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SERP: come funzionano e quali sono gli elementi principali delle pagine dei risultati dei motori di ricerca

Significato di Serp

SERP definizione Le Serp (search engine results pages) sono le pagine di risultati che i motori di ricerca mostrano all’utente quando effettua una ricerca per una certa parola chiave: al loro interno link e pagine web sono selezionati e ordinati tenendo conto della capacità dei contenuti di soddisfare l’intenzione di ricerca insieme ad altri fattori.

Cos’è e cosa indica l’acronimo SERP

Per semplicità le search engine results pages o in acronimo SERP possono essere considerate elenchi di pagine web e relativi url che di volta in volta rispondono meglio alle domande rivolte dall’utente al motore di ricerca , sia che si tratti di semplici richieste di informazioni (come avviene quando l’utente utilizza keyword cosiddette informazionali), sia che l’ultimo voglia essere reindirizzato invece a un ecommerce dove poter acquistare abbigliamento second hand o a una piattaforma dove poter prenotare una notte in un b&b (tipici esempi di ricerche con keyword transazionali).

Perché siano visualizzate nelle SERP ci si deve assicurare che i motori di ricerca riescano innanzitutto a indicizzare le proprie pagine web e a dare loro una catalogazione che tenga conto del principale argomento trattato, ossia far posizionare una o più pagine per una determinata parola chiave. In secondo luogo è necessario assicurarsi che si possano attribuire alle stesse pagine un ranking e una rilevanza commisurati al soddisfacimento di altri parametri e caratteristiche utili ai fini dell’ottimizzazione seo .

Come funziona la SERP

Il funzionamento di un motore di ricerca è tale per cui i suoi crawler sono costantemente impegnati a scansionare il web alla ricerca di nuovi contenuti da indicizzare, ossia da inserire in un grosso database, in maniera tale che possano essere “richiamati” ogni qualvolta l’utente effettui una ricerca.

Perché i contenuti proposti nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca siano pertinenti con la ricerca effettuata dall’utente, e ancor meglio con il suo reale intento di ricerca (search intent), ogni pagina web è catalogata nei database dei motori di ricerca tenendo conto innanzitutto della o delle keyword per cui è ottimizzata e che – a patto che chi l’abbia creata non abbia cercato di sfruttare tecniche di black hat seo – ne riflettono il contenuto.

Le ricerche effettuate dall’utente utilizzando una parola chiave o una stringa di parole chiave rappresentano, insomma, a tutti gli effetti delle query a cui il motore di ricerca risponde in maniera dinamica fornendo, di volta in volta, solo un certo numero di risultati tra gli innumerevoli a disposizione e secondo un ordine gerarchico che tiene conto di diversi fattori, non solo legati ai contenuti, tra cui l’affidabilità del dominio, la sua accessibilità, la velocità di caricamento delle pagine, ecc.

Cos’è un’analisi SERP e perché è importante per la SEO

Sulla composizione delle SERP incidono numerosi fattori di ranking che, come è noto, i motori di ricerca come Google prendono in considerazione nell’attribuire un valore diverso alle diverse pagine web[1].

Più e meglio una pagina soddisfa parametri come avere un codice HTML ben scritto e che non contenga errori o presentare immagini e altri media leggeri e di facile caricamento, solo per citare due degli aspetti formali che hanno valore agli occhi dei motori di ricerca, più è probabile non solo che quella pagina sia proposta tra i risultati quando un utente effettua una ricerca inerente, ma anche e soprattutto che sia proposta tra i primissimi risultati.

Un’analisi SERP, condotta nell’ambito di una campagna SEO che abbia come obiettivo migliorare il posizionamento del proprio sito web o di sue singole pagine, serve proprio a questo, cioè a rendersi conto delle caratteristiche che hanno le pagine competitor meglio posizionate e, una volta individuati i fattori chiave, a lavorare sulle proprie pagine per riuscire ad aumentarne il ranking e a scalare le primissime posizioni della SERP.

Non si può non considerare, del resto, che generalmente i motori di ricerca come Google o Bing mostrano dieci risultati per pagina per ogni pagina di risultati di ricerca almeno da desktop (dal 2021 Google ha sperimentato, invece, per la ricerca da mobile l’infinite scrolling o continuous scrolling[2] e ha cominciato a mostrare all’utente un numero infinito di risultati, rivoluzionando di fatto il concetto stesso di SERP).

