Lunedi 25 Giugno 2018
ComunicazioneIl vegano che non t’aspetti

Il vegano che non t'aspetti

"Chi mangi oggi?", la campagna di sensibilizzazione considerata fuori luogo anche dalle associazioni animaliste.


A firma di: Angelo Gargiulo Contributor
Il vegano che non t'aspetti

Ebbene sì nel mese di febbraio 2013, in provincia di Grosseto, comparvero alcuni manifesti shock che invitavano a seguire una dieta vegana. La campagna, promossa da campagneperglianimali.org, riportava una vaschetta per alimenti in poliestere con all’interno un bambolotto di plastica; sulla destra, il body copy recitava così: “Chi mangi oggi?. Gli animali non sono cose. Quando li mangi, mangi qualcuno, non qualcosa. Diventa vegano“.

La fotografia della confezione provoca immediatamente una forte reazione, a metà strada tra lo stupore ed il disgusto; parafrasando il cinema russo di Ejzenstejn, si potrebbe parlare addirittura di un “cine-pugno”, che entra di prepotenza ed in maniera scioccante nella psiche dello spettatore. Il volto del bambino, in questo caso, è talmente verosimile che se non fosse per i punti di giunzione delle braccia (che servono ad incastrare gli arti al tronco del corpo), sembrerebbe addirittura un bambino vero. L’etichetta, poi, tende a rafforzare il visual, riportando le indicazioni sulla provenienza dell’ “Umano Bio”, come se fosse un prodotto da esporre nel banco frigo di un supermercato.

La vicenda creò scalpore ed anche il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi  condannò il cartellone, dichiarando: “Questa campagna gioca con il corpo dei bambini. Qui non si tratta di fare moralismo, ma di rispettare i più deboli”. La replicapubblicit-vegana-shock-sui-muri-di-grosseto-pubblicit_vegani-800x500_c di “Campagne per gli animali” non si fece attendere: l’associazione spiegò che l’intento era quello di evidenziare come la fotografia di un bambolotto con le fattezze di un bambino smembrato e impacchettato potesse suscitare più indignazione e disgusto rispetto a pubblicità raffiguranti i corpi degli animali mostrati nella stessa maniera. Un vero e proprio buco nell’acqua per la categoria vegana: infatti, altre associazioni animaliste si dissociarono dalle immagini del manifesto, ritenendole fuori luogo e molto lontane dallo spirito vegano. La domanda, in questo caso, sorge spontanea: qual è il limite tra sensibilizzazione  e buon gusto?

 

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