Domenica 05 Luglio 2020
MacroambienteImpatto del coronavirus sui consumi: dalla “caccia” alla carta igienica al boom di traffico Internet

Impatto del coronavirus sui consumi: dalla "caccia" alla carta igienica al boom di traffico Internet

Dal boom di ascolti TV e contenuti on demand all'acquisto di beni di ogni genere: ecco alcuni degli effetti del coronavirus sui consumi.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Impatto del coronavirus sui consumi: dalla

Da mesi non si sente parlare d’altro nei vari media, dalla televisione alla radio, fino al web: la diffusione del COVID-19 nel mondo e in particolare in Italia, uno dei primi paesi ad essere fortemente colpito in Europa, ha avuto ripercussioni profonde sulle abitudini dei cittadini, con conseguenze notevoli su diversi aspetti della vita di ognuno. Alcuni dati, così, provano a mostrare l’impatto del coronavirus sui consumi, dall’utilizzo di Internet agli acquisti.

Restiamo a casa, Tutti connessi: il boom di traffico in italia

Se si fa riferimento in particolare al caso italiano, l’obbligo di restare a casa e di uscire solo in casi di estrema necessità, imposto dal decreto “Io resto a casa”, non poteva che avere delle grandi implicazioni sulle abitudini di consumo digitale degli utenti.

Tra le conseguenze rientra sicuramente l’incremento delle connessioni Internet. Dal rilascio del decreto dell’8 marzo, infatti, si è riscontrato un incremento del traffico del 25%: «siamo costantemente sopra il terabit al secondo, vuol dire che ci stiamo scambiando mille miliardi di bit al secondo, che corrisponde a un’enorme quantità di informazioni, è il nostro record storico», ha spiegato Valeria Rossi, direttore generale del Milano Internet Exchange, il centro di interconnessione dati da cui passa il 20% del traffico in Italia.

A mettere la rete “sotto pressione” non è stato però l’aumento delle persone che lavorano da remoto. Infatti, come dichiarano da Fastweb, l’aumento del traffico diurno non ha generato alcun tipo di problema, mentre i video on demand e le attività di gaming «possono generare qualche criticità, sopratutto nelle ore serali». Effettivamente, il recente lancio di alcuni giochi molto popolari tra i giovani e il gran numero di download da parte degli utenti ha provocato un rallentamento delle connessioni: secondo i dati forniti dall’azienda, il gaming online ha registrato un aumento davvero significativo nelle ultime settimane. In particolare, il 12 marzo è stato rilasciato gratuitamente il videogioco “Call of Duty Warzone” e in sole 24 ore ha superato i 6 milioni di giocatori, come riportato sul profilo Twitter del gioco.

I numeri sono davvero impressionanti. Fastweb parla di un incremento del traffico che si registra solitamente in un anno intero e che invece si è verificato in un solo giorno: il gruppo riporta un incremento dai normali picchi di 2,5 Terabit al secondo in orario serale a 3,2 Terabit. Dati simili vengono riportati da Vodafone e da Tim (che parla di un raddoppio del traffico rispetto al periodo precedente alla crisi). Anche se tutti gli operatori hanno escluso la possibilità di un “blackout“, rassicurando gli utenti sul fatto che la rete reggerà questo sovraccarico, i colossi della tecnologia (come Facebook e YouTube) e la Comissione Europea hanno già reagito al forte incremento nei consumi digitali.

Sono cifre altissime che si confermano non solo in Italia, ovviamente, ma un po’ ovunque nel mondo, come messo in evidenza dall’analisi di Akamai, che ha registrato un aumento del traffico Internet globale pari al 30% nel mese di marzo: un valore che corrisponde a circa dieci volte il traffico normale e che significa che «nelle ultime settimane abbiamo vissuto un intero anno di crescita del traffico Internet», come ha aggiunto Tom Leighton, CEO e fondatore dell’azienda appena citata.

IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUI CONSUMI MEDIALI

In maniera generale, il consumo dei media è aumentato su tutti i canali, secondo i dati presentati nel “COVID-19 Barometer” di Kantar, uno studio condotto su più di 25mila consumatori appartenenti a oltre 30 paesi. Oltre all’enorme aumento del traffico sul web (corrispondente al 70%) e di consumo di TV (63%), sarebbe aumentato anche del 61% l’utilizzo dei social media , con WhatsApp a guidare le applicazioni che riscontrano maggiori incrementi nell’utilizzo (40%).

Proprio a proposito dell’aumento esponenziale dell’uso di queste piattaforme Mark Zuckerberg ha parlato nei giorni scorsi, allertando circa le potenziali conseguenze: il presidente, nonché amministratore delegato, di Facebook ha spiegato che se i picchi di traffico registrati in Italia iniziassero a riguardare anche gli altri paesi del mondo, ciò potrebbe mettere a rischio il funzionamento dei server e quindi l’azienda starebbe lavorando per attrezzare e potenziare le proprie infrastrutture.

