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Infosfera 2020: gli utenti tra narrazioni mediatiche, infodemia, fake news e COVID-19

Il report Infosfera 2020, realizzato da Unisob MediaLab insieme ad altre realtà, analizza il sistema dell'informazione italiano, con una parentesi su quanto accaduto in seguito alla diffusione del COVID-19.

Il report Infosfera 2020, realizzato da Unisob MediaLab insieme ad altre realtà, analizza il sistema dell'informazione italiano, con una parentesi su quanto accaduto in seguito alla diffusione del COVID-19.

La periodica ricerca condotta e coordinata dal laboratorio Unisob MediaLab, insieme ad alcune cattedre dell’Università Suor Orsola Benincasa e da un team di ricercatori del Centro Studi Democrazie Digitali, ha rivelato interessanti dati sull’anno appena trascorso, segnato da un punto di vista sociale, culturale, economico e mediale dalla pandemia, i cui effetti continuano a perdurare a un livello macro ma anche a livelli micro.

La ricerca Infosfera 2020, oltre ad alcune preliminari informazioni generali e a una panoramica sull’infosfera – come accade generalmente in questo studio –, offre un approfondimento su cosa è accaduto nei mesi di lockdown, con un particolare riferimento all’utilizzo di Internet e dei media, al mondo dell’informazione, alla narrazione attorno al COVID-19, con un focus sul tema fake news .

Lo studio, metodologia e relazione a parte, si presenta diviso in tre sezioni, che corrispondono ai tre nuclei tematici principali che hanno guidato la realizzazione del report e quindi consentito di sistematizzare tutte le informazioni e gli insight ottenuti mediante i vari step della ricerca.

La prima parte, “infosfera italiana 2020“, è una panoramica del sistema dell’informazione in Italia; la seconda sezione, “infodemia e narrazioni mediatiche“, si focalizza invece sull’informazione nel periodo del COVID-19, con una parentesi sulla percezione in generale del periodo da parte degli individui e le conseguenze dello stesso su di loro; la terza, “cartografie dell’infosfera“, si concentra sul capitalismo delle piattaforme e sulle fonti d’informazione in Rete.
La visualizzazione dei dati, in forma di infografiche, accompagna ciascuna parte; in coda al report, poi, sono presenti le tabulazioni dei risultati della ricerca.

Premesse teoriche e commenti allo studio

Come nel caso delle precedenti ricerche, anche Infosfera 2020 si apre con una relazione, la quale contiene delle precisazioni teoriche che puntano a chiarire alcuni concetti che possono rivelarsi utili nella lettura del report e, soprattutto, nell’interpretazione dei dati.

Alla teoria, però, vengono affiancati alcuni dati tratti dalla ricerca che riguardano, per esempio, la dieta mediatica degli italiani, la percezione del sistema d’informazione nel nostro Paese (compresa la questione relativa alla fiducia nei media) e delle fake news, ma anche insight relativi all’onlife degli utenti, con commenti ad alcune parti dei questionari somministrati.

In ogni caso, l’obiettivo resta quello di far luce su alcuni aspetti che potrebbero risultare conosciuti sommariamente o comunque non parte del linguaggio e del background di tutti. La relazione, come accaduto anche per i precedenti report, parte dall’origine del termineinfosfera“, con una breve parentesi sui vari autori che ne hanno scritto (tra cui Kenneth E. Boulding e Alvin Toffler), sottolineando i contesti all’interno dei quali tale concetto è stato adoperato, fino ad arrivare agli anni Novanta, quando il termine è stato utilizzato «oltre i media per speculare sull’evoluzione comune di Internet, della società e della cultura».

Riprendendo anche alcune teorizzazioni di Luciano Floridi, la relazione definisce l’infosfera come «la globalità dello spazio delle informazioni e di qualsiasi sistema in grado di interagire con esso. L’infosfera è l’intero ambiente informazionale delle reti globali, habitat finale per la mente umana, generato dalle tecnologie digitali, in cui gli utenti si trovano immersi e condizionati dalle logiche di influenza degli algoritmi di funzionamento». All’interno di questo scenario operano gli “inforgs“, ossia «sia persone fisiche che scambiano informazioni con altre persone attraverso i propri dispositivi tecnologici, oppure soggettività, che interagiscono con risorse informazionali artificiali (più o meno intelligenti) accessibili in rete e finalizzati alla gestione e alla condivisione dell’informazione. Ma possono essere anche gli stessi agenti artificiali informazionali che, in modo automatico, interagiscono fra di loro per condividere dati e informazioni».

