MacroambienteIntelligenza artificiale per le imprese: tutti i vantaggi per il futuro delle aziende

Intelligenza artificiale per le imprese: tutti i vantaggi per il futuro delle aziende

L'intelligenza artificiale per le imprese può rivoluzionare il modo di percepire l'innovazione e incrementare i vantaggi di un intero stato.

Intelligenza artificiale per le imprese: tutti i vantaggi per il futuro delle aziende

L’intelligenza artificiale permea ormai la nostra quotidianità tra robot, chatbot, tecnologie predittive, un nuovo modo di intendere i big data e sistemi ad apprendimento automatico. Moltissime aziende e centri di ricerca universitari, infatti, lavorano alla creazione e alla programmazione di tecnologie dalla qualità sempre più elevata e dalle prestazioni migliori. L’intelligenza artificiale dimostra, infatti, la propria poliedricità: dal cognitive search per migliorare la gestione delle informazioni in azienda all’AI come strumento di marketing, fino ad arrivare ai chatbot utilizzati soprattutto dalle compagnie telefoniche. «È una rivoluzione che cambierà il mondo aziendale. Viaggiamo alla velocità della legge di Moore. Ogni 18 mesi raddoppia la potenza di calcolo dei microprocessori e spesso non riusciamo a prevedere questa trasformazione esponenziale. Il tema oggi è quindi la velocità e come interpretare il cambiamento secondo un’ottica di business», afferma Davide Casaleggio. La sua società di consulenza ha infatti condotto la ricerca “Artificial Intelligence Business Evolution: l’intelligenza artificiale come acceleratore della digital transformation“, che ha posto la propria attenzione sull’intelligenza artificiale per le imprese.

Nell’indagine viene sottolineato l’impatto economico di una simile scelta, affatto trascurabile, mostrando quanto il mercato mondiale dell’intelligenza artificiale vale oggi: la cifra è da capogiro, poiché raggiunge già i 18,3 miliardi di dollari. Stime del genere fanno facilmente presupporre che l’AI potrebbe addirittura raddoppiare la crescita del PIL italiano, il tutto in meno di dieci anni. Si potrebbero raggiungere circa 200 miliardi di euro di valore aggiunto ogni anno.

Tra il progettare e l’agire, però, c’è un abisso e per un’azienda non è affatto semplice rimanere al passo con i tempi, implementare le proprie competenze e strumentazioni e arrivare, quindi, a utilizzare l’intelligenza artificiale per le imprese. Qui dovrebbe entrare in gioco lo stato che dovrebbe in prima persona – secondo Casaleggio – aiutare le aziende. Alle imprese spetterà “solo” il compito di racimolare e possedere un capitale privato, fondamentale per sostenere qualsiasi tipo di progetto. «Serve un ecosistema di venture capital forte. Raccogliamo 1/5 rispetto alla Spagna e 1/20 rispetto alla Francia. Per crescere questo deve cambiare e un primo passo è sicuramente legato alla cultura. Le imprese devono predisporre una strategia di adozione dell’intelligenza artificiale e lavorare d’anticipo sulla concorrenza estera», sottolineano ancora dall’azienda.

Un alleato nel contrastare il cyber-crimine

Oggi qualsiasi tipo di informazione aziendale, che si tratti di un brevetto o di semplice dato, necessita di essere protetto per tutelarsi dai cyber-attacchi. Un’eventuale appropriazione di informazioni aziendali o, peggio, dei dati sensibili della propria clientela potrebbe costare cara in termini di reputazione. In che modo, però, l’adozione dell’intelligenza artificiale per le imprese può aiutare a prevenire attacchi da parte di malintenzionati? Sicuramente servendosi di applicazioni di machine learning: dopo aver appreso la struttura delle reti e dei dispositivi connessi, in caso di anomalie – grazie ad una rapida scansione –, dovrebbero essere in grado di verificare se la deviazione è causata da un agente esterno. La rapidità nell’effettuare scansioni e nell’apprendimento potrebbe offrire alle imprese un ottimo sistema di prevenzione per minacce esterne. Ci ha già provato la startup israeliana ‘Deep Instinct’: attraverso l’utilizzo di reti neurali e deep learning viene creata una rete che apprende dai dati che ha a disposizione: all’aumentare dei dati acquisiti, diminuisce il pericolo di subire un attacco.

