Mercoledì 27 Maggio 2020
ComunicazioneImpatto del coronavirus sull’uso degli emoji: com’è cambiato il modo di comunicare in tempo di pandemia?

Impatto del coronavirus sull'uso degli emoji: com'è cambiato il modo di comunicare in tempo di pandemia?

Una ricerca mette in evidenza l'impatto del coronavirus sull'uso degli emoji, ma anche i cambiamenti delle abitudini e dubbi e paure.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Impatto del coronavirus sull'uso degli emoji: com'è cambiato il modo di comunicare in tempo di pandemia?

La pandemia causata dal COVID-19 ha avuto un notevole impatto su diversi settori industriali e commerciali, ma anche sui rapporti interpersonali. Il distanziamento sociale ha inciso anche sul modo di comunicare con gli altri poiché, nell’impossibilità di vedersi di persona, è aumentato l’uso di altre modalità di interazione o anche di espressione delle proprie emozioni e affetti: gli emoji ne sono la prova. A questo proposito, il sito di riferimento in questo ambito, Emojipedia, ha deciso di studiare l’impatto del coronavirus sull’uso degli emoji, analizzando «come comunichiamo nella “nuova normalità” del 2020».

Come l’emergenza covid-19 sta cambiando la nostra comunicazione (emoji compresI)

Le restrizioni imposte dai governi per contenere il virus hanno avuto delle ripercussioni anche sulla sfera personale delle persone e in particolari sul modo in cui ci si rapporta e si comunica con gli altri, almeno per quel che riguarda le modalità di contatto. Infatti, al di là dell’aumento esponenziale dell’uso di applicazioni di videochiamate usate per il lavoro da remoto (come Zoom o Microsoft Teams), è anche aumentato l’uso di altre piattaforme simili, usate per tenersi in contatto con amici e parenti a distanza. Nell’impossibilità di uscire di casa per incontrarsi con i propri cari sono diventate pratiche comuni, per esempio, gli aperitivi virtuali (grazie all’uso, in particolare, di app come HouseParty).

In un periodo in cui baci e abbracci sono da evitare, l’espressione del proprio affetto diventa più difficile da tradurre, considerando che l’uso della comunicazione non verbale è stata molto limitata in questi ultimi mesi dalle necessarie misure di contenimento del nuovo coronavirus. Trattandosi di un mezzo (digitale) per veicolare emozioni (spesso difficili da esprimere in un messaggio, usando solo le parole) e, se vogliamo, di un’alternativa alla comunicazione non verbale , la scelta degli emoji non poteva che essere condizionata da questa insolita situazione che ha colpito gli utenti di tutto il mondo.

Fonte: Facebook

Subito i giganti social si sono mossi in modo tale da colmare le “lacune” che c’erano in materia di emoji, per consentire agli utenti di esprimersi al meglio, al tempo del coronavirus: così, a fine aprile su Facebook è comparso l’emoji dell’abbraccio come reazione ai post, storie e commenti, mentre su Twitter è stato lanciato l’emoji con le mani unite a forma di cuore per dimostrare gratitudine (sopratutto nei confronti del personale del sistema sanitario e di coloro che continuano a lavorare in contesti ad alto rischio di contagio).

L’impatto del coronavirus sull’uso deGLI emoji: l’espressione delle nostre emozioni (e delle nostre paure)

Dall’indagine condotta da Emojipedia sul sentiment di 68 milioni di tweet, pubblicati in diversi periodi del 2018 e del 2019 e fra il mese di aprile e gli inizi di maggio 2020, emergono alcuni dati molto interessanti.