La relazione mette in evidenza, così, le modalità attraverso cui questo contesto così definito incide sulla percezione e sull’esperienza degli individui, la cui esistenza è sempre più onlife, poiché sulle vite offline esercita un notevole impatto «ciò che avviene online, in modo aumentato e accelerato».

Partendo da questo scenario diviene naturale riflettere sull’infosfera a livello globale e a livello nazionale – grazie anche al supporto di alcuni dati – e così sull’impatto dei social media sia sul mondo dell’informazione, sia sulla costruzione delle narrazioni e su dinamiche e fenomeni che proliferano all’interno di questi ambienti mediali, come echo chamber e filter bubble , solo per menzionare alcuni esempi.

Ragionare attorno alla disinformazione e alle fake news è a questo punto fondamentale. Il report punta a chiarire anzitutto i meccanismi che soggiacciono a tali fenomeni, focalizzandosi sull’esperienza degli utenti in tal senso e su ciò che accade all’interno del web e dei social media (tra teorie cospirazioniste e complottiste, bias cognitivi, post-verità, incapacità nel riconoscere le notizie manipolate o false, possibilità ed esiti del debunking), con una parentesi sul rapporto tra utenti-consumatori-spettatori e media mainstream.

Dopo questa panoramica, la relazione presente all’inizio del report Infosfera 2020 Unisob MediaLab prosegue con un’analisi del mondo dell’informazione al tempo del COVID-19, riflettendo così su concetti come infodemia un fenomeno complesso causato dall’interazione di media mainstream, media specializzati, siti Internet e media “informali” […] telefoni senza fili, messaggi di testo, sistemi di messaggistica, email, post sui social media che trasmettono tutta una combinazione di fatti, voci, interpretazione e propaganda», scrivono gli autori nella relazione), media virus, ma anche capitalismo delle piattaforme, per comprendere il modo in cui non solo è mutato il mondo dell’informazione, ma come l’infosfera è stata influenzata da queste fenomenologie.

La metodologia adottata per la ricerca Infosfera 2020

Per realizzare le varie sezioni che compongono il report Infosfera 2020 sono state adottate differenti tecniche di ricerca.

La rilevazione dei dati sull’infosfera italiana

In particolare, per quel che concerne la parte relativa all’infosfera italiana, i dati sono stati raccolti attraverso «intervista diretta tramite questionario su tutto il territorio nazionale», con un totale di 2004 questionari somministrati – dal 5 dicembre 2019 al 12 aprile 2020 – e poi validati.

Oltre a una prima parte tesa a conoscere l’intervistato (con dati socio-demografici), il questionario ha puntato ad analizzare il rapporto degli utenti-consumatori-spettatori con i media, «con particolare attenzione al livello di credibilità, fiducia ed influenza delle fonti di informazione utilizzate», come si legge all’interno del report, attraverso il ricorso a domande a risposta multipla (con più di un’opzione di scelta).

A ciò si è aggiunta la volontà di indagare «lo stato di percezione visiva rispetto ad alcune fonti informative (post di Facebook e Twitter)». In particolare, ciò che gli studiosi hanno fatto è stato proporre ai vari soggetti di identificare un contenuto visuale rispetto ad alcune alternative presentate, al fine di «misurare il livello di consapevolezza e di capacità distintiva degli utenti nel loro rapporto con le nuove forme di informazione emergenti», si legge ancora.

La rilevazione dei dati su infodemia e narrazioni mediali

Allo stesso modo della prima sezione, anche per raccogliere i dati sugli aspetti concernenti l’infodemia e le narrazioni mediali si è deciso di adottare come tecnica di ricerca quella dell’intervista diretta tramite questionario sul territorio nazionale, ad aprile 2020 e a febbraio 2021, con un totale di 1028 questionari somministrati e validati per entrambi i momenti in cui la rilevazione è stata effettuata.

Come pure nel caso precedente, la prima parte del questionario ha previsto una conoscenza dell’intervistato, mentre la seconda ha puntato a far emergere l’elemento che ha indubbiamente avuto una grande incidenza sugli utenti-consumatori, ossia il proprio rapporto con il COVID-19, con tutto ciò che ne è conseguito.

