Martedi 17 Luglio 2018
MacroambienteImprenditori del 2015 tra startup e caratteristiche: un ritratto

Imprenditori del 2015 tra startup e caratteristiche: un ritratto

Uno studio di Unioncamere traccia un ritratto degli imprenditori del 2015 tra avvio di startup, motivazioni e settori in cui operano.


A firma di: Giovanna D'Urso Contributor
Imprenditori del 2015 tra startup e caratteristiche: un ritratto

Chi è il neo imprenditore che nel 2015 ha avviato una nuova attività imprenditoriale? L’identikit, delineato dal Centro studi di Unioncamere nell’ambito del Progetto Excelsior, ci mostra un uomo diplomato tra i 35 e i 50 anni spinto dal desiderio di realizzazione personale e dalla ricerca del successo. I dati dell’indagine, basati sul totale delle iscrizioni nei primi sei mesi del 2015, indicano che sono stati prevalentemente gli uomini a fondare una nuova impresa (71,2%) rispetto al 28,8% delle donne. Per quanto riguarda il titolo di studio, poi, gli imprenditori del 2015 sono in possesso nella maggior parte dei casi di diploma (48,5%) e hanno un’età compresa tra i 36 e i 50 anni, anche se un buon 37% ha meno di 35 anni.

Analizzando le imprese nei Registri delle Camere di Commercio, il 42% del totale delle iscrizioni riguarda attività create completamente ex novo. I settori principali in cui operano gli imprenditori del 2015 sono quelli legati alle attività di servizi (64,4%), in particolare le attività commerciali e i servizi alle imprese. Il primato delle neo imprese si è registrato nel Mezzogiorno con il 33,3%, seguito subito dopo dal Nord-Ovest (26,2%), dal Centro (20,6%) e dal Nord-Est (19,9%).

Il 37% degli imprenditori del 2015 ha avuto come esperienza precedente quella di lavoratore alle dipendenze, operaio, apprendista oppure impiegato. Altro dato importante è che il 14% degli imprenditori del 2015 era prima in cerca di occupazione e quindi l’avvio dell’attività d’impresa si è rivelato un’opportunità concreta di lavoro.

Gli studenti che nel 2015 hanno costituito un’impresa rappresentano invece solo l’8,7%. Nella maggior parte dei casi ciò che ha spinto a fare impresa è l’autorealizzazione: conoscenza di opportunità di mercato (18,8%), volontà di valorizzare competenze ed esperienze personali (16,5%), desiderio di conseguire il successo personale ed economico (11,1%), insoddisfazione verso il precedente lavoro (8,6%) ed infine sfruttamento di un’idea innovativa (4%). L’autoimpiego è indicato come motivo del fare impresa solamente nel 28,7% dei casi.

Nonostante lo spirito d’iniziativa e la fiducia in se stessi, avviare un’impresa è stato difficile in 9 casi su 10. Le principali difficoltà incontrate sono state la crisi economica, ancora presente nel nostro Paese (15,7%), e le procedure amministrative, nel 15,1% dei casi. Altri ostacoli sono rappresentati dalla concorrenza e dai meccanismi di posizionamento dei prodotti sul mercato, ma anche quelli legati al sistema fiscale per startup e l’onerosità legata al costo del lavoro pesano. Infine, c’è carenza di capitale e di risorse economiche che a sua volta rende difficile ottenere credito dalle banche.

Le nuove imprese sono nate con investimenti iniziali contenuti: per il 52,4% delle nuove attività c’è stato infatti un investimento iniziale di massimo 5mila euro; solo il 4,8% ha investito oltre 50mila euro per la propria attività. La dimensione ridotta delle nuove imprese si riflette anche nella forma giuridica scelta: nell’82,9% dei casi si tratta di ditte individuali, mentre solo l’11,9% è strutturata come società di capitali.

Per quanto riguarda le assunzioni, invece, le imprese neo nate che prevedono di effettuare assunzioni di personale alle dipendenze sono il 15,3% del totale.

Tra le aree strategiche su cui puntare nelle fasi immediatamente successive all’avvio delle attività c’è quella della gestione dei rapporti con il mercato, ma anche del settore marketing e di quello delle vendite, con il 47% delle assunzioni. Ai nuovi assunti sembra venga proposto un contratto a tempo indeterminato in 28 casi su 100 ed è elevato anche il ricorso al contratto di apprendistato che riguarda circa il 22% delle assunzioni.

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