Il CEO di Userfarm, guru del crowdsourcing

Bruno Pellegrini, nel racconto di esperienze lavorative passate e di quelle attuali con Userfarm, lascia qualche consiglio agli studenti in comunicazione

Il CEO di Userfarm, guru del crowdsourcing

Userfarm è una video crowdsourcing company. Il termine crowdsourcing è stato coniato da Jeff Howe unendo le parole “crowd” e “outsourcing” ed è stato ufficialmente inserito nel dizionario Merriam-Webster solo nel 2011.
Tra i guru del crowdsourcing c’è proprio il CEO di Userfarm, Bruno Pellegrini, che ha rilasciato un’intervista per Inside Marketing a seguito della sua partecipazione al Social Case History Forum, tenutosi il 20 marzo, dove ha presentato i risultati di recenti collaborazioni. Le collaborazioni di Userfarm sono infatti numerose e i progetti che derivano sono sempre frutto di molta creatività (ricordiamo ad esempio: l’iniziativa “Videomaker SuperStar”, la gara creativa lanciata con Lufthansa e la gara creativa con My Vodafone App).
Ma senza dilungarci troppo in ulteriori presentazioni, entriamo nel vivo delle parole di Bruno Pellegrini.


La sua esperienza professionale la precede. Tra le altre cose: moltissimi anni di esperienza in digital media, abilità e competenze nei settori di marketing, vendite e strategic planning, esperto in crowdsourcing, co-creation e social business, attualmente CEO per Userfarm e agli albori della sua carriera anche un periodo lavorativo in Procter&Gamble. Quanto ha inciso quest’ultima esperienza citata nel suo suo futuro professionale? 

E’ quella che ha inciso di più in assoluto, nonostante sia stata la prima e sia durata poco più di due anni. Di quella esperienza porto ancora con me un bagaglio inestimabile composto da un modello analitico e strategico unico, una profonda etica del lavoro e un vasto network professionale. Non credo che oggi esistano molte società che possano garantire un simile valore aggiunto per chi si avvia al mondo del lavoro e penso di essere stato un privilegiato.

Lei è praticamente il guru del crowdsourcing in Italia e ne parlava con molta consapevolezza già 4/5 anni fa, quando nel nostro paese ancora di faceva molta fatica a comprende il senso generale del termine. Quanto crede sia cambiata questa situazione in questi anni? L’Italia regge il passo degli altri paesi europei per quanto riguarda questo settore? Crede che la creazione di Userfarm abbia inciso in maniera nettamente rilevante nella diffusione del crowdsourcing in Italia?

L’Italia è molto indietro e continua ad accumulare ritardo nel settore strategico dell’IT e del web sperperando un capitale di talenti e creativi che non hanno nulla da invidiare agli altri paesi. Il problema è che negli ultimi anni abbiamo assistito alla spoliazione del valore del paese da parte di una classe dirigente vecchia e inadatta, capace solo di combattere per il proprio privilegio. Le poche realtà innovative che stanno avendo successo sono dovute emigrare, come Userfarm, Crowdengineering, JobRapido o Yoox.

 

IL 20/03/2014 si è svolta la quinta edizione del Social Case History Forum. Userfarm è stata presente con due speech. Quanto è importante la partecipazione ad un evento del genere? 

Non ha nessun valore se non in termini di trade marketing ovvero di segnalazione a potenziali clienti della nostra presenza e unicità sul mercato. Il SCHF di quest’anno presentava molti casi interessanti ma sono rimasto molto sorpreso dalla scarsa affluenza di pubblico, credo che andasse fatto un lavoro diverso in termini di comunicazione perché il contenuto di valore c’era eccome.

 

“Userfarm e il video crowdsourcing: il caso Paddy Power” è il primo dei suoi speech tenuto al Social Case History Forum. Quale riscontro ha avuto il progetto? La parola chiave da considerare come scioglimento di ogni storia lascia pensare ad un coinvolgimento soprattutto dei più giovani: era proprio questo l’intento? 

Finora abbiamo realizzato due progetti con Paddy Power, due open call che avevano l’intento di ottenere video molto originali, rendere il concept virale e generare tantissime views. Più di 200 video realizzati, 170 in brief, 10 filmaker premiati alcuni di loro che continuano a lavorare con il cliente, più di 200.000 views organiche e 2 mln di reach. Direi che tutti sono soddisfatti.

 

Il titolo del secondo speech è invece “Trollbeads e Userfarm: il video crowdsourcing incontra il mondo dei gioielli”. E’ la prima collaborazione di Userfarm con il settore gioielli? Risultato di questo incontro è stato il video “Il regalo sbagliato”: di certo un video particolare, ma quali sono le più interessanti caratteristiche (del video o del percorso di collaborazione che ha portato alla sua realizzazione) tali da renderlo una case history da presentare in un evento come il Social Case History Forum?

Con Trollbeads abbiamo optato per una diversa soluzione, più in linea con il brand e il settore del lusso di un Open Call: il Pro Pitch. Userfarm infatti investe molto nella conoscenza dei propri filmaker e questo ci ha permesso di creare dei cluster di professionisti di altissima qualità e con skill diversi che vanno dal video advertising allo storytelling al motion graphic design. Il Pro Pitch è una gara riservata ai nostri Pro dove si ricevano script o storyboard (non il video finale come nelle open call) e quelli selezionati ricevono l’assignment di produzione. In questo modo riusciamo ad ottenere la massima efficienza senza rinunciare ad una varietà di proposte, per molti brand come Trollbeads, Louis Vuitton, Nokia, Allianz questa è stata la scelta vincente.

 

Tra i nostri lettori ci sono anche molti studenti, che magari si chiedono come poter raggiungere alcuni dei traguardi che lei ha già anche superato. Quali consigli potrebbe dare? Quanto ha inciso il suo percorso di studi nei suoi successi lavorativi?

Mi posso solo limitare al mondo della comunicazione, advertising e marketing che conosco meglio:

1) Fate esperienze pratiche, oggi si impara molto di più “esperienzialmente” che “teoricamente”. Mettetevi insieme ad un gruppo di amici, inventatevi campagne di subvertising, create video virali per brand inesistenti, iscrivetevi a newsletter e siti di marketing non convenzionale, provate a gestire direttamente campagne di sem, ottimizzate la vostra presenza in rete, mettetevi alla prova su siti di crowdsourcing, trovate il modo di farvi finanziare un progetto tramite bandi, competition o crowdfunding, coltivate un network di pari e non usate i social solo per svago…

2) Andate all’estero, anche solo per un periodo perché bisogna capire che anche se si vuole rimanere in Italia il mercato cui ci si deve riferire e confrontare parla un’altra lingua, va ad un’altra velocità e sta in media 2-3 anni avanti in termini di innovazioni e sperimentazioni.

3) Apprezzate chi ci prova anche se sbaglia e fate lo stesso, perché una delle barriere culturali che bisogna scardinare in questo paese e che trova fondamento solo per mantenere gli attuali privilegi, è quella dell’inedia e dell’avversione al rischio, del fallimento come onta, del mantenimento dello status quo.


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
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