La cartografie dell’infosfera

Per realizzare questa terza sezione, che rappresenta quella che punta a indagare non l’opinione degli utenti bensì gli aspetti più propriamente connessi ai media broadcast e ai soggetti istituzionali, si è deciso di adottare una tecnica differente. Per raccogliere i dati si è fatto ricorso a web analytics (da gennaio a dicembre 2020), data mining e strumenti di business intelligence, come si apprende dal report, all’interno del quale si precisa inoltre che «i dati estrapolati ed in seguito validati sono in riferimento al traffico web italiano e mondiale».

Le metriche che si è deciso di analizzare, dopo aver classificato i siti web su cui condurre la ricerca, fanno riferimento a una sessione, ossia «l’insieme delle interazioni effettuate su un sito web in un determinato arco di tempo. Una sessione termina quando l’utente abbandona il sito web o dopo 30 minuti di inattività». Si è scelto, così, di prendere in considerazione: tempo per visita; visite; visitatori unici; media delle pagine visualizzate per visita; frequenza di rimbalzo.

Un aspetto particolarmente interessante relativo a questa parte della ricerca riguarda la modalità attraverso cui sono state valutate le notizie pubblicate dai vari portali: come gli studiosi hanno precisato, queste sono state valutate con un particolare strumento che «attraverso quattro gradi di valutazione stabilisce se il sito analizzato presenta le informazioni in modo oggettivo, se applica un giornalismo responsabile, se diffonde fake news o propaganda non esplicita».

Alcuni dati e insight di Infosfera 2020

Chiarite le basi teoriche su cui si fonda la ricerca e delineata la metodologia di indagine, la ricerca Infosfera 2020 mostra, attraverso ricche infografiche e tabelle, i principali dati emersi. Tra questi, alcuni risultano particolarmente interessanti[1].

Il ruolo dei social media e delle tecnologie di Rete nell’infosfera italiana e la percezione delle fake news

Provando a leggere le infografiche relative alla parte della ricerca focalizzata sull’infosfera italiana emerge come i social media e il web più in generale ricoprano un ruolo fondamentale all’interno del sistema dell’informazione.

Tralasciando telegiornali e quotidiani online che continuano a essere per il campione della ricerca ancora fonti attraverso cui informarsi (sono rispettivamente al secondo e al quarto posto), spicca non tanto la presenza al primo posto dei motori di ricerca (con cui si presume infatti che si possa accedere a differenti fonti d’informazioni e quindi istituzionali, mainstream o secondarie e “grassroots”), ma la possibilità di informarsi «attraverso i profili degli amici/conoscenti via Facebook», così come il «passaparola tra amici/conoscenti».

Infosfera 2020

Fonte: report Infosfera 2020

Per quanto riguarda nello specifico le fonti d’informazione online, dallo studio in questione emerge una predilezione per portali di informazione (45,41%) e portali di controinformazione (42,66%), come li definiscono gli studiosi, seguiti da YouTube (38,67%) e Facebook (37,87%) e leggermente più staccati motori di ricerca (27,30%), siti istituzionali (20,24%), blog (18,56%) e forum di discussione (14,97%).

In questa sezione lo studio, come già anticipato, riporta anche i dati raccolti relativi a percezione dell’informazione, reti omofiliache e loro influenza, credibilità e fiducia, così come utilizzo, fiducia, credibilità e influenza delle principali fonti informative (distinte tra online e offline).
Interessante è notare, inoltre, quale sia l’opinione degli utenti in merito alla credibilità attribuita a una notizia, unitamente all’impatto dei motori di ricerca e dei social media sul mondo dell’informazione.

La principale fotografia che ne scaturisce è quella di utenti che reputano una notizia credibile se chi la diffonde è un autore verificato esperto nell’argomento di cui si sta parlando (61,83%) o, comunque, viene presentato a livello biografico come esperto della materia (39,77%), a cui si aggiunge una fetta di utenti che ritiene credibile una notizia se al suo interno sono presenti riferimenti a ulteriori fonti giudicate attendibili (43,36%).
Importante per una parte degli utenti sembra essere il fatto che la fonte venga identificata come imparziale (33,23%) o che l’autore della notizia sia noto allo stesso utente (24,85%) e la notizia sia pubblicata su un mezzo che si conosce (24,65%).

