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Tweet bombing

Significato di Tweet bombing

Tweet bombing significato Quella di Tweet bombing è un’operazione che consiste nel pubblicare in poco tempo un gran numero di tweet su un determinato argomento o contenenti un determinato hashtag in modo da far entrare gli ultimi tra i trending topic più discussi della giornata.

Cos’è il tweet bombing e come funziona

Il tweet bombing può essere considerato una forma di framing : «un massiccio numero di tweet indirizzati a uno specifico obiettivo, in un breve lasso di tempo» – qual è la definizione di tweetbomb che dà l’Urban Dictionary – non può fare altro che falsare la percezione che si ha del tema in questione, facendolo apparire come molto più discusso e da parte di un numero molto più grande di persone e per questo molto più rilevante di quanto lo sia realmente. Con un’operazione di tweet bombing, in altre parole, si riesce nell’obiettivo primario di dare una rilevanza fake a un argomento, una tesi, una posizione, specie se controversa o divisiva, e nel tempo non è mancato chi ha riconosciuto proprio nella fake relevance una forma di manipolazione delle informazioni e preludio alla post-verità.

Non è un caso che, ad oggi e nonostante le origini, il tweet bombing sia considerato alla stregua delle campagne di disinformazione online che coinvolgono hater, troll, reti di profili fake con l’obiettivo di nuocere alla reputazione di un personaggio pubblico, interferire su momenti e decisioni cruciali per la vita pubblica di un paese o distogliere l’attenzione da uno o più temi e dirottarla su altri.

Esempi di tweet bombing dalla comunicazione politica e non solo

La prima volta il concetto di tweet bombing fu utilizzato nel 2008 durante il dibattito in America sulle trivellazioni offshore, quando una rete di account Twitter vicini alle posizioni repubblicane propose di usare massivamente l’ hashtag #dontgo per dirsi sfavorevoli e per dare soprattutto l’impressione che ci fosse una larga fetta dell’opinione pubblica americana sfavorevole alla dismissione delle piattaforme petrolifere americane[1].

L’anno successivo un’iniziativa simile di tweet boombing fu organizzata in segno di solidarietà a Hillary Clinton dopo lo scandalo della pubblicazione da parte di The Washington Post di una serie di email private.

Più volte, negli anni a venire, diversi staff e responsabili della comunicazione di politici hanno provato a indirizzare il dibattito pubblico proprio invitando sostenitori e simpatizzanti a usare ripetutamente un hashtag nei propri tweet o a menzionare determinati account nel tentativo di portare sotto ai riflettori un particolare tema rilevante o di avanzare una richiesta. Lo ha fatto nel 2011 lo staff di Barack Obama sollecitando gli utenti Twitter a menzionare i membri del Congresso per chiedere loro conto di come si stessero impegnando alla risoluzione del debito pubblico americano. Il dubbio è che lo abbia fatto più di recente, durante l’elezione del nuovo presidente della Repubblicana italiana, una parte dello staff del M5S per sollecitare le dimissioni di Luigi Di Maio (l’hashtag da portare in tendenza su Twitter era proprio #DiMaioOut[2]) in seguito a una spaccatura interna al movimento, con una mossa non del tutto chiara e che non escluderebbe il coinvolgimento di una rete di bot e account fake.

Tweet bomb: una forma di attivismo digitale o spam?

Il tweet bombing può essere tanto un’espressione di quello slacktivism che ha trovato negli ambienti digitali suo setting prediletto e che contempla, cioè, come possibile forma di partecipazione e attivismo politico anche il semplice twittare compulsivamente su un tema, utilizzando un determinato hashtag o menzionando determinati account, quanto – a volte contemporaneamente – una forma di manipolazione del discorso pubblico.

Con le altre campagne di manipolazione dell’informazione online passate alla cronaca recente – quella delle elezioni presidenziali americane del 2016, solo per fare l’esempio più immediato – il tweet bombing ha in comune soprattutto la possibilità di spingere artificiosamente un hashtag o un argomento tra i trending topic assoldando al bisogno una rete di account finti, collegati a bot o riconducibili a un unico gestore: quando questo avviene è possibile accorgersene in genere dal fatto che si tratta di account stranieri che improvvisamente cominciano a pubblicare su questioni prettamente di politica interna, come lo sono appunto le divisioni all’interno di un partito di maggioranza; spesso lo fanno con un ritmo di pubblicazione piuttosto sostenuto dopo altrettanto lunghi periodi di inattività o sostenendo posizioni così variabili che è evidente che si tratti di account fake; spesso mancano di bio o di immagine del profilo; non di rado, che siano o meno gestititi da una click farm , sono account riciclati nell’ambito di diverse operazioni di tweet bomb.

Con le altre forme di tweetstorm , in altre parole, il tweet bombing ha in comune l’essere sempre un’operazione pianificata strategicamente in vista di un preciso obiettivo preciso.

Tweet bombing vs Twitterbombing

Solo a volte l’obiettivo è disturbare una discussione o una conversazione riguardo a un ben preciso argomento che sta già avvenendo su Twitter, facendolo con messaggi ironici o insensati ed evidentemente contrari alle posizioni fin lì espresse dagli altri partecipanti. In questo caso, come precisa lo Urban Dictionary, quando la condivisione compulsiva di messaggi da parte di un solo account o di più account ha l’obiettivo di «inquinare lo stream di tweet […] legati a un hashtag»[3] o a un argomento precisi, più che di tweet bombing si parla di Twitterbomb e l’obiettivo ultimo è di fatto molto simile a quello del Wikibombing o del Googlebombing e cioè, volendo semplificare, provare a ridurre la popolarità e la risonanza di determinati messaggi o posizioni.


Sebbene siano pensate dai frequentatori più assidui della Rete quasi sempre come forme di attivismo digitale, le iniziative di tweet bombing rischiano di essere considerate spamming, specie se prevedono la condivisione continua e ripetitiva dello stesso messaggio da parte di un numero ridotto di account. La maggior parte delle piattaforme digitali ha policy chiare, infatti, sui contenuti ripetitivi, controversi o segnalati dagli utenti e non di rado è intervenuta a smantellare reti di account fake o impegnate in attività sospette come rischiano di apparire tweet bomb e tweetstorm.

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