Per anni il mantra è stato che tutto ciò che esiste oltre la prima pagina di risultati di ricerca di Google non esiste: è difficile cioè che gli utenti vadano oltre i primi dieci risultati presentati dal motore di ricerca prima di cliccare su un link e provare a trovare le informazioni di cui hanno bisogno. Quindi, una sorta di obiettivo “zero” di qualsiasi strategia SEO è in sostanza provare a posizionarsi entro i primi dieci risultati della SERP.

I dati più recenti sono meno clementi: al di sotto del terzo risultato della SERP la probabilità che gli utenti aprano il link, misurata tramite un parametro come il click through rate (CTR), è inferiore al 10%[3] e tra il primo e il secondo risultato visualizzati nella pagina dei risultati di ricerca la stessa si dimezza. Non sorprende, così, che sempre più prioritario tra gli obiettivi di una strategia SEO sia diventato l’essere letteralmente primi su Google e sugli altri motori di ricerca.

ctr posizioni SERP

Fonte: FirstPageSage


Quanto la singola risorsa sia ottimizzata da un punto di vista SEO, tenendo conto degli aggiornamenti più recenti degli algoritmi dei motori di ricerca e degli aspetti che gli ultimi premiano di più, incide comunque solo in parte sulle probabilità che la stessa si trovi tra i primi risultati della SERP.

Quando si definiscono “dinamiche” le pagine dei risultati si fa riferimento, infatti, soprattutto al fatto che anche per query dello stesso tipo, cioè per ricerche effettuate utilizzando la stessa parola chiave o lo stesso set di parole chiave, quasi mai le SERP visualizzate da utenti diversi o persino dallo stesso utente su dispositivi diversi sono uguali.

Possono esserci differenze, seppur minime, per esempio sulla posizione in cui si trovano i vari link e, nei casi più evidenti, qualche pagina può essere esclusa dai risultati di ricerca mostrati all’utente: ciò avviene perché anche i motori di ricerca, come qualsiasi altro sito, provano a personalizzare e ottimizzare la customer experience , tenendo conto delle ricerche precedentemente effettuate dall’utente, delle sue abitudini di navigazione, ecc.

Va considerato, ancora, che nel comporre le pagine dei risultati di ricerca Google e gli altri motori di ricerca tengono sempre più conto anche della posizione geografica dell’utente al fine di assicurargli risultati davvero utili e di valore: se effettua ricerche per parole chiave come “farmacia aperta 24 ore su 24” o “trattoria tipica” è molto probabile, infatti, che l’utente sia interessato a trovare questo tipo di servizi nelle immediate vicinanze.

Come sono fatte le search engine results pages

Le pagine dei risultati dei diversi motori di ricerca sono molto cambiate con il passare del tempo, man mano che cambiavano le abitudini digitali degli utenti e servizi come Google si trasformavano in veri e propri ecosistemi da cui, oggi, parte gran parte delle attività ed esperienze in Rete.

Uno dei tratti più evidenti di questo cambiamento è stato il tentativo da parte degli altri motori di ricerca di uniformarsi a Google e di rendere, cioè, le proprie SERP quanto più possibile simili alle SERP di Google allo scopo di garantire agli utenti una certa continuità nell’esperienza di navigazione e nel tentativo, soprattutto, di rincorrere Google nella sua posizione di motore di ricerca più utilizzato a livello globale[4].

Invariata nel tempo, e quando anche si utilizzino motori di ricerca diversi, rimane comunque la centralità dei risultati organici: i motori di ricerca mostrano, cioè, nella porzione – anche visivamente – centrale delle pagine dei risultati quelle risorse che, tenendo conto dei diversi parametri a cui già si è accennato, si rivelano più pertinenti alle ricerche effettuate dagli utenti e secondo un ordine che dovrebbe rispecchiare le probabilità di trovare al loro interno le informazioni a cui si è effettivamente interessati.

I motori di ricerca tendono ad adottare, del resto, un approccio “human-first” che mira a mettere al centro le persone e i loro effettivi bisogni. È tenendo conto degli ultimi che la maggior parte di motori di ricerca permette, per esempio, di filtrare i risultati di ricerca – e ottenere in questo modo SERP leggermente diverse rispetto a quella standard – grazie a strumenti di ricerca avanzata per la selezione dei soli risultati testuali o che permettono di includere tra i risultati anche quelli in lingue diverse dall’italiano, di escludere quelli pubblicati prima di una certa data e via di questo passo. Se previste, come succede su Google, si può filtrare poi la ricerca per categorie come immagini, video, notizie.

