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Supply chain

Definizione di Supply chain

La Supply chain è un insieme di processi che sono finalizzati a portare sul mercato un prodotto o servizio, trasferendolo dal fornitore fino al cliente. Tradotta in italiano come "catena di approvvigionamento", la supply chain si compone di quattro anelli principali: approvvigionamento, produzione, distribuzione, vendita.

Significato di supply chain

La supply chain è una struttura complessa che varia a seconda del settore di competenza. È possibile descriverla come un network di persone, organizzazioni, risorse, attività e tecnologie che concorrono alla messa in vendita di un prodotto. Di conseguenza, questo network è suddiviso in diversi processi che vanno dall’approvvigionamento delle risorse ai meccanismi di produzione, fino ad arrivare alla logistica distributiva che consente di rendere il prodotto acquistabile.

Gli anelli della supply chain

Gli anelli della supply chain sono definibili come le singole fasi che vanno a comporre l’intera catena di approvvigionamento.

Anelli della supply chain. Immagine realizzata da Inside Marketing

È possibile individuare negli anelli della supply chain tre macroprocessi, a loro volta suddivisibili in processi minori, che permettono al prodotto di giungere alla fase di vendita.

  • Approvvigionamento: riguarda tutti quei processi che fanno sì che le materie prime raggiungano gli impianti di produzione. In questa fase si inserisce il concetto di “just In time” che prevede di predisporre del materiale necessario alla produzione senza incorrere in sprechi o esuberi di magazzino;
  • produzione: è l’attività di trasformazione delle materie ottenute nella fase di approvvigionamento nel bene necessario a soddisfare la richiesta di mercato. In questa fase è centrale il concetto di lean production (in italiano “produzione snella”), un metodo di produzione sistematico che punta a eliminare gli sprechi all’interno del sistema di produzione;
  • distribuzione : comprende tutte le operazioni di magazzino e logistica che permettono al bene di essere spostato da un punto all’altro della catena per poi finire alle aziende distributrici (grossisti, dettaglianti, piattaforme digitali di ecommerce ).
  • vendita: le aziende distributrici rappresentano canali di vendita attraverso i quali i beni vengono resi disponibili ai consumatori per l’acquisto.

Un concetto affine è quello di value chain , ossia catena del valore. Il valore di un prodotto dipende da quanti anelli della catena esso attraversa prima di giungere alla vendita: più anelli della catena attraversa, più valore esso accumula[1].

Supply chain 4.0

Nella società della “iperconnessione”, dove oggetti e persone risultano sempre più connessi alle tecnologie digitali e i confini tra realtà online e offline sono sempre più sfumati, il concetto di supply chain 4.0 emerge come inevitabile evoluzione della catena di approvvigionamento verso un modello più automatizzato e interconnesso.

La supply chain 4.0, infatti, presenta nuovi metodi, tecniche e sistemi informativi che supportano il coordinamento e l’ottimizzazione dei processi tra i vari anelli della catena, la riduzione dei costi operativi e l’emergere di servizi e processi aziendali completamente nuovi[2].

Il processo che permette di passare alla fase 4.0 della supply chain si avvale dell’implementazione di tecnologie quali AI, big data , robotica, blockchain , automazione dei processi, machine learning, IoT, martech, ecc. In sostanza si tratta di tutte le tecnologie che hanno a che fare con innovazioni dell’industria 4.0 e analytics.

Grazie all’utilizzo di questi metodi, la supply chain 4.0 punta non solo a ottimizzare l’efficienza dei processi, ma anche a migliorare l’esperienza per il cliente finale[3]. La digitalizzazione, infatti, permette alle aziende di andare incontro alle nuove esigenze e alle aspettative dei consumatori; i software di analisi e i meccanismi di automazione consentono di prevenire gli errori, velocizzare i tempi di consegna e ottimizzare le comunicazioni tra cliente e fornitore (attraverso, per esempio, la tracciabilità dell’ordine). Pertanto, la supply chain 4.0 ha un’influenza diretta sulla customer experience e crea nuove opportunità per le aziende di aumentare la customer satisfaction .

Differenza tra supply chain e logistica

La supply chain riguarda tutte le fasi che un prodotto attraversa dalla sua produzione alla vendita. La logistica, invece, è una parte della supply chain che riguarda nello specifico i servizi di trasporto che consentono lo spostamento del prodotto da un anello all’altro della catena. I processi logistici si definiscono inbound – e riguardano acquisto, stoccaggio e trasporto delle merci verso gli impianti di produzione – o outbound – e riguardano invece imballaggio e distribuzione dei prodotti destinati ai consumatori – e possono essere in parte o totalmente affidati ad aziende esterne (si parla in questo caso di outsurcing logistico, ossia esternalizzazione della logistica).

Pertanto, la logistica è una parte fondamentale della catena di approvvigionamento che permette la gestione strategica dei flussi di merci in modo che questi ultimi si trovino nel posto giusto al momento giusto rispetto alle necessità aziendali.

