Mercoledì 08 Luglio 2020

Workaholism

Definizione di Workaholism

Workaholism

"Workaholism" è un termine usato per indicare il bisogno continuo di lavorare e una tendenza a pensare continuamente al proprio lavoro. Si tratta tuttavia di una pulsione che si manifesta in maniera indipendente rispetto alle condizioni, ai vincoli lavorativi o alle reali richieste da parte del datore o a effettivi bisogni di tipo economico.


significato di workaholism e sintomi

Anche noto come “dipendenza da lavoro” (o work addiction), il termine inglese “workaholism” viene utilizzato per indicare un bisogno irrefrenabile di lavorare o comunque la tendenza a concentrarsi o a pensare in maniera eccessiva alla vita professionale, al punto da trascurare eventuali conseguenze negative che le proprie abitudini di lavoro possono avere sulla vita personale.

L’Enciclopedia Britannica spiega che i soggetti che hanno questa dipendenza trascorrono un numero eccessivo di ore al lavoro, che vanno al di là delle effettive richieste del datore e che non sono nemmeno connesse a delle necessità economiche. Il termine è stato coniato dallo psicologo Wayne Oates che nel libro “Confessions of a workaholic: the facts about work addiction“, pubblicato nel 1971, l’ha utilizzato per descrivere «la compulsione o il bisogno incontrollabile di lavorare incessantemente».

Associato a questo termine c’è il vocabolo “workaholic“, usato per riferirsi al soggetto che presenta questo tipo di atteggiamento, ovvero qualcuno che pensa continuamente al proprio lavoro e alle mansioni da svolgere.

Da notare che non si tratta di un atteggiamento che esprime coinvolgimento o grande impegno nei confronti del proprio lavoro, come fa notare Malissa A. Clark, professore associato di Psicologia e direttrice del laboratorio “Work and Family Experience Research” dell’Università della Georgia. L’esperta ha fatto riferimento ad alcune caratteristiche o tendenze che di solito accomunano gli individui detti “workaholic“. Tra queste è possibile menzionare la sensazione di essere costretti a lavorare, causata da una forte pulsione o da tensioni (interne) avvertite dagli individui, da un numero di ore di lavoro significativamente superiore a quanto effettivamente richiesto o dalle reali necessità economiche. Infine, questi individui tendono ad avere abitudini di lavoro eccessive, trascurando le eventuali conseguenze negative che esse possono avere sui rapporti familiari e interpersonali e persino sulla propria salute.

IL workaholism è accettabile o meno? Conseguenze e rischi

In un articolo pubblicato sul sito dell’American Psychological Association, Malissa Clark fa riferimento al dibattito sull’argomento, analizzando le opinioni contrastanti che vedono questo fenomeno come qualcosa di positivo o di negativo.

Effettivamente, diversi autori associano questa tendenza a degli effetti ritenuti positivi, tra cui soprattutto la soddisfazione professionale e il successo in ambito lavorativo: nell’articolo “The positive wellbeing aspects of workaholism in cross cultural perspective“, Yehuda Baruch sostiene che il fenomeno può essere «costruttivo e generare risultatipositivi per individui, organizzazioni e società». Egli spiega inoltre che questa pulsione è associata al cosiddetto “eustress”, ossia a una forma di stress positivo o piacevole e ad alte performance lavorative.

Coerentemente con l’opinione di Baruch, sembra che questa tendenza sia benaccetta e anche comune a diverse culture: nel capitolo 9 di “In flourishing in life, work and careers: individual wellbeing and career”, Asiz e Vitiello spiegano che il workaholism è attualmente abbastanza radicato nell’America del Nord, essendo spesso visto come qualcosa di positivo e persino come un prerequisito per il successo: «i workaholic vengono visti come dipendenti che lavorano duro e che sono devoti alle proprie carriere», spiegano gli autori. Essi sostengono che questa necessità incontrollabile di lavorare possa però avere effetti molto negativi non solo sul soggetto ma sulle persone che lo circondano, così come sull’ambiente di lavoro, «quindi non deve essere ritenuto un modo di vivere accettabile».

Allo stesso modo, altri autori si sono pronunciati sui potenziali effetti nefasti del workaholism, collegati i particolare alla salute psicofisica dell’individuo e ai rapporti interpersonali. Malissa Clark sottolinea la connessione tra il workaholism e lo stress causato dal lavoro e tra la difficoltà a trovare un equilibrio tra vita personale e lavorativa e la sindrome di burnout .

Dall’analisi condotta dalla psicologa attraverso studi e ricerche sul tema, l’esperta è arrivata alla conclusione che il workaholism non è collegato in maniera rilevante alla performance dei dipendenti: nonostante questi soggetti trascorrano più ore pensando al lavoro o lavorando di più rispetto alla media dei dipendenti, questo coinvolgimento eccessivo non ha necessariamente degli effetti positivi sulla loro performance lavorativa.

È possibile far riferimento ad alcune conseguenze sul business, derivanti dalla presenza di lavoratori con queste abitudini: manager o lavoratori in posizioni apicali, considerati workaholic, potrebbero tendere ad avere standard di lavoro poco realistici, fissando così obiettivi, per i lavoratori subordinati, impossibili da raggiungere, finendo per creare situazioni di tensione, stress, conflitto e demotivazione tra i dipendenti che non riescono a soddisfare queste aspettative.

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