Come sono visualizzati nelle SERP i risultati organici

Prendendo come riferimento Google, delle pagine ritenute pertinenti alla ricerca effettuata dall’utente nel corpo della SERP sono in genere visualizzati:

  • il titolo della pagina, come link attivo e cliccabile per essere reindirizzati direttamente al contenuto, con evidenziate in grassetto le parole chiave utilizzate per la ricerca e di un colore diverso se si è già visitata in passato quella pagina (in questo caso viene indicata anche la data dell’ultima visita);
  • l’URL completo della pagina o più raramente il suo breadcrumb, ossia il percorso da seguire sul sito per raggiungerla, con accanto un menù a tendina da cui si può accedere alla copia cache – l’ultima indicizzata dal motore di ricerca – anche nel caso in cui il sito non fosse al momento raggiungibile;
  •  lo snippet, cioè una breve anteprima del contenuto della pagina che in genere coincide con la meta description e più raramente viene generato automaticamente dal motore di ricerca a partire dagli stralci di testo che considera più pertinenti alla ricerca dell’utente, evidenziando anche in questo caso in grassetto le parole chiave se presenti.

Più il gestore del sito è stato capace di condividere con Google dati strutturati di buona qualità, più è probabile che, al posto del semplice snippet, sia visualizzato nella SERP un rich snippet. Si tratta di uno snippet arricchito da dati e informazioni contenuti all’interno della pagina, come valore il medio di eventuali recensioni o il prezzo dei prodotti in promozione, che l’utente può trovare utile conoscere immediatamente e che soprattutto dovrebbero convincerlo a seguire il link. Se l’anteprima del contenuto di una pagina è presentata nella SERP tramite immagini e altri media si parla, più propriamente, di rich result[5].

come vengono visualizzati i risultati nelle SERP di Google

Fonte: Google Guide

Per alcuni risultati organici Google mostra, appena sotto allo snippet, link (i cosiddetti sitelink o minilink) ad altre pagine del sito correlate a quella individuata come più pertinente alla ricerca effettuata dall’utente. Succede più frequentemente con i risultati in prima posizione e l’intento è per molti versi quello di provare a suggerire all’utente risorse che, al di là delle parole chiave utilizzate, siano più affini alle sue reali intenzioni di ricerca: chiunque cerchi su Google “PNRR” potrebbe non essere tanto interessato, infatti, a capire cos’è e cosa prevede il Piano nazionale di ripresa e resilienza quanto a scoprire quali progetti siano finanziabili con i fondi da esso provenienti.

risultato google con minilink

Un risultato visualizzato nella SERP di Google con dei minilink.

Soprattutto per le keyword informazionali Google può fornire anche una risposta diretta alla ricerca dell’utente, qualora possa essere ricavata automaticamente dalle risorse indicizzate.

esempio di risposta diretta su Google

Un esempio di risposta diretta su Google.

In altri casi, quando per esempio è possibile individuare tra le varie pagine indicizzate quella che risponde meglio in assoluto alle richieste dell’utente, Google la visualizza nella SERP nella forma di un risultato zero (anche detto featured snippet) che occupa anche visivamente uno spazio maggiore di quello riservato in genere ai primi risultati e in cui, soprattutto, non è mostrata in anteprima la semplice meta ma la porzione di documento che più coglie l’intent di ricerca.

esempio di risultato zero

Un esempio di risultato zero su Google.

Quali altri elementi vengono visualizzati nella SERP di Google

La stessa SERP di Google è andata incontro nel tempo a numerosi cambiamenti con l’obiettivo in mente, come in parte già si accennava, di ottimizzare l’esperienza utente e soprattutto di rendere Google un ecosistema «liquido» di cui il motore di ricerca è uno dei tanti possibili punti di accesso. Molto pragmaticamente ciò ha significato ridurre lo spazio dedicato nelle pagine dei risultati ai risultati organici per far spazio a numerosi altri elementi. Un momento di svolta fondamentale è stato, in questo senso, l’introduzione nel 2007 della cosiddetta Universal Search[6].

elementi fondamentali di una serp

Com’è fatta una SERP di Google. Fonte: SEMrush

Da allora quando l’utente effettua ricerche per cui ci sono risultati nelle mappe, per esempio, gli stessi vengono visualizzati nella parte più in alto della SERP, prima ancora dei primi risultati organici: come in parte già si accennava, infatti, è probabile che se un utente “cinema con spettacoli in lingua originale” potrebbe essere interessato a trovare direttamente la sala più vicina a sé e, per questo, può trovare più utile consultare direttamente Maps.

risultati nelle mappe Google

Nelle SERP di Google sono spesso visualizzati anche risultati di Maps.

