Giovedì 22 Ottobre 2020
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Social media

Definizione di Social media

Con l'espressione "Social media" si fa riferimento a tutti quei mezzi di comunicazione che rendono possibile creazione, condivisione e scambio di contenuti generati dagli utenti attraverso l'uso di piattaforme web-based.

Social media

I social media non sono solo piattaforme attraverso cui condividere post su Instagram o seguire influencer e personaggi famosi, ma sono anche community per la creazione di contenuti, luoghi d’incontro virtuali, forum di discussione, così come strumenti da utilizzare all’interno di una più ampia strategia di marketing e advertising.

Che cosa sono i social media e in cosa si differenziano dai media tradizionali?

Ad oggi la definizione più nota accreditata è quella proposta da Andreas Kaplan e Michael Haenlein all’interno dell’articolo “Users of the world, unite! The challenges and opportunities of social media“. Gli autori definiscono i media sociali come «un gruppo di applicazioni internet-based che costituiscono i fondamenti ideologici e tecnologici del web 2.0 e che consentono la creazione e lo scambio di user-generated content». La caratteristica principale è quindi la loro orizzontalità nella creazione e diffusione dei contenuti che si contrappone alla verticalità dei classici mass media.

A differenza dei media tradizionali, infatti, nei media sociali tutti i soggetti sono al medesimo livello. Le stesse aziende non hanno più potere né controllo sui contenuti prodotti dagli utenti, ma costituiscono un nodo di una rete più ampia. Con l’avvento dei social media cambiano non solo i classici ruoli della comunicazione, ma anche le modalità di comunicazione: non si parla più di un messaggio unilaterale di tipo “one to many” o “broadcasting”, ma di un messaggio multidirezionale del tipo “many to many” o “peer to peer”. Il “monologo” diventa un “dialogo” tra utenti, media e aziende, emittente e ricevente si alternano in un flusso continuo di ruoli, ma privo di gerarchie.

Il potere dirompente dei media sociali

A cambiare però non sono solo le abitudini e la dieta mediatica dei consumatori. La nascita dei social media – con tutte le dinamiche annesse – ha rivoluzionato molti dei tanti aspetti che caratterizzano la nostra società. Non solo quelli pratici e tecnologi, ma anche i paradigmi comunicativi, le dinamiche sociali fino ad arrivare ai singoli equilibri di potere che sono stati stravolti dall’ingresso di nuovi soggetti che si affiancano – e in alcuni casi sostituiscono – a quelli tradizionali. Come sottolinea il sociologo Fausto Colombo, all’interno de “Il potere socievole (2013), «due nuovi soggetti sono diventati parte attiva del potere aggiungendosi a quello detenuto dalle istituzioni tradizionali: le agenzie non istituzionali che operano su Internet e gli stessi utenti», protagonisti iperconnessi di questi nuovi equilibri. Il che, associato all’elevata accessibilità, alla velocità di diffusione dell’informazione e ai costi decisamente contenuti, ha condotto a una vera e propria democratizzazione del mezzo stesso. L’emergere di nuove tecnologie alla portata di tutti e di una rete Internet accessibile, infatti, ha trasformato gli utenti da meri fruitori di contenuti a produttori attivi degli stessi: tutti possono creare nuovi contenuti che chiunque può modificare, condividere e distribuire a proprio piacimento.

Tuttavia, per quanto l’avvento dei media sociali abbia condotto a cambiamenti perlopiù positivi della nostra società, non sono da sottovalutare le conseguenze negative. Riprendendo quanto afferma Fausto Colombo, se è vero che i social media permettono di soddisfare in modo rapido e gratuito tutta una serie di bisogni, è anche vero che la soddisfazione di tali bisogni è controbilanciata dalla cessione di informazioni personali che non sempre è sotto il controllo diretto dell’utente. Ai rischi per la privacy si aggiungono poi i rischi legati alla pressione sociale a cui l’utente è costantemente sottoposto così come quelli legati alle nuove forme di dipendenza digitale, solo per voler citare qualche esempio.

Differenza tra social media e social network

Quando si parla di social media, l’associazione più comune è sicuramente quella con i social network. In realtà i social network costituiscono solo una parte del vasto universo dei media sociali composto da tantissime piattaforme diverse tra loro. Questo perché, se è vero che un social network è di sicuro un medium sociale, non è detto che sia sempre vero il contrario: i social network, infatti, non rappresentano solo un mezzo attraverso cui condividere e creare contenuti ma una vera e propria rete di persone, connesse, organizzate tra loro e accomunate da interessi comuni di varia natura.

Per chiarire ulteriormente la differenza, come spiega Andrea Ceron in “Social media e sentiment analysis“, affinché un medium sociale possa essere definito un social network deve rispettare tre caratteristiche fondamentali:

  • deve prevedere degli utenti specifici, cioè persone o organizzazioni che hanno creato un profilo specifico per accedere al network;
  • gli utenti registrati devono essere collegati tra loro attraverso un legame che può essere simmetrico o asimmetrico;
  • gli utenti registrati devono avere la possibilità di comunicare in modo interattivo.

Insomma, la differenza tra media sociali e social network non è poi così sottile come si potrebbe erroneamente pensare. In sintesi, i social media sono mezzi attraverso cui condividere contenuti, mentre un social network è un particolare tipo di medium all’interno del quale nasce e cresce una community sulla base di un interesse comune.

Quali sono i media sociali più importanti?

Se non tutti i social media sono social network, verrebbe spontaneo chiedersi cos’altro rientra sotto tale definizione.

Classificazione dei social media

La classificazione dei social media (Kaplan e Haenlein, 2010).

In una famosa matrice, Kaplan e Haenlein (in “Users of the world unite! The challenges and opportunities of social media“, 2010) provano a classificare i media sociali sulla base di due gruppi e quattro variabili: il tipo d’interazione tra gli utenti, la quantità di informazioni che può essere trasmessa in un certo lasso di tempo, il tipo di presentazione che l’utente può dare di sé e la quantità di informazioni personali richieste.

Nel dettaglio, dunque, gli autori distinguono sotto la voce “social media” ben sei diverse tipologie:

  • collaborative project: sono siti web che consentono la creazione simultanea di contenuti da parte degli utenti. Sono caratterizzati da un livello di informazioni richieste basso e da un’interazione tra gli utenti quasi inesistente. L’esempio classico è Wikipedia;
  • blog e microblog: sono stati tra le prime forme di social media, sostituendosi alle pagine web personali. Rispetto ai collaborative project permettono un livello di interazione maggiore attraverso la possibilità di commentare i post, come accade con WordPress;
  • content community: sono piattaforme che consentono la condivisione di contenuti tra gli utenti, non richiedono informazioni personali dettagliate né tantomeno la creazione di un profilo. Un esempio tra tutti è YouTube;
  • social network site: è la categoria che maggiormente genera confusione. Rappresentano tutte quelle piattaforme in cui un utente può creare il proprio profilo personale, interagire con gli altri utenti attraverso la messaggistica istantanea e condividere contenuti di vario tipo;
  • virtual world: sono piattaforme in cui gli utenti possono interagire tra loro assumendo la forma di un avatar in un mondo simulato e si dividono in “virtual game world” e “virtual social world”. A titolo di esempio, si pensi al noto videogame Fortnite o al mondo virtuale di Second Life.

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