Venerdì 18 Ottobre 2019

Wardrobing

Definizione di Wardrobing

Wardrobing

Il Wardrobing è una tipologia di reso fraudolento che consiste nell'acquistare un bene - come per esempio un capo di abbigliamento o un accessorio di moda -, utilizzarlo e poi riportarlo in negozio per ottenere il rimborso totale, cercando di nascondere eventuali segni di utilizzo.


wardrobing: significato e caratteristiche del fenomeno

Esistono diverse tipologie di resi fraudolenti, come per esempio i resi di prodotti come macchine fotografiche o cellulari, acquistati per essere utilizzati per un fine specifico e restituiti successivamente, con richiesta di rimborso. Un altro tipo si verifica quando un cliente acquista un bene molto costoso o di lusso per poi restituirlo e presentando in realtà un bene contraffatto. Pratiche simili sono particolarmente diffuse nel settore della moda dove i trend, in continuo cambiamento, inducono molti amanti del fashion a trovare maniere alternative (e spesso poco etiche) per tenersi al passo con le nuove tendenze.

Il termine “wardrobing” infatti rimanda al sostantivo inglese “wardrobe” che significa “guardaroba” e ha a che fare, nello specifico, con il mondo del fashion retail. Il fenomeno in questione è diventato molto diffuso negli ultimi anni, provocando enormi danni all’industria della moda.

Il wardrobing, comunque, è una pratica particolarmente diffusa nel mondo dell’eCommerce: in questo caso il cliente che acquista online evita la situazione di potenziale disagio che si potrebbe creare al momento della restituzione del bene usato in negozio proprio perché non c’è interazione diretta con un venditore.

Alcuni studi hanno messo in luce le abitudini dei soggetti che hanno confessato la pratica del wardrobing. Una ricerca di Mintel riportata da Bloomberg, nello specifico, rivela che un consumatore su cinque nel Regno Unito effettuerebbe resi fraudolenti, cosa che mette in evidenza la portata del fenomeno nel paese in questione. Secondo un altro sondaggio, condotto da ReBOUND su 2000 acquirenti e 200 venditori sempre nel Regno Unito, la generazione dei Millennials sarebbe quella che tenderebbe maggiormente a questo tipo di pratica: il 21% degli intervistati, infatti, ha ammesso di restituire prodotti utilizzati. Tale pratica, comunque, viene monitorata da diversi anni e già nel 2013 uno studio di VoucherCodes.co.uk aveva messo in evidenza come le donne ne facessero ampio uso: una donna su sei ammetteva di acquistare vestiti, usarli e poi restituirli. Secondo la stessa ricerca, per una donna su dieci tale pratica fraudolenta era diventata un’abitudine. Come riferito da Anita Naik, consumer editor di VoucherCodes.co.uk, al Daily Mail, le donne proverebbero sensi di colpa nell’effettuare questi resi (varrebbe per circa il 40% di loro), ma la pressione del dover avere un abbigliamento adeguato per occasioni importanti renderebbe la pratica di wardrobing l’unica alternativa per risparmiare soldi. Sembra che in particolare in occasione di matrimoni oppure colloqui di lavoro vengano acquistati capi d’abbigliamento che poi vengono restituiti dopo il loro utilizzo.

Esempio di etichetta con spilla da balia, facilmente rimovibile. Fonte: Pinterest. Wardrobing

Esempio di etichetta con spilla da balia, facilmente rimovibile. Fonte: Pinterest

La ricerca in questione, anche se basata su un campione abbastanza piccolo (1000 donne inglesi), ha messo in evidenza gli aspetti che caratterizzano questa pratica scorretta e anche e soprattutto i consumatori “più esperti“: alcune donne (il 9%), infatti, avrebbero ammesso di cercare in negozio capi con un’etichetta apposta con spille da balia, in modo da poterle rimuovere e/o sostituire facilmente; inoltre alcune di loro (una su venti) spruzzerebbero spray profumato prima di restituire il capo.

COME le aziende combattono IL FENOMENO DEl wardrobing?

Molte aziende hanno deciso di adottare delle misure atte a contrastare questo genere di pratica. E se c’è chi prova a reagire con ironia e comicità – come ha fatto Diesel nella campagna “Enjoy before returning” –, diverse attività hanno deciso di reagire in maniera rigida per cercare di dissuadere le persone dall’effettuare questa pratica e combattere così questo fenomeno.

“Shark tag” di Alpha High Tech Solutions
usato per combattere il wardrobing. Fonte: Alpha High Tech Solutions

Alpha High Tech Solutions, per esempio, propone gli shark tag ossia delle mollette rosse che vengono incastrate nelle zone più visibili dei capi di abbigliamento acquistati: per essere rimosso senza danneggiare il capo, lo shark tag deve essere tagliato a casa, dal cliente, seguendo istruzioni precise; inoltre, una volta rimosso, non può essere rimesso e, senza di esso, il capo non può essere restituito.

Sistema usato nei negozi Bloomingdale’s per combattere la pratica di wardrobing. Fonte: kimbonotkimmy

Una misura simile è stata adottata dalla catena di department store americana Bloomingdale’s, che ha posizionato una etichetta di colore nero sui capi più costosi.

Altri brand rinomati hanno deciso adottare regole più severe nei confronti di chi cerca di aggirare le politiche di reso aziendali. Come riportato dal Daily Mail, i consumatori che acquistano online in negozi come Victoria’s Secret potrebbero essere inseriti in una blacklist sulla base dello storico di resi effettuati e, a seconda dei dati raccolti, i loro resi futuri potrebbero non essere resi possibili.

Invece Sephora ha dichiarato a Insider di utilizzare il sistema di The Retail Equation per monitorare i resi che vengono effettuati senza scontrino o prova di acquisto, allo scopo di evitare che alcuni clienti approfittino della politica di restituzione del brand e di avvisarli se viene riscontrato un numero di resi eccessivo.

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