Il futuro dell'editoria: stampa o digitale?

Nei prossimi 5 anni il settore dell'editoria continuerà la sua trasformazione verso il digitale, ma i maggiori guadagni arriveranno sempre dalla stampa

Il futuro dell'editoria: stampa o digitale?

I lettori di libri digitali non spaventano l’editoria stampata: la carta sopravviverà, almeno nei prossimi cinque anni. A dirlo è il Digital Consumer Publishing Forecast, rapporto pubblicato dall’Istituto di ricerca Ovum che analizza appunto il futuro prossimo dell’editoria.

Stando al report l’editoria digitale avrà certamente il suo peso e gli editori continueranno a investire nella trasformazione del proprio business per raggiungere i lettori connessi su tutti i loro device, ma la crescita del digitale sarà meno rapida di quanto si possa pensare.

La stima è che nel 2020 in Italia solo il 24% dei ricavi verrà dal digitale (attualmente siamo intorno al 14%). Ciò significa in termini assoluti che il fatturato del digitale arriverà a 74 miliardi di dollari nel 2020, contro i 41 del 2015 (il che equivale a una crescita annua del 13%).

E le cose non andranno meglio neanche negli Stati Uniti e e in Gran Bretagna, dove il digitale sta crescendo più rapidamente: nei due paesi, infatti, il suo peso in termini di guadagni per i bilanci degli editori sarà pari rispettivamente al 42% e al 37%.

A trainare il passaggio al digitale saranno comunque i libri che, rispetto a riviste e quotidiani, sono già oggi quelli più digitalizzati. Ma tra cinque anni i lettori continueranno ad acquistare libri stampati, magari integrandoli con letture digitali. Senza contare che sarà difficile scalfire il ruolo della stampa nelle occasioni speciali, quali ad esempio i regali.

La sfida per gli editori – spiega l’analista Charlotte Miller sul sito themediabriefing.com – sarà dunque quella di “massimizzare i guadagni dalla stampa cercando nel contempo di accrescere quelli dal digitale il più rapidamente possibile, innovando la propria offerta per meglio rispondere alle domande in evoluzione dei consumatori“.

Ma da qui ad eliminare totalmente l’editoria stampata il passo è lungo e non è affatto detto che vi si arrivi.


A firma di: Francesca Mauriello Contributor
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