Nel frattempo, l’azienda ha dovuto prendere delle misure riguardo alla piattaforma di sua proprietà più usata, ovvero Whatsapp, riducendo la durata massima dei video che si possono condividere in “Stato” da 30 a 15 secondi: una decisione, questa, attualmente portata avanti soltanto in India, un altro paese in “lockdown” in cui il numero rilevato di utenti è particolarmente elevato.

HOME ENTERTAINMENT e smart working

Per quanto concerne nello specifico la ricerca di differenti forme di intrattenimento, come accennato in precedenza, c’è stato un aumento significativo del consumo di videogiochi che ha portato Akamai a stabilire una partnership con Sony e Microsoft per cercare di limitare l’impatto delle patch dei giochi e di altri software da scaricare, spostando questi download alle ore non di punta.

Invece tra i tanti contenuti on demand molto ricercati, ci sono quelli di P0rnHub, il sito per adulti che ha rilasciato dei dati sul picco di traffico (un incremento pari al 13.8%) verificato il giorno 11 marzo in Italia, così come anche in tanti altri paesi in Europa e nel resto del mondo.

Fonte: PornHub

Ovviamente, simili crescite sono state registrate in maniera generale sulle diverse piattaforme streaming, con i conseguenti effetti già menzionati e portando a una presa di posizione da parte della Commissione Europea. Così, Netflix, Amazon, Disney, YouTube e Facebook hanno deciso di rispondere all’appello dell’istituzione riducendo la qualità dello streaming in Europa e provando in questo modo a limitare il sovraccarico della Rete.

Nel nostro Paese è notevole anche l’incremento degli ascolti televisivi negli ultimi giorni, come si evince dal grafico presente nel report di Inmediato Mediaplus, basato sui dati di Auditel, che illustra il rapporto tra l’aumento del numero di casi di contagi e gli ascolti televisivi.

Fonte: Inmediato Mediaplus

Lo confermano anche i dati relativi alla settimana che va dall’8 al 15 marzo, rilasciati dall’Osservatorio dello Studio Frasi: mentre si è registrato un picco durante la comunicazione del premier Conte, alle ore 21.50 dell’11 marzo (il minuto più visto dal 2014, con 32,7 milioni di ascoltatori), le misure intraprese dal governo hanno portato a una crescita esponenziale degli ascolti televisivi. Infatti, il 15 marzo sono stati in media 15,5 milioni i cittadini con la TV accesa in Italia per un tempo record di 381 minuti (rispetto ai 10 milioni contati il 21 febbraio), come riportato dall’ANSA.

Impatto del coronavirus sugli acquisti

Fonte: XChannel

Oltre alla notevole domanda di contenuti informativi e di home entertainment, è cresciuto anche l’utilizzo di applicazioni e sistemi utili allo svolgimento del lavoro da remoto come Hangout Meet o Google Classrom.

In linea generale, però, è aumentato di molto l’utilizzo di app per effettuare videochiamate nei giorni compresi tra il 23 febbraio e il 14 marzo, secondo l’analisi di XChannel sui principali strumenti cercati dagli utenti su Google per le videochiamate, diventate mezzo di comunicazione privilegiata in un periodo in cui si cerca di “ridurre le distanze”, mentre si è a casa.

Ovviamente questi cambiamenti sono stati registrati a livello globale, partendo dalla Cina, dove è iniziata l’epidemia: nelle prime due settimane di febbraio, dopo che il governo ha decretato delle misure di isolamento in tutto il paese, si è riscontrato un picco del 40% nella media settimanale di download di applicazioni, rispetto alla media del 2019, secondo i dati del Financial Times. Nello stesso periodo, sono aumentati dell’80% i download di giochi sui dispositivi Apple e i dati Nielsen riportano anche un aumento del consumo dei media tradizionali come la TV.

Anche in Spagna, dove sono state adottate dalla settimana scorsa delle misure simili a quelle adottate dall’Italia per il contenimento dei contagi, si è verificato un aumento significativo degli ascolti televisivi da parte dei più giovani, secondo i dati di MarketingNews. Nel caso degli adulti, l’aumento a livello di consumo mediale riguarda non solo i contenuti di intrattenimento ma anche quelli di carattere informativo come i TG e quindi i canali su cui vengono trasmesse le notizie stanno registrando una grande crescita di ascolti.

la spesa degli italiani durante l’emergenza Covid-19

Per quanto riguarda l’impatto del coronavirus sui consumi alimentari e beni di prima necessità, è possibile partire dai principali prodotti acquistati in questo periodo di crisi: nei giorni compresi tra il 24 febbraio e l’8 marzo, secondo un’indagine realizzata da Coldiretti la farina è il prodotto più acquistato dagli italiani. Secondo l’elenco pubblicato da Coop Italia relativo allo stesso periodo, tra i prodotti più acquistati ci sono principalmente degli alimenti a lunga conservazione come cibi in scatola, legumicarne in scatola e farina (questi ultimi due aumentati del 60% e dell’80% rispettivamente, rispetto alla normale media di acquisti in questo periodo dell’anno). Fanno seguito prodotti come pastariso, conserve di pomodoro, zucchero, olio d’oliva e altri beni essenziali. È aumentato notevolmente anche l’acquisto di disinfettanti, alcol denaturato, guanti monouso, candeggina e termometri, così come anche di prodotti per l’igiene personale (cresciuti del 30%).

