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Competitività di startup e imprese: l’iniziativa della Commissione europea

La Commissione europea lancia un’iniziativa volta a migliorare la competitività di startup e imprese, aumentando le misure necessarie

Competitività di startup e imprese: l’iniziativa della Commissione europea

La Commissione europea promuove l’iniziativa Startup and Scaleup, volta ad aumentare la competitività di startup e imprese. Si prevede così l’acquisizione di grandi benefici, primo fra tutti l’aumento dell’occupazione e dei posti di lavoro. È opportuno, però, fare un quadro delle possibilità, delle prospettive e delle difficoltà per le aziende.

Gli ostacoli principali alla crescita e alla diffusione di startup, secondo la consultazione pubblica lanciata dalla stessa Commissione all’inizio del 2016, risultano essere di natura regolamentare e amministrativa, legati alla scarsa possibilità di trovare partner e l’accesso ai finanziamenti risulta ancora poco scorrevole.

Per quanto riguarda la strategia per il mercato unico, la Commissione ha annunciato di voler rendere quest’ultimo sicuramente più efficiente, al fine di aumentare la competitività di startup e imprese in fase di espansione. Tra queste, quelle che mostrano un maggior numero di vantaggi e una più alta rapidità di crescita sono le imprese esperte nell’uso delle tecnologie più recenti, nelle quali sia Europa che Stati Uniti stanno pienamente investendo. Per di più, l’Unione europea sta acquisendo il ruolo di leader mondiale in alcuni settori, come l’ingegneria e l’industria automobilistica.

È in quest’ottica, infatti, che ha messo a disposizione una serie di iniziative favorevoli:

Nonostante siano stati stanziati per 140mila startup e scaleup fondi strutturali e d’investimento (fondi SIE), ancora troppe imprese non superano i 2-3 anni né tantomeno riescono a espandersi all’estero.

Questo aspetto si mostra così deludente, dato che – secondo le stime della stessa Commissione europea – se il numero di startup in espansione nell’UE fosse simile a quello degli Stati Uniti verrebbero a crearsi oltre un milione di posti di lavoro e il PIL potrebbe aumentare, in una ventina d’anni, fino a 2mila miliardi di euro.

Attualmente uno dei rischi più temuti è che queste imprese decidano di operare in ordinamenti extra Unione europea, sfruttando maggiori potenzialità di crescita. Per evitare che accada ciò è necessaria una partnership con le autorità nazionali, regionali e locali, oltre che con le startup stesse che hanno mostrato – attraverso “Scaleup Europe: A Manifesto for change and empowerment in the digital age, 2016” – di essere pronte ad impegnarsi in tal senso.

Competitività di startup e imprese: i progetti della Commissione

L’iniziativa della Commissione europea si basa, in sunto, su:

  • un approccio coordinato trasversale a tutte le politiche dell’UE;
  • una serie limitata e mirata di misure concrete;
  • la partnership.

Entro il 2017 la Commissione intende presentare uno sportello digitale unico che consenta un facile accesso online a informazioni, procedure elettroniche, assistenza, servizi di consulenza e di risoluzione dei problemi per i cittadini e le imprese. Contemporaneamente, dato che molte delle preoccupazioni delle startup derivano anche dagli oneri fiscali, si impegna a modernizzare e semplificare il sistema relativo all’imposta sul valore aggiunto (IVA) che si applica al commercio transfrontaliero.

Non tralascia in alcun modo il diritto societario e la normativa in materia di insolvenza, adottando uno strumento legislativo che consentirà di:

  • offrire quadri di ristrutturazione negli Stati membri per evitare l’insolvenza;
  • garantire una seconda opportunità per gli imprenditori mediante un ripianamento dei loro debiti;
  • migliorare l’efficienza delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e ripianamento.

I SETTORI DA INCENTIVARE PER GARANTIRE NUOVE OPPORTUNITÀ

L’Europa, assieme agli Stati membri, può garantire alle startup e alle scaleup un sostegno nei seguenti settori:

  • networking con i giusti partner (investitori, partner commerciali, università, centri di ricerca);
  • accesso a opportunità commerciali come gli appalti pubblici;
  • assunzione di dipendenti appropriati.

Il primo settore è il frutto del desiderio della Commissione di creare vere e proprie comunità”, mediante eventi, piattaforme, cluster di imprese, reti ed “ecosistemi” di sostegno locali e regionali. È qui che la “Startup Europe Initiative” è emersa come un marchio riconosciuto ed efficace. Una tra le più produttive comunità è quella istituita dall’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) legata ai settori tematici delle TIC, dell’energia, del cambiamento climatico, della sanità e delle materie prime.