Intelligenza artificiale per le imprese: essenziale per le campagne marketing

Le intelligenze artificiali hanno come peculiarità quella di potersi adattare a qualsiasi ambito e ambiente ed i data center non fanno eccezione. Le compagnie proprietarie di queste strutture vastissime, contenenti server sempre in funzione per permettere agli utenti l’accesso alla rete e alle piattaforme, hanno da sempre come obiettivo quello di ridurre il consumo energetico di tali costruzioni. Dopo aver acquisito ‘DeepMind’, Google, ad esempio, utilizza con successo l’AI sviluppata dalla startup per gestire gli impianti di raffreddamento, dimostrando come si sia risparmiato il 15% sui costi energetici.

Quindi è proprio grazie alla sua estrema versatilità che i professionisti del marketing hanno cominciato a comprendere come sfruttare l’intelligenza artificiale per le imprese. Sarebbe, così, più facile raggiungere nel 2018 il successo, migliorando anche in maniera significativa il ROI delle proprie campagne pubblicitarie. ‘Sizmek’, per esempio, impegnata a migliorare le proprie esperienze di advertising, ha commissionato a ‘Forrester’ un’indagine sull’argomento. È emerso che il 72% dei CMO e dei direttori marketing italiani prevede di aumentare l’uso di tale tecnologia nel corso del prossimo anno.

Come, però, più nel dettaglio può apportare vantaggi nel campo del marketing e della comunicazione? Lo studio mostra le azioni attualizzabili con l’introduzione (o l’aumento) dell’AI:

  • consentire ai marketer di utilizzare senza limiti la grande quantità di dati di cui sono in possesso, automatizzando l’analisi dei dati e l’elaborazione degli insight;
  • permettere ai marketer di consegnare progetti ad hoc, basati sulle preferenze degli utenti con messaggi maggiormente mirati ed efficaci;
  • aumentare l’efficacia della media execution ottimizzando in questo modo le campagne attraverso l’intero customer journey e migliorando le performance e il ROI.

Il 62% dei professionisti italiani, però, teme che il proprio team non possieda l’expertise necessario per integrare il machine learning. Questa consapevolezza non deve però essere interpretata negativamente: apre la prospettiva di nuove assunzioni e di ricerca di figure talentuose in grado di ricoprire tale ruolo ormai fondamentale all’interno di un’azienda.

Big data e malfunzionamenti: come migliorare le imprese

Le intelligenze artificiali sono molto gettonate anche in campo medico. Nel caso della e-health l’obiettivo principale sarebbe quello di arrivare quanto prima ad un tipo di tecnologia predittiva che possa prevedere, quindi, di cosa e quando ci si ammalerà. Tutto questo sarà possibile grazie alla presenza di algoritmi che la macchina memorizzerà attraverso il processo di machine learning, in grado di effettuare delle correlazioni tra i sintomi descritti dal paziente e le caratteristiche della malattia. Tutto ciò sarebbe applicabile anche al campo delle tecnologie dell’informazione: gli algoritmi invece delle malattie dovrebbero essere capaci di anticipare eventuali guasti ai sistemi informatici evitando problemi all’impresa.

L’aumento, poi, di dispositivi IoT nelle nostre vite ha comportato un incremento del numero di dati raccolti dai vari device. Si presume che la quantità da elaborare sarà addirittura superiore alla capacità dell’uomo di dar loro un senso. Risulterebbe difficile, quindi, gestire una complessa rete globale IoT che produce, raccoglie e distribuisce informazioni senza l’ausilio di una mente al centro della rete in grado di elaborare il tutto. Questi sistemi, quindi, dovranno essere capaci di dare un significato anche a quelle informazioni che oggi non vengono prese in considerazione perché non si è a conoscenza di un metodo per trarne profitto ed in un mondo dove i big data sono ovunque la rapidità nell’elaborazione di un significato risulta fondamentale.

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