Nonostante il governo italiano abbia rassicurato la popolazione riguardo al rifornimento di merci che sarà sempre garantito, è partita la corsa alla spesa online (probabilmente per far scorte e uscire il meno possibile). Quest’ultima ha messo in crisi le diverse catene di supermercati che devono improvvisamente far fronte a una richiesta online senza precedenti, dovendo non solo risolvere i problemi relativi ai sistemi per effettuare gli ordini, andati in tilt per eccesso di richieste, ma anche affrontare tutte le problematiche di tipo logistico che si pongono in casi di un’elevata domanda dei consumatori.

I cambiamenti nel mondo del food sono evidenti: un report dell’Ismea relativo ai consumi dei primi tre mesi del 2020 indica un aumento del 7% nella spesa alimentare delle famiglie italiane, il che corrisponderebbe alla più forte variazione negli ultimi dieci anni. Un’indagine dell’osservatorio di Federconsumatori si è focalizzata invece sui prezzi, parlando di un «rincaro molto più marcato dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona», con «aumenti che arrivano anche a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione».

Così si inizia a calcolare il forte impatto della pandemia sul settore alimentare italiano e le conseguenze delle alterazioni nei consumi non solo sui prezzi ma anche sulla produzione. A questo proposito, una ricerca dell’Università di Roma Tre commissionata dall’Unione Italiana Food ha messo in evidenza come il 59% delle aziende abbia subito un calo nella produzione con punte del 30% per un’azienda su quattro.

Questo perché, come fatto notare dal presidente di Unione Italiana Food, Marco Lavazza, se da un lato si è registrato un aumento nelle vendite per alcune categorie merceologiche nel settore del gdo , questi picchi non sono riusciti a compensare i notevoli cali della domanda di altri prodotti, associati alla chiusura di ristoranti, bar e mense.

“L’apocalisse della carta igienica” e altri esempi di cambiamenti drastici nella domanda di beni (di ogni genere)

Per quanto riguarda l’Italia, secondo le previsioni rilasciate da Confcommercio il 26 marzo, i settori più colpiti saranno quello alberghiero e della ristorazione, insieme a quello dei trasporti, dell’acquisto di autoveicoli e al settore della cultura, con una crescita soltanto dei consumi alimentari, di bevande e di tabacchi (10,5 miliardi in più e un incremento del 4,2%, secondo le stime).

Ovviamente, l’impatto del coronavirus sui consumi è ben visibile ovunque nel mondo, con incrementi significativi nella domanda di beni appartenenti a varie categorie merceologiche.

La domanda smisurata di prodotti disinfettanti e mascherine ha comportato, per esempio, la fine degli stock nei diversi paesi e un conseguente incremento sostanziale dei prezzi dei prodotti, ormai diventati quasi introvabili: questo è stato sicuramente uno dei settori che per primo ha subito dei drastici cambiamenti. Inoltre, diffusa è stata anche la “caccia” alla carta igienica, un prodotto che dall’inizio della crisi sanitaria, è stato ampiamente ricercato nei diversi paesi, dando inoltre origine alla creazione di diversi meme e persino di hashtag sui social (come #toiletpapercrisis e #toiletpaperapocalypse). Collegato a questo aumento esponenziale e alla difficoltà di trovare il suddetto prodotto, si è verificata negliStati Uniti una crescita sostanziale di acquisti di bidet, un oggetto di solito non molto frequente nelle abitazioni americane, ma recentemente molto ricercato.

Tanti sono stati comunque i prodotti e i servizi appartenenti alle più svariate categorie ad aver visto un forte incremento della domanda dei consumatori in tutto il mondo dall’inizio dell’epidemia. In Olanda, per esempio, il 15 marzo è partita la corsa all’acquisto di cannabis nei coffee shop, che nel frattempo sono stati chiusi dal governo fino al 6 aprile. L’azienda di giocattoli per adulti Womanizer ha dichiarato che le vendite tra il 1° gennaio e il 6 marzo sono state molto al di sopra della media attesa, specialmente nelle aree maggiormente colpite dal virus: in Italia, secondo i dati, gli acquisti di questi prodotti hanno superato del 60% la domanda prevista, in Francia del 40% e negli Stati Uniti del 70%. Tra gli altri settori che hanno riscontrato dei cambiamenti nella richiesta c’è anche quello delle polizze assicurative di vita o sanitarie la cui domanda è aumentata in Italia e in altri paesi, come riportato dall’Economic Times

Se questi sono gli effetti visibili fin da subito, è altamente probabile che le ripercussioni di quest’emergenza si prolunghino nel tempo, come riporta Bloomberg che prevede inoltre un possibile impatto di questo virus sulle nostre abitudini di acquisto, lavoro e persino di viaggi nei prossimi anni.

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