Il secondo punto, ovvero l’accesso agli appalti pubblici, invece, può facilitare l’espansione delle attività, con un mercato da 2mila miliardi di euro. Questo potenziale non è però ancora adeguatamente utilizzato; i risultati della stima della stessa Commissione europea evidenziano che le PMI hanno vinto appalti in numero 2,5 volte superiore rispetto agli appalti standard, mentre gli appalti transfrontalieri sono stati aggiudicati in numero 15 volte superiore rispetto alla media degli appalti pubblici in Europa. Bisogna quindi spingere le amministrazioni aggiudicatrici a sfruttare le opportunità di mercato e i nuovi strumenti in materia di appalti, come consultazioni preliminari di mercato e partnership.

L’ultimo, ma non meno importante, riguarda l’assunzione di dipendenti appropriati. La loro principale caratteristica sarebbe quella di possedere le giuste competenze, in particolare tecniche, finanziarie e digitali. Non sono da sottovalutare però anche la mentalità imprenditoriale e le competenze di gestione e leadership.

Uno degli strumenti più validi e ampiamente conosciuti per incentivare la nascita e la crescita di imprese è Horizon 2020, che ha permesso all’UE di sostenere l’innovazione in maniera sempre più mirata. I punti cardine sono stati l’aumento dei progetti dimostrativi, l’accesso agevolato a centri di sperimentazione e impianti pilota, le azioni in materia di appalti innovativi e gli strumenti finanziari rafforzati. Nonostante ciò, si è sentita in dovere di apportare alcune modifiche nel programma, garantendo una piena adozione di un approccio dal basso verso l’alto, un accesso facilitato delle startup al sostegno finanziario e tecnico, una maggiore attenzione alle innovazioni pionieristiche e creatrici di mercato e dotate di potenzialità di espansione.

Le innovazioni pionieristiche ovviamente hanno bisogno di un’attenzione e una tutela in più. Proteggere quindi i diritti di proprietà intellettuale (DPI) diventa una priorità, considerando anche che solo il 9% delle PMI europee li sfrutta. Spesso ciò impedisce a queste imprese di sfruttare i grandi benefici potenziali dei loro sforzi di innovazione. Inoltre, coloro che utilizzano attivamente la proprietà intellettuale generano il 32% di utili in più e quindi un maggiore e più qualificante compenso.

Da non sottovalutare un altro aspetto che ormai, a livello globale, sta diventando una necessità: l’attenzione al sostenibile e al sociale: nello specifico, il commercio equo, l’apprendimento a distanza, i trasferimenti di denaro, l’integrazione degli immigrati e gli alloggi a zero emissioni di carbonio. Non a caso, un modello imprenditoriale che riesce a combinare efficienza economica e obiettivi di tipo sociale dimostra di essere molto più resiliente. Esistono quindi molti progetti, bandi, fondi volti a favorire questo aspetto.

L’ULTIMO E IMPORTANTE SCOGLIO: L’ACCESSO AI FINANZIAMENTI

Quelli evidenziati non sono gli unici ostacoli: l’ultimo scoglio su cui la Commissione sente di dover intervenire, per incrementare la competitività di startup e imprese, è l’accesso ai finanziamenti. Attualmente i fondi europei di venture capital non sono in grado di aiutare come dovrebbero le startup a diventare imprese a media capitalizzazione e quindi attori globali. A sottolinearlo è lo studio “Assessing the Potential for Investimenti UE in Venture capital and Other Risk Capital Fund of Funds” che abbraccia il periodo 2007-2012 e paragona il sostegno europeo e quello americano.

La Commissione si muoverà così con l’obiettivo di aumentare il bilancio per il FEIS e per il COSME, rafforzando gli strumenti finanziari già esistenti e tentando di offrire ulteriori finanziamenti per quelle aziende che si trovano soprattutto in fase di avvio o di sviluppo. Nel frattempo continuerà a monitorare gli incentivi fiscali per gli investimenti in startup e scaleup.

In fine, tra il 2017 e il 2018 la Commissione ha deciso di controllare la creazione di mercati di crescita per le aziende, offrendo una nuova categoria di sistemi multilaterali di negoziazione cui sarà data forma giuridica dalla direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MiFID II).

Tutti questi obiettivi e tutti i progetti citati, finalizzati ad accrescere la competitività di startup e imprese rientrano in un piano davvero ampio ma necessario che cerca l’approvazione e il sostegno di tutte le importanti istituzione europee e degli Stati membri. È chiaro quindi che, sebbene siano già state adottate molte misure che possano favorire lo sviluppo delle startup, il percorso è ancora lungo.


Francesca Paola Esposito
A cura di: Francesca Paola Esposito Autore Inside Marketing
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