Innanzitutto, è stato possibile notare come l’uso di emoji, in maniera generale, sia in aumento: un dato che potrebbe far riflettere sulla necessità di esprimere le proprie emozioni in maniera differente, in un momento in cui non ci si può incontrare di persona. In particolare, l’analisi degli emoji del tipo “faccine gialle” (divise per “polarità”, ossia “positive”, “negative” e “altro/ambigue”) ha permesso di trarre alcune considerazioni sui “trend emotivi” degli ultimi tempi. Purtroppo sembra che nel mese di aprile si sia verificata una riduzione delle faccine che esprimono sentimenti positivi (che hanno avuto un calo del 5,63%) e un leggero aumento invece di quelle “negative” (corrispondente all’1,97%). Il drastico aumento delle faccine ambigue o neutrali (all’interno delle quali rientrano per esempio quelle che esprimono dubbio, ansia, frustrazione o apprensione), che hanno avuto un aumento del 44,12%, non può che essere ricondotto all’incertezza, alla paura e al sentimento di insicurezza provato dalle persone in questo momento.

Nonostante però ci sia stata una riduzione, nel periodo di tempo preso in esame, dell’uso di emoji positive, in termini assoluti esse continuano a essere, tra le tre categorie citate, quelle più utilizzate (non essendo mai scese sotto la soglia del 28,14%, di fronte ad un 17,22% che riguarda l’uso delle faccine negative, come quelle tristi o arrabbiate).

Fonte: Emojipedia

Interessante guardare anche la top 10 degli emoji più utilizzati in tempo di pandemia: resta al primo posto (da due anni) la faccina che ride a crepapelle (nonostante il suo utilizzo sia calato quasi del 5%) e al secondo posto (con un aumento dell’11,57%) quella che piange a dirotto. Degno di nota è l’aumento dell’emoji che dovrebbe rappresentare delle “mani giunte“: quest’ultima ha registrato una crescita che va dal 2,05% al 2,71% da agosto 2018 ad aprile 2020. Può sembrare una piccola variazione che corrisponde in realtà a un aumento pari quasi al 30% rispetto ai due anni precedenti.

Come ribadito dal blog di Emojipedia, che fa riferimento al «mito dell’emoji che “dà il cinque”», l’emoji in questione verrebbe «occasionalmente usata» con questo significato, anche se in realtà è espressione di preghiera, ringraziamento o richiesta e quindi rappresenta un modo per comunicare gratitudine, riverenza ma anche speranza, soprattutto in questo momento storico.

Fonte: Emojiopedia

Così GLI emoji rivelano i cambiamenti Delle nostre abitudini

Pensando alla tipologia di emoji più utilizzati, gli smiley, ossia le faccine gialle che rappresentano persone ed emozioni, sono quelli indubbiamente più usati, seguiti dalla categoria dei simboli (dove i cuori sono tra quelli più utilizzati). Dopo queste due categorie segue quella degli animali e della natura, insieme a quella del cibo.

Forse però la categoria che illustra meglio non solo l’impatto del coronavirus sull’uso degli emoji ma anche sulle abitudini quotidiane degli individui è quella del turismo e dei viaggi, con la riduzione dell’uso di emoji come la palma e l’aeroplano, che ricordano la drastica diminuzione degli spostamenti e dei viaggi, specialmente in aereo.

Fonte: Emojipedia.

Infine, è interessante far riferimento agli emoji che hanno visto un utilizzo maggiore negli ultimi nove mesi:

  1. 🤍 il cuore bianco;
  2. 🥱 la faccina che esprime sonnolenza;
  3. 🛒 il carrello della spesa;
  4. 🦠 il microbo/batterio.

Focalizzandoci in particolare sulle ultime due, è facile associare il carrello della spesa alle corse ai supermercati, avvenuta negli ultimi mesi in diversi paesi, dove in seguito ai primi decreti sulle misure di contenimento i consumatori si sono affrettati ad acquistare più prodotti possibile. Così, questo emoji può collegarsi alle ripercussioni che la pandemia ha avuto sulle abitudini di acquisto e di consumo delle persone. Per quanto concerne il simbolo del microbo (e l’ovvia associazione con il COVID-19), il suo aumento resta forse una delle dimostrazioni più evidenti dell’impatto del coronavirus sull’uso degli emoji.

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