MarketingIl selfie diventa strumento di Marketing

Il selfie diventa strumento di Marketing

Il selfie, utilizzato dai più anche in maniera inconsapevole, diventa per le aziende un potentissimo strumento di Marketing. Ma la privacy?

Il selfie diventa strumento di Marketing

La moda del selfie, che ha conquistato tutti e travolto il mondo, diventa un potente strumento di Marketing. 

Il famoso autoscatto, utilizzato dai più per beccarsi like online e sentirsi cool, diventa sempre più appetibile per le aziende che, attraverso l’utilizzo di software di image recognition (simili a quelli utilizzati da Facebook per il riconoscimento dei volti), riescono ad individuare marchi, anche se non accompagnati da riferimenti testuali diretti, e a sfruttare i selfie per creare delle vere e proprie campagne pubblicitarie.

Basti pensare all’azienda inglese Ted Baker, che durante la campagna, intitolata “Merry Kissmass“, lanciata nel periodo natalizio, invitava gli utenti a fotografarsi dinanzi le vetrine del brand e a condividere i selfie sui social network, garantendosi così pubblicità mirata con il minimo sforzo, oppure, alla campagna #Kissforspace di Axe, che durante il San Valentino, proponeva ai suoi fan di condividere e sostenere la causa con un bacio postato sul web, sfruttando chiaramente l’apposito hashtag su Twitter.

Quante informazioni in un semplice selfie?

Il mondo insomma è pieno di selfie. Grazie a Smartphone, Tablet e all’utilizzo massiccio di Social Network Photography, ormai ci si fotografa ovunque, per qualsiasi motivo e in qualsiasi luogo. Solo nel luglio 2014, ad esempio, sono state postate ben 145 milioni di foto su Instagram sotto l’hastag #selfie.
Social divengono così vetrine e le aziende ne approfittano: «è sufficiente scattarsi una foto mentre si mangia una barretta energetica e ripeterlo poi nei giorni successivi, affinché quelle stesse aziende che producono barrette energetiche sviluppino addirittura un’idea che ruoti attorno al comfort dei propri clienti e al modo in cui i loro prodotti vengono consumati». Così si esprime Gaia Rubera sul tema selfie.

Ma le informazioni che si possono estrapolare dallo studio di una fotografia condivisa sui social sono anche molte di più: da qualcosa di facilmente rintracciabile come l’orario dello scatto per arrivare a scavare così a fondo da comprendere se il marchio viene associato ad un particolare stato emozionale. Solo per fare alcuni esempi, riportati Gaia Rubera, professore associato di marketing all’università Bocconi, sull’argomento: «Adidas ha scoperto che il 13 per cento dei propri clienti è anche un fan di Justin Bieber, Heineken che i fan dei Metallica preferiscono la propria birra, mentre i fan di Beyoncé sono gran bevitori di Smirnoff Ice».

Il selfie marketing, esploso anche in Italia – e soprattutto in riferimento a brand del settore lusso –, oltre ad essere diventato un prorompente veicolo di comunicazione innovativo, si è trasformato anche in un modo per studiare i competitor e in un mezzo per comprende quali sono le tendenze da tenere d’occhio.

Quali target bisogna seguire?

I grandi marchi sono interessati a raggiungere soprattutto la nuova generazione (16 e 34 anni), che risulta quella decisiva perché più attiva sui social e pronta a condividere e a giocare con i brand. Secondo un’intervista proposta in Italia, però, il 28,8% dei giovani dichiara che i brand non li prendono sufficientemente sul serioLe aziende dovrebbero quindi provare a recuperare non solo un po’ di fiducia negli utenti di questa fascia d’età, ma anche offrire loro contenuti condivisibili ed esperienze di cui possono parlare nei canali social, in modo da garantirsi più fan e più visibilità. 

Il secondo target preferito dalle aziende riguarda soprattutto gli interessati a quei prodotti appartenenti a settori come: moda, make up, sport, salute e accessori, perché si tratta di settori che si prestano più facilmente alla creazione di quelle che potrebbero essere definite come battage dei selfie, delle vere e proprie martellanti e “chiassose” campagne pubblicitarie.

E la privacy?

Oltre a tanti scatti, questa nuova tattica di mercato ha portato anche moltissime polemiche. L’accusa rivolta a queste società riguarda soprattutto gli aspetti relativi alla privacy. Molte persone infatti si dicono indignate dal fatto che le grandi imprese utilizzino i loro autoscatti per fini commerciali senza alcuna richiesta o autorizzazione.

Le nuove tecnologie come sappiamo hanno aperto ad un ampio ventaglio di opportunità, ma allo stesso tempo ci hanno privato di qualcosa, ad esempio della vita privata che sempre più può diventare di dominio pubblico. Ovvio che però la scelta in merito spetta sempre a noi, perché pubblicando sui social dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra azione ed essere consapevoli di tutte le possibili conseguenze.


A firma di: Anna D'Acunzo Contributor
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