La prima pagina dei motori di ricerca, poi, viene identificata dal campione dello studio come quella che contiene informazioni e fonti attendibili, anche se una parte di questo ritiene che tra i primi risultati vi siano i siti preferiti dagli utenti.

I social network, invece, vengono considerati come media attraverso i quali avere maggiori opportunità di apprendere nuove notizie (51,90%), così come media in cui cercare e ottenere un confronto con diversi attori, con punti di vista differenti (31,59%). Una parte del campione (33,38%) ritiene invece di trovarsi dinanzi a una molteplicità di notizie false al loro interno.

Fonte: report Infosfera 2020

Ulteriori dati di questa sezione riguardano l’incapacità di distinguere ciò che è vero da ciò che invece non lo è. Come sintetizzano le infografiche, infatti, buona parte del campione della ricerca non è stata in grado di classificare correttamente notizie, siti e profili Facebook e Twitter.

Infosfera 2020

La narrazione sul COVID-19 in un confronto tra 2020 e 2021

La seconda sezione vede un confronto tra 2020 e 2021 con un particolare riferimento alla percezione del COVID-19 e ad alcuni fenomeni a questo connessi, come per esempio l’origine del virus, la responsabilità nella diffusione dello stesso, gli aiuti umanitari ricevuti dall’Italia per fronteggiare la pandemia, la percezione della risposta del governo italiano a questa emergenza.

Il confronto risulta interessante, poiché mostra come nell’arco di soli pochi mesi alcune percezioni siano cambiate di molto. Se per esempio nel 2020 si riteneva la Cina il paese che ha offerto maggiori aiuti umanitari all’Italia (risposta valida per il 52,92% del campione), con la rilevazione del 2021 gli individui sono sembrati meno certi di queste informazioni, al punto da far rilevare la percentuale più alta per “non so” (52,68%). Allo stesso modo, nel 2020 la maggior parte del campione della ricerca (59,53%) riteneva che il virus avesse avuto origine dai pipistrelli, mentre nel 2021 la percentuale è diminuita, scendendo al di sotto del 50%, con l’evidenza di una maggiore incertezza.
Provando a interpretare questi dati, la spiegazione potrebbe allora risiedere nell’acquisizione di una maggiore consapevolezza riguardo al virus o anche nell’eccesso di informazioni riguardo all’argomento, a differenza delle fasi iniziali, così come nella possibilità di accedere a molteplici fonti d’informazione o controinformazione sull’argomento.

Infosfera 2020

Fonte: report Infosfera 2020

Questa parte della ricerca si è concentrata, inoltre, sulla frequenza di utilizzo della Rete durante la pandemia, sulle fonti informative consultate e sugli effetti riscontrati durante i periodi di lockdown. Anche in questo caso è interessante soffermarsi sul confronto tra la rilevazione del 2020 e quella del 2021, poiché alcune sensazioni e alcuni sentimenti sono cambiati sensibilmente, come mostra l’infografica riportata di seguito.

Infosfera 2020 Sensazioni COVID-19

Provando ancora a interpretare i dati, alcune delle possibili motivazioni alla base dell’aumento di percentuali relative alla preoccupazione per la propria salute o dei propri cari o ai malumori e all’irritabilità, così come all’ansia e alla frustrazione, ma anche all’apprensione a causa dell’overload informativo sull’argomento (peraltro per il 76,4% del campione nel 2021 i media italiani avrebbero contribuito a diffondere panico e ad alimentare l’infodemia), tra le varie sensazioni, potrebbero essere la percezione di una non-fine della pandemia, i ripetuti lockdown che ci sono stati nel corso del 2021, l’aumento delle informazioni sull’argomento, il lento inizio della campagna vaccinale.

 

L’informazione in Rete e il capitalismo delle piattaforme

La terza e ultima sezione, come già accennato, è focalizzata sul capitalismo delle piattaforme, mostrando attraverso infografiche le piattaforme, i social media, i motori di ricerca maggiormente utilizzati nel mondo (presente Google, ma anche Baidu e Yandex, nel primo caso; nel secondo caso vi sono YouTube, VK e Weibo; Google domina incontrastato ovviamente nel terzo caso), insieme ai principali siti web. A essere riportata, inoltre, è una mappatura relativa all’utilizzo di Wikipedia nel mondo, nella maggior parte del globo «presente nei primi 10 siti più visitati».