Per chiavi di ricerca come quella appena usata come esempio è molto probabile peraltro che Google visualizzi, ancora in alto nella SERP e prima dei risultati organici, dei risultati avanzati come una tabella riassuntiva della programmazione delle sale più vicine o un carosello tramite cui farsi un’idea dei film in sala.

esempio carosello

A chi faccia una ricerca sui film in sala Google mostra spesso in alto nella SERP un carosello.

Risultati avanzati sono anche quelli che mostrano, in genere nella sezione destra della SERP, le principali informazioni su un libro e, se disponibile, un’anteprima del testo su Google Books nel caso in cui qualcuno googli il titolo.

anteprima Google Books

Per ricerche che hanno come keyword titoli di libri nella colonna destra della SERP di Google vengono mostrate, se disponibili, alcune informazioni provenienti da Google Books.

Nella stessa colonna destra delle pagine dei risultati su Google viene mostrato il cosiddetto knowledge graph, una sorta di scheda riassuntiva originata in automatico e contenente le principali informazioni recuperate dal motore di ricerca sull’argomento in questione, che siano la biografia di un personaggio famoso o le statistiche di una squadra di calcio.

knowledge graph SERP Google

Un esempio di scheda riassuntiva composta in automatico da Google e visualizzata nella colonna destra della SERP per ricerche con keyword informazionali.

Per ricerche con keyword transazionali, invece, non è raro che Google mostri in alto nella SERP direttamente i risultati di Google Shopping nell’ipotesi che chiunque googli “nike air jordan dior” possa essere interessato ad acquistare l’edizione limitata delle scarpe Nike Jordan firmate da Dior.

esempio risultato google shopping

Se le keyword sono keyword transizionali Google può mostrare in alto nella SERP risultati provenienti da Google Shopping.

Tra gli altri elementi che possono essere visualizzati nella SERP di Google c’è, ancora, il box “Le persone hanno chiesto anche”: è per molti versi simile a quello delle ricerche correlate, tranne che per il fatto che non è visualizzato alla fine della pagina di ricerca ma inframmezzato ai risultati di ricerca e serve per affinare la query inziale dell’utente suggerendogli particolari aspetti dell’argomento in questione che potrebbero interessargli più di altri.

box le persone hanno chiesto anche SERP

Il box “Le persone hanno chiesto anche” visualizza una serie di ricerche correlate alle parole chiave usate per la ricerca.

Particolari parole chiave possono attivare visualizzazioni altrettanto particolari delle SERP di Google: se le risorse più pertinenti alle richieste degli utenti provengono da Twitter o altri social, per esempio, possono essere visualizzati direttamente in anteprima i post in questione oppure, se la ricerca porta a risultati migliori se effettuata utilizzando i motori di ricerca interni di altri servizi, come LinkedIn per le ricerche di annunci di lavoro, può essere visualizzata direttamente nella pagina dei risultati della ricerca originaria la barra di ricerca degli ultimi.

Quando le parole chiave digitate dall’utente sono quelle su cui sono settate delle campagne Google Ads nella parte in alto della SERP Google, ancora una volta prima dei primi risultati organici, vengono visualizzati i risultati a pagamento: non sono in genere in numero maggiore di quattro e sono contraddistinti dall’etichetta “Ann.” che ne chiarisce la natura commerciale (in passato a distinguerli ancora di più dai risultati organici era uno sfondo giallo o verde che, rendendoli più visibili, aumentava per altro la percentuale di click ottimizzando gli investimenti sea ).

paid result SERP Google

In alto nelle SERP di Google, contraddistinti da apposite etichette, sono visualizzati i risultati a pagamento. Fonte: Ahrefs

Su Google, così come sulla maggior parte degli altri motori di ricerca, le SERP si concludono con

  • suggerimenti sulle ricerche correlate o con l’opzione “Vedi risultati per”, più comunemente visualizzata in cima alla pagina dei risultati quando non è stato possibile per il motore di ricerca trovare risorse pertinenti con le parole chiave digitate dagli utenti o le stesse contengano errori e refusi;
  • una sorta di contatore, anche questo più spesso visualizzato all’inizio della SERP, che stima la quantità di risultati selezionati da Google e in quanto tempo ha risposto alla richiesta dell’utente;
  • lo strumento che permette di passare alle pagine di ricerca successive alla prima;
  • un disclaimer nel caso in cui ci siano stati risultati esclusi dalla SERP in rispetto alle normative europee in materia di privacy e diritto all’oblio.
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