Martedi 18 Dicembre 2018
MarketingIntelligenza artificiale e marketing: quali le novità?

Intelligenza artificiale e marketing: quali le novità?

Intelligenza artificiale, apprendimento automatico e robot applicati al marketing. Gli individui sono pronti a questi cambiamenti?


Giuseppe Petrellese
A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing
Intelligenza artificiale e marketing: quali le novità?

L’intelligenza artificiale è ormai da considerare come una tecnologia del presente. Moltissime aziende come IBM e Google o anche centri di ricerca universitari come quello del MIT si stanno cimentando nella creazione e nella programmazione di tale tecnologia. In particolare, il punto di forza è la sua versatilità: può essere utilizzata, infatti, in ambienti differenti fra loro, come quello domestico o industriale, ma negli ultimi tempi la si sta testando anche nel marketing.

Quando si parla di robot, intelligenza artificiale, chatbot e sistemi ad apprendimento automatico si finisce sempre con il trattare queste tecnologie con diffidenza e paura, poiché secondo molti l’automazione creerebbe un aumento della disoccupazione: secondo il rapporto redatto da Forrester, l’intelligenza artificiale ed i robot dovrebbero rimpiazzare il 7% dei lavoratori statunitensi.

COME SI APPLICA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL MARKETING?

In molti hanno provato a dare una definizione di intelligenza artificiale: Stuart Russell, professore di Informatica presso l’Università della California, descrive questa tecnologia come uno studio di metodi per rendere intelligenti le azioni svolte dai computer. In particolare la si potrebbe considerare come un albero, i cui rami sono l’apprendimento, il ragionamento, la percezione, la pianificazione, la comprensione del linguaggio e la robotica

L’apprendimento automatico, invece, andrebbe considerato come una tipologia di intelligenza differente, poiché in grado di apprendere, appunto, autonomamente e, di conseguenza, crescere senza l’aiuto di un programmatore. Le macchine che sfruttano il machine learning, quindi, sarebbero più veloci nell’apprendimento rispetto ad altri computer e sarebbero per questo motivo capaci di svolgere in pochi giorni delle operazioni che in norma richiederebbero anni. 

Pedro Domingos, docente e ricercatore di machine learning dell’Università di Washington, si riferisce all’intelligenza artificiale come all’obiettivo da raggiungere, al pianeta su cui siamo diretti; l’apprendimento automatico, quindi, è la navicella che ci porterà a destinazione, mentre i big data sono il nostro carburante. Il ricercatore prevede che nell’arco di dieci anni il machine learning sarà utilizzato in numerosi altri ambiti aziendali oltre al marketing. Osservando grandi compagnie come Amazon e Google è possibile constatare come già in ogni piccolo settore aziendale sia presente l’intelligenza artificiale.

Un esempio di quanto siano grandi le potenzialità di questa innovazione ce lo fornisce la compagnia di Jeff Bezos, dove un terzo del business è guidato da una funzione gestita da macchine ad apprendimento automatico: si tratta, in particolare, degli acquisti raccomandati. Un’altra compagnia che sfrutta bene questa tecnologia è Netflix: infatti, il 75% di film e serie TV viste dagli utenti è suggerito dal sistema di raccomandazione.

La piattaforma eCommerce di Seattle sta pensando ad un nuovo metodo di vendita dei propri prodotti: grazie ai dati degli utenti, raccolti soprattutto attraverso i chatbot e gli assistenti digitali, la compagnia potrebbe essere in grado di anticipare i bisogni dei propri clienti. Oggi attraverso i big data e gli algoritmi è possibile conoscere notevolmente meglio i propri clienti, fino a riuscire a prevedere cosa desiderino acquistare.

Markus Giesler, capo del dipartimento Marketing alla Scuola di Business di York, parla di come gli esseri umani siano in qualche modo sempre stati interessati al concetto di intelligenza artificiale, anche prima della comparsa di HAL 9000; anche prima del Medioevo c’è sempre stato il desiderio di saperne di più su quello che lui chiama “tecnologia con uno spirito”. L’intelligenza artificiale non è sicuramente un’innovazione “recente”, ma ciò che sorprende di più è vedere che solo in questo momento ci si stia rendendo conto delle sue enormi potenzialità e ciò che è cambiato in questi anni è solamente un fattore: la consapevolezza, soprattutto nel marketing.

IN QUALE DIREZIONE SI STA ANDANDO?

Questa consapevolezza sulle reali possibilità di utilizzo di AI nel marketing è nata nel 2012 con il caso che ha visto come protagonisti una giovane ragazza ed il sito Target: il portale suggeriva l’acquisto di articoli per neo mamme, ma in quel momento il computer era utilizzato dal padre della giovane che ha così scoperto della gravidanza della figlia. La vicenda ha ricevuto molte attenzioni, soprattutto dalle varie aziende: in un rapporto del 2016 risulta che il 68% dei CMO ha intenzione di pianificare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per la propria compagnia ed il 55% si aspetta un impatto maggiore sulla comunicazione e il marketing rispetto a quello che c’è stato con i social media.

Gli esperti, osservando la velocità con la quale queste AI progrediscono, prevedono rapidi cambiamenti in ambiti come quelli del marketing e business, consigliando ai venditori di non farsi trovare impreparati. Consiglio che numerose aziende hanno colto in tempo: infatti, dal 2012 l’impiego di questa tecnologia è aumentata e i trend futuri indicano che sarà sempre più utilizzata non solo nel settore marketing, ma anche in quello dell’intrattenimento o della salute, grazie ai chatbotL’evoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe anche cambiare il concetto di chi siamo ma, soprattutto, il modo di interagire tra cliente e venditore attraverso questi nuovi strumenti tecnologici.

LE MACCHINE CI RUBERANNO IL LAVORO?

Bill Gates, in un’intervista rilasciata a Quartz, ha affermato che le aziende produttrici di robot e automi dovrebbero essere tassate dal governo per sostenere il welfare del paese. Il fondatore di Microsoft sostiene che ci saranno sicuramente delle tasse legate a questo processo di conversione di posti di lavoro. L’idea è che le aziende continuino a pagare le tasse che normalmente pagano per lavoratori umani, per sostenere il welfare statale.

Secondo il “Report sull’automazione, l’occupazione e la produzione“, elaborato dal McKinsey Global Institute, il 50% dei lavori svolti attualmente dagli umani rischia di essere sostituito completamente da robot ed AI. Oltre a perdere numerosi posti di lavoro, si potrebbero perdere milioni e milioni di dollari in salari a livello globale, ma non prima del 2055

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