La sezione relativa all’informazione da parte di media mainstream si focalizza, poi, su «posizionamento, peso e credibilità dei principali network di informazione online americani» e «peso e credibilità dei principali network di informazione online italiani». Relativamente al secondo caso, Repubblica.it, Corriere.it, Mediaset.it, Ansa.it sembrano essere quelli più quotati. A essere riportata, però, è anche un’infografica relativa alle fonti online non mainstream.

Infodemia 2020

Fonte: report Infodemia 2020

Infodemia 2020

Fonte: report Infodemia 2020

Le conclusioni a cui giunge la ricerca Infosfera 2020

Lo studio, partendo dalla definizione di infosfera, da alcune precisazioni teoriche e dall’analisi del contesto italiano, tratteggia alcuni interessanti fenomeni del contemporaneo, sia da un punto di vista generale – perché si riflette sul mondo dell’informazione nella sua totalità – sia da un punto di vista specifico, con un focus sulla complessità derivante dalla diffusione del COVID-19.

Una delle principali conclusioni che sembra emergere dallo studio in questione riguarda le fake news e in particolare la difficoltà a combatterle e a eradicarle. All’interno della relazione, infatti, è possibile leggere che, in base ai dati raccolti dallo studio, «l’approvazione da parte di un gran numero di utenti aumenta la fiducia dei consumatori nelle informazioni, spesso con poca attenzione alla credibilità di coloro che effettuano le approvazioni. […] Le opinioni degli altri sono importanti, soprattutto se il messaggio proviene da una fonte che condivide le stesse caratteristiche del destinatario, se proviene dalle stesse reti omofiliache. Le comunicazioni dai gruppi a cui appartiene il destinatario hanno maggiori probabilità di essere percepite come credibili».

Questo aspetto si ricollega, dunque, a quanto analizzato in precedenza. L’omofilia delle reti rappresenta un aspetto importante sia nella ricerca di informazioni, sia nella percezione della credibilità delle stesse e sia quindi, a un livello più generale, nella distinzione tra notizie vere e notizie false.

Basandosi sui dati dello studio e su quanto riportato all’interno della relazione, inoltre, i topic che renderebbero maggiormente difficile rendersi conto di trovarsi dinanzi a una notizia falsa sarebbero «salute, immigrazione, religione e in una certa misura la politica». Questo perché si innescano meccanismi che dipendono da «emotività, chiusura nei confronti di informazioni caratterizzate da punti di vista differenti e bias di conferma […] caratteristiche fortemente presenti all’interno delle sfere di interesse su questi temi».

A ciò si aggiungerebbe un elemento importante: stando alla ricerca, gli utenti-consumatori-spettatori avrebbero maggiore difficoltà a percepire una fake news se diffusa da un media mainstream: «il condizionamento appare evidente dalla credibilità della testata per l’utenza», commentano gli studiosi. La difficoltà quindi a eradicare le notizie false e manipolate riguarderebbe quindi il mediascape in maniera ben più generale rispetto ai soli social media, complice probabilmente anche un information overload che gli utenti devono fronteggiare, sebbene poi dalla ricerca è emerso che «secondo il 25,55% degli italiani le fake news esistono da sempre ma con i social media sono più evidenti. Per il 29,99% sono l’evidenza che la rete è manipolabile». Come scrivono i curatori del report:

il problema della “fake news pollution” permane nei media professionali, che vivono l’illusione di rappresentare l’unico e insostituibile canale di informazione certificata per i cittadini. Ma il loro tentativo di fare da argine contro le fake news e di combattere i ciarlatani che imperversano nella rete appare più come una guerra di propaganda che una dimostrazione di oggettività. […] L’eccesso informativo diventa sempre più spesso causa di opacità e confusione, piuttosto che facilitare la comprensione della realtà.

Alla luce dei tanti aspetti messi in evidenza dallo studio, sia da un punto di vista teorico che da un punto di vista empirico, la sfida per il futuro prossimo secondo gli autori sarà quella di «comprendere la complessità. […] per questa umanità che dovrà scegliere che direzione prendere al bivio: cedere la sua conoscenza a un biopotere superiore dei controllori della tecnologia o vivere la tecnologia con emancipazione e libertà».

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