Lunedi 16 Luglio 2018
MacroambienteInfluencer marketing: quali saranno gli scenari futuri?

Influencer marketing: quali saranno gli scenari futuri?

L'influencer marketing sta dimostrando di essere efficace per le aziende. In futuro, però, si prospettano alcuni cambiamenti. Ecco i trend


Gerardo Grasso

A cura di: Gerardo Grasso Autore Inside Marketing

Influencer marketing: quali saranno gli scenari futuri?

Molto più di un semplice trend del momento, l’influencer marketing si è consolidato ormai come una efficace leva in grado di connettere in maniera organica clienti prospect e fidelizzati e incrementare la brand awareness e la reputazione di un’azienda. Si tratta di uno strumento efficace perché consente una considerevole ottimizzazione dei costi rispetto all’advertising tradizionale, grazie soprattutto alla sua scalabilità. Inoltre sembra essere formidabile per la customer aquisition e retention: secondo un report di Rhythmone, infatti, ben il 92% degli utenti che hanno letto di un certo prodotto sul proprio blog preferito lo ha poi acquistato. Non solo: il 69% degli utenti è molto più propenso all’acquisto se ascolta o legge una recensione positiva da un influencer che segue sui social. Ben il 65% dei brand che hanno attuato dei piani di influencer marketing, poi, dichiara una previsione di spesa maggiore per il prossimo anno.

Forbes, in particolare, ha individuato alcuni dei trend futuri relativi all’influencer marketing con cui prima o poi le aziende dovranno fare i conti: da un lato il consolidamento di una relazione sempre più autentica tra influencer e advertiser, alimentata dalla nascita di nuove best practice che ne privilegino il coinvolgimento naturale seppur remunerato, dall’altro un legame sempre più significativo tra la frammentazione delle abitudini di navigazione degli utenti in infiniti micro-momenti e la crescita di piani di micro-influencer marketing, con non trascurabili conseguenze sulla creazione dei contenuti e dei canali prescelti dagli influencer. Del resto, i micro-video di Vine o le brevi storie di Snapchat o le Instagram Stories sono un segno decisamente chiaro.

Il terzo trend riguarda la crescita di un approccio scientifico all’influencer marketing, dove alla valutazione quantitativa e qualitativa dei contenuti e dei profili degli influencer corrisponderà un approccio ragionato nella misurazione dell’efficacia di ciascun piano. Molta strada, inoltre, è stata fatta anche in relazione al monitoraggio e alla tracciabilità dei KPI.

Infatti, un piano di influencer marketing che non sia focalizzato sui dati è destinato inevitabilmente a rivelarsi inefficace: non solo oggi gli strumenti messi a disposizione da Google Analytics e Facebook Insights sono sempre più raffinati, sono stati inoltre compiuti passi da gigante anche nella definizione di nuovi e più appropriati benchmark per misurare l’efficacia di tale piano. Tra gli indicatori più utilizzati ritroviamo l’EMV (Earned Media Value), che indica il valore medio che può essere attribuito a visibilità, social sharing ed endorsement applicati attraverso una campagna di influencer marketing, ma anche la Total Social Reach, vale a dire la copertura raggiunta attraverso i vari canali social, la Social Exposures, che mette in relazione l’audience totale raggiunta con la frequenza del messaggio, il Social Engagement, che misura i volumi di coinvolgimenti generati da ogni singolo influencer, e il CPE (Cost Per Engagement). Si tratta di alcune delle più comuni metriche sviluppate per consolidare un approccio sempre più ROI-oriented quando si applica un piano di influencer marketing.

Del resto, oltre il 50% dei marketer utilizza questa tipologia di piani per generare lead e incrementare le vendite, come attesta un recente report di Tomoson; le revenue sono considerate come la principale metrica (per ben oltre il 56% dei marketer intervistati) per valutare l’efficacia e il successo di un piano di influencer marketing. Un ulteriore dato proveniente da questo studio rivela che ben il 76% degli intervistati riconosce una netta correlazione tra influencer marketing e customer loyalty, probabilmente perché l’esistenza stessa di un influencer presuppone la determinazione di un fan base fidelizzata che ne riconosce autorevolezza e affidabilità.

Tra le tendenze future, infine, non va sottovalutata la connessione sempre più forte tra la produzione e creazione di contenuti e le piattaforme per la gestione di piani di influencer marketing efficaci. Ne è un esempio FameBit, piattaforma specializzata nel creare relazioni tra content creator e advertiser interessati a promuovere il proprio marchio attraverso video brandizzati, recentemente acquistata da YouTube. La notizia è stata diffusa dal blog dell’azienda ed è indubbiamente destinata ad accendere il dibattito tra webmarketer e appassionati di influencer marketing perché apre ad una vasta gamma di opportunità per la creazione di piani di sponsorizzazione e promozione a pagamento sulla più popolare piattaforma di contenuti video.

L’orizzonte verso il quale si punta dalle parti di Mountain View è chiaro: consolidare le sinergie tra influencer e content creator, sfruttando la fruibilità del video da un lato, dall’altro incentivando la produzione di branded content e advertising contestuale.

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