di Instagram per definire che piega far prendere al plot o alla Storie per fornire contenuti esclusivi e di backstage e c’è persino chi ha cominciato a sfruttare anche gli assistenti vocali per rendere aumentata l’esperienza di visione.

Second screen e pubblicità

Va da sé che il fenomeno del second screen assume una certa rilevanza anche per quanto riguarda gli investimenti in digital advertising e mobile advertising.

Semplificando molto, uno spettatore già distratto dalla fruizione contemporanea su schermi diversi difficilmente presterà attenzione al solo annuncio o al solo commercial televisivo. Per ovviare si potrebbero usare così sistemi di ACR, ossia di riconoscimento automatico dei contenuti, che, rilevata in tempo reale la campagna che sta andando in onda in TV, possano sincronizzare di volta in volta le campagne display e, più in generale, le campagne digital. Non solo l’esposizione al messaggio pubblicitario è amplificata in questo modo, ma si hanno a disposizione altri kpi facilmente misurabili e più robusti.

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