Intelligenza artificiale e imprese: quali le migliorie?

Tecnologie predittive, super programmatori e un nuovo modo di intendere i big data: ecco come l'intelligenza artificiale cambierà l'impresa.

Intelligenza artificiale e imprese: quali le migliorie?

Capita, spesso erroneamente, di non considerare l’intelligenza artificiale come un qualcosa del nostro tempo e delle nostre vite. Eppure nel 2015 molte compagnie hanno investito miliardi di dollari in progetti strettamente legati a questo campo, con le big dell’IT che hanno fatto a gara per acquisire startup con i migliori esperti di A.I.. Il fattore interessante è che in questo ramo, per una volta, insieme ai classici nomi troviamo una folta schiera di nuove aziende. Come potrebbero, nello specifico, le intelligenze artificiali aiutare le imprese a crescere e migliorare?

Prevedere malfunzionamenti

Oltre a riscuotere molto successo nel campo delle IT, le intelligenze artificiali sono molto gettonate anche in quello medico. Nel caso della e-health, l’obiettivo principale sarebbe quello di arrivare quanto prima ad un tipo di tecnologia predittiva che possa prevedere, quindi, di cosa e quando ci si ammalerà. Tutto questo sarà possibile grazie alla presenza di algoritmi che la macchina memorizzerà attraverso il processo di machine learning, in grado di fare delle correlazioni tra i sintomi descritti dal paziente e le caratteristiche della malattia. Tutto ciò sarebbe applicabile anche al campo delle tecnologie dell’informazione: gli algoritmi invece delle malattie dovrebbero essere capaci di anticipare eventuali guasti ai sistemi informatici evitando problemi all’impresa.

Un nuovo alleato nel contrastare il cyber-crimine

Oggi qualsiasi tipo di informazione aziendale, che si tratti di un brevetto o di semplice dato, necessita di essere protetto per tutelarsi dai cyber-attacchi. Un’eventuale appropriazione di informazioni aziendali o, peggio, dei dati sensibili della propria clientela potrebbe costare cara in termini di reputazione. Ma in che modo le A.I. possono aiutare un’impresa nel prevenire attacchi da parte di malintenzionati? Con applicazioni di machine learning: quando hanno appreso la struttura delle reti e dei dispositivi connessi, in caso di anomalie – grazie ad una rapida scansione – dovrebbero essere in grado di verificare se la deviazione è causata da un agente esterno. La rapidità nell’effettuare scansioni e nell’apprendimento potrebbe offrire alle imprese un ottimo sistema di prevenzione per minacce esterne. Ci ha già provato la startup israeliana Deep Instinct: attraverso l’utilizzo di reti neurali e deep learning viene creata una rete che apprende dai dati che ha a disposizione: all’aumentare dei dati acquisiti, diminuisce il pericolo di subire un attacco.

I big data dipenderanno dalle intelligenze artificiali

L’aumento di dispositivi IoT nelle nostre vite ha comportato un incremento del numero di dati raccolti dai vari device. Si presume che la quantità da elaborare sarà addirittura superiore alla capacità dell’uomo di dar loro un senso. Risulterebbe difficile, quindi, gestire una complessa rete globale IoT che produce, raccoglie e distribuisce informazioni senza l’ausilio di una mente al centro della rete in grado di elaborare il tutto. Questi sistemi, quindi, dovranno essere capaci di dare un significato anche a quelle informazioni che oggi non vengono prese in considerazione perché non si è a conoscenza di un metodo per trarne profitto ed in un mondo dove i big data sono ovunque la rapidità nell’elaborazione di un significato risulta fondamentale.

I super programmatori

Il problema paventato da molti scettici riguardo questa nuova tecnologia riguarda anche la creazione di un monopolio tecnologico. Trattandosi di sistemi informatici in grado di acquisire dati autonomamente, come già accade per gli assistenti digitali, cosa accadrebbe se una rete neurale fosse in grado di acquisire, memorizzare ed elaborare interi database di codici e sistemi operativi? Sicuramente il lavoro dei programmatori verrebbe agevolato dall’interazione con sistemi di A.I., rendendoli così più produttivi ed efficienti.

Intelligenza artificiale nei data center

Le intelligenze artificiali hanno come peculiarità quella di potersi adattare a qualsiasi ambito e ambiente ed i data center non fanno eccezione. Le compagnie proprietarie di queste strutture vastissime, contenenti server sempre in funzione per permettere agli utenti l’accesso alla Rete e alle piattaforme, hanno da sempre come obiettivo quello di ridurre il consumo energetico di tali costruzioni. Dopo aver acquisito DeepMind, Google, ad esempio, utilizza con successo l’A.I. sviluppata dalla startup per gestire gli impianti di raffreddamento, dimostrando come si sia risparmiato il 15% sui costi energetici.


Giuseppe Petrellese
A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing
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