L’Industria 4.0 in Italia tra difficoltà e opportunità di crescita

In Italia l'Industria 4.0 non è ancora pienamente decollata: quali le problematiche e quali invece gli incentivi per la definitiva crescita?

L’Industria 4.0 in Italia tra difficoltà e opportunità di crescita

Il digitale sta rivoluzionando il volto dell’economia al punto che diventa sempre più difficile tracciare linee di confine tra mondo fisico e tecnologico. Stiamo attraversando la cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, definita anche Industria 4.0, che si basa sull’integrazione delle nuove tecnologie nei diversi processi produttivi. Stampanti 3D, IoT, big data, smart manufacturing, open data, cloud computing e robotica sono soltanto alcune delle innovazioni che stanno contribuendo a ridisegnare il modo di fare impresa, creando opportunità per sviluppare business model completamente nuovi.

Secondo il Rapporto 2016 sulle reti e i servizi di nuova generazione dell’Istituto per la Competitività (I-Com), se il settore manifatturiero europeo diventasse maggiormente pervasivo ci sarebbe una crescita annua di 250 miliardi di euro, entro il 2025, accentuata in modo particolare per l’engineering, la logistica e l’automotive. Ad aumentare sarebbero anche i posti di lavoro che salirebbero fino a 31 milioni entro il 2020.

industria 4.0

Fonte: Rapporto I-Com 2016 su reti e servizi di nuova generazione

Il tessuto industriale riveste un ruolo di grande importanza per l’Europa e in particolare per l’Italia che continua ad essere la seconda economia manifatturiera del continente. La vocazione industriale italiana, però, dovrebbe provare a comprendere e mettere in atto le grandi opportunità offerte dal digitale.

La sfida dell’Industria 4.0 rappresenta non solo una notevole occasione di rilancio per l’economia del Paese, ma anche un’opportunità per ottimizzare le produzioni rendendole più flessibili e più in linea con le esigenze dei clienti. Una strada per la diffusione di questa innovativa tipologia di Industria è l’adozione da parte delle imprese di soluzioni tecnologiche in grado di abilitare il nuovo paradigma e lo sviluppo di competenze digitali oggi necessarie. Dal rapporto dell’I-Com, a tal proposito, emergono dati sconfortanti: sono ancora molte le PMI che non comprendono i vantaggi degli investimenti nella digitalizzazione, soprattutto in termini di inserimento di nuove risorse, considerando poi che sul totale della forza lavoro italiana gli specialisti nel settore ICT sono solo il 2,5%.

Se si guarda, invece, all’aspetto più tecnologico, in Italia il 38% delle imprese ricorre al cloud contro una media europea dell’17%. Positiva, inoltre, la diffusione delle tecnologie di identificazione a radio frequenza (RFID) adottate nel 2014 dall’11% delle imprese italiane. In aumento anche la diffusione di sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) – nel 2010 per il 28% delle imprese e nel 2015 per il 44% – per l’integrazione di tutti i processi aziendali interni.

Per favorire e supportare lo sviluppo dell’Industria 4.0 il 21 settembre 2016 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda hanno presentato il piano del governo per l’Industria 4.0 che punta ad ottenere, già a partire dal 2017, un incremento degli investimenti privati pari a 10 miliardi, a cui si aggiungerebbero 11,3 miliardi di spesa privata per ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie del nuovo paradigma industriale e 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. 

Nella partita dell’Industria 4.0 un ruolo chiave lo giocano le startup che possono aiutare le imprese a innovarsi, con prodotti e servizi, attraverso partnership o strategie di open innovation. Secondo l’Osservatorio Smart Manufacturing del Politecnico di Milano le startup italiane censite che operano in questo settore sono circa venti. Tra le principali vi sono Alleantia, impegnata nell’Industrial Internet of Things; Experenti che si occupa della human interface; Kenstrapper attiva nel mondo delle stampanti 3D; Sysdev che realizza sensori per monitorare la condizione dei pilastri e grandi strutture.

A livello mondiale, invece, il numero di startup che lavorano nel settore e che sono state finanziate da fondi o venture capital è cresciuto del 15% tra il 2012 e il 2014. Complessivamente, nel comparto dello smart manufacturing hanno raccolto oltre 1,2 milioni di dollari. È opportuno precisare che le startup attive in questo mercato sono soprattutto americane: sulle 170 analizzate dall’Osservatorio sopracitato, il 60% si trova negli USA, mentre soltanto il 30% in Europa. È ovvio che questa situazione dipende anche dai finanziamenti, che negli USA raggiungono i 10 milioni di dollari, cifra circa quattro volte superiore a quella europea (2,7 milioni di dollari).

Le startup italiane, in numero ancora esiguo, operano principalmente nell’area cloud. La difficoltà dipende da una ancora non totale diffusione dell’Industria 4.0 e da un problema di comprensione della stessa. Per questo motivo un piano programmatico del Governo, in grado di fornire direttive e sviluppare una rete tra i diversi attori del territorio, potrebbe dimostrarsi un catalizzatore per la nascita di un ecosistema italiano specializzato in questa tipologia di Industria.


Giovanna D'Urso
A cura di: Giovanna D'Urso Autore Inside Marketing
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