Giovedi 16 Agosto 2018
ComunicazioneInstagram Stories: quale futuro per il visual journalism?

Instagram Stories: quale futuro per il visual journalism?

Contenuti temporanei come le Instagram Stories cambiano il modo di fare visual journalism. Tre esempi virtuosi dal giornalismo americano.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Instagram Stories: quale futuro per il visual journalism?

Chi lo ha detto che i contenuti temporanei, quelli che “spariscono” dopo 24 ore sul modello Snapchat, sono solo un modo per strizzare l’occhio a un target di utenti più giovani? Già il lancio di Discover, sezione di Snapchat dedicata alle news, qualche tempo fa e ora un uso sempre più diffuso delle Instagram Stories dimostrano come contenuti simili offrono possibilità nuove anche ai soggetti media più tradizionali.

Il successo del visual journalism, considerato tra l’altro uno degli antidoti più potenti a bufale e notizie non verificate sulla Rete, costringe ad apprezzare la velocità di strumenti come le Instagram Stories o gli snap e la loro grammatica di semplicità e immediatezza che spesso non richiede lavoro di post-produzione. Si tratta di sfruttare la possibilità di postare contenuti istantanei per coprire “in diretta” notizie in fieri con aggiornamenti rapidi o per fidelizzare i propri “lettori” con un gioco di teaser e retroscena, oltre che per un discorso di personal branding se dalla routine di redazione si passa a considerare il lavoro del singolo giornalista.

Instagram Stories: tre esempi virtuosi

Qualche esempio di come si possano sfruttare i contenuti temporanei per fare informazione viene dal giornalismo americano, come sottolinea il Nieman Lab. Testate come il New York TimesNational Geographic e Sport Illustrated, infatti, sono tra le prime ad aver sviluppato strategie social che contemplano l’uso di Snapchat e Instagram Stories, spesso con chiare differenze tra un social e l’altro, calibrate a seconda delle rispettive audience o del modo diffuso di “stare” sulla piattaforma. L’unica parola d’ordine? Sperimentazione: come sempre quando si tratta di social, infatti, il modo migliore per produrre un contenuto di successo è provare.

Il New York Times, per esempio, già da tempo usa Snapchat per postare aggiornamenti live, specie se da giornalisti “sul campo” che possano dare notizie di prima mano. Con le Instagram Stories, invece, l’intento è di fare un passo avanti nella direzione di un fotogiornalismo di qualità. «Proveremo a dare alle Instagram Stories un’impronta estetica in più – spiega, infatti, la social media editor del New York Time al Nieman Lab – e diventeranno lo strumento privilegiato dei nostri premi Pulitzer per giornalismo e video-editing». Le “storie” pubblicate sull’account Instagram ufficiale, del resto, sono fin qua tutte di fotografi, operatori video e redattori «che già in passato avevano dimostrato di avere occhio per il giornalismo visivo», continuano dal New York Times.

Anche la strategia social del National Geographic appare in questo senso interessante: da sempre, infatti, oltre ad avere un team di fotografi tra i più premiati a livello internazionale, la testata punta su un apparato grafico notevole per le sue notizie e, qualche volta, le foto sono la notizia stessa. «La cosa veramente interessante di strumenti come le Instagram Stories – sottolinea il direttore della fotografia di National Geographic – è che offrono possibilità infinite per lo storytelling, lasciando al fotografo la possibilità di raccontare la storia in questione ben oltre il singolo scatto. Nel nostro caso significa avere spazio per video, interviste, ritratti». Le prime storie su Instagram di National Geographic, così, sono state quelle di un festival polacco di cultura vichinga e, neanche a dirlo, hanno spopolato tra gli utenti.

L’utilizzo più interessante delle Instagram Stories, però, sembra averlo fatto fin qui Sport Illustrated, complice la concomitanza con le Olimpiadi di Rio 2016. La testata sportiva ha fatto dell’obbligo di postare immagini scattate massimo 24 ore prima imposta dal social una trovata per un contenuto unico: una sorta di scraptbook dei momenti migliori, sportivamente parlando, della giornata precedente. «C’erano così tante foto nelle nostre gallery sul sito – raccontano dalla sezione digital e video di Sport Illustrated – che abbiamo deciso di far scegliere ai nostri photoeditor 10/15 dei momenti migliori della giornata da condividere su Instagram Stories. In questo modo avremmo dato alla gente, appena alzata, una pillola di 30/45 secondi di quella che era stata la giornata olimpica precedente». La strategia social di Sport Illustrated, però, ha da insegnare anche dal punto di vista estetico. Il giornalismo sportivo, infatti, da sempre ha dovuto fare i conti con esigenze grafiche e specifiche dello sport in molti casi contrastanti: l’orientamento orizzontale, infatti, è quello prediletto sia su carta che per le gallery, mentre in alcuni sport come il basket il grosso delle azioni sono giocate in verticale. In questo senso, quindi, il “limite” di soluzioni come le Instagram Stories o gli snap da girare rigorosamente in verticale si trasforma nell’opportunità di uno storytelling completamente nuovo e unico nel suo genere.

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