Supply chain management (SCM)

Gestire la catena di approvvigionamento significa controllare sinergicamente non soltanto i flussi di merci ma anche i flussi di informazioni e i flussi finanziari che si generano nel rapporto tra fornitore e produttore, grossista e rivenditore e nel rapporto con il consumatore. La gestione di questi flussi è affidata al supply chain management (SCM) che si occupa di tutte le attività di coordinamento e gestione dei diversi anelli della catena al fine di ottimizzare i processi.

Il SCM, perciò, è l’insieme di metodologie gestionali necessarie a gestire in modo efficiente l’intera catena di approvvigionamento[4].

Il fine principale è quello di snellire la produzione e minimizzare gli sprechi, ma sta diventando sempre più centrale anche la gestione del rapporto con il cliente finale. Pertanto, un altro ruolo fondamentale del SCM è quello di migliorare i servizi dedicati al cliente durante tutto il ciclo di vita del prodotto.

I consumatori della società contemporanea non danno importanza soltanto al prodotto finale ma a tutto il customer journey che li ha condotti fino all’acquisto, che deve essere appunto fluido e seguire i principi di una strategia omnicanale. I clienti hanno alte aspettative e ricercano una soddisfazione immediata; vogliono esperienze personalizzate (offerte e prodotti su misura), una erogazione efficiente (consegne veloci, tracciabilità), una comunicazione trasparente e reattiva, sono attenti alla convenienza e alla responsabilità sociale delle imprese (packaging sostenibili, impatto ambientale, ecc.). L’importanza del cliente è talmente centrale che, per ridurre i rischi e aumentare la resilienza, le aziende devono puntare a erigere la supply chain sulla base delle esigenze del consumatore appunto[5]. Di conseguenza, non soltanto vanno gestiti i servizi a lui dedicati, ma tutta la strategia di gestione e ottimizzazione dei processi della catena di approvvigionamento va costruita partendo dall’analisi e dalla comprensione delle sue aspettative.

Sette principi fondamentali del supply chain management

Nel 1997 sulla rivista Supply Chain Management Review[6] è stato pubblicato un articolo, uscito poi anche nel 2007, dal titolo “The Seven Principles of Supply Chain Management”[7], ripubblicato ancora nel 2010 e poi nuovamente nel 2013. A distanza di anni, tale articolo si rivela ancora attuale nel definire e riassumere le attività fondamentali del SCM. I principi individuati dagli autori possono essere sintetizzati in sette punti.

  1. segmentare i clienti in gruppi distinti e adattare la supply chain ai diversi segmenti per aumentare la profittabilità.
  2. adattare il processo logistico e distributivo alle necessità dei diversi segmenti di clientela.
  3. ascoltare i segnali dei mercati e pianificare la produzione in base alle previsioni, in modo da garantire un’allocazione ottimale delle risorse.
  4. ritardare la differenziazione del prodotto, seguendo il “postponement principle” o “delayed differentiation” (la differenziazione ritardata o posticipata è un concetto secondo cui il processo di produzione inizia realizzando un prodotto generico che viene poi differenziato in un prodotto finale specifico quando viene effettuato un ordine dal cliente).
  5. gestire le fonti di approvvigionamento in modo strategico portando a ridurre i costi totali dei materiali e dei servizi (procedendo con un esempio concreto, si tratta di creare relazioni strategiche con i fornitori e le altre aziende coinvolte nella catena e adottare una visione olistica volta a ridurre i costi globali della supply chain nell’ottica di un rapporto di tipo win-win).
  6. sviluppare un sistema ICT che consenta di avere una chiara visione del flusso di materiali, informazioni e servizi.
  7. adottare misure di performance condivise tra i diversi anelli della catena al fine di valutare il successo collettivo nell’arrivare al cliente finale in modo efficace ed efficiente.

Tali principi hanno la funzione di guidare il SCM al raggiungimento degli obiettivi in termini di ottimizzazione dei processi, riduzione dei costi e soddisfazione del cliente.

Note
  1. Porter M.E. (2001), The value chain and competitive advantage, in «Understanding business processes», 2, pp. 50-66.
  2. Aktas E., Bourlakis M., Minis I., Zeimpekis V. (2021), Supply Chain 4.0: Improving Supply Chains with Analytics and Industry 4.0 Technologies, Kogan Page Publishers
  3. McKinsey
  4. Mentzer J.T., DeWitt W., Keebler J.S., Min S.H., Nix N.W., Smith C.D., Zacharia Z.G. (2001), Defining supply chain management, in «Journal of Business Logistics», 22, pp. 1-25.
  5. McKinsey
  6. Supply Chain Management Review
  7. Anderson D.L., Britt F.F., Favre, D.J. (2007), The 7 principles of supply chain management, in «Supply Chain Management Review», 11(3), pp. 41-46.

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