Intelligenza artificiale, non più soltanto fantascienza

L'intelligenza artificiale non è più soltanto questione di fantascienza: oggi è possibile, ad esempio, creare esseri digitali simili ad umani

Intelligenza artificiale, non più soltanto fantascienza

Se nel 2001 era solo il titolo di un film diretto da Steven Spielberg, basato su un progetto di Stanley Kubrick, oggi l’intelligenza artificiale o IA – con cui si intende la capacità di un computer di fare ragionamenti e svolgere funzioni caratterizzanti dell’essere umano – ci semplifica la vita ed è uno strumento con il quale interagiamo continuamente e quotidianamente anche senza rendercene conto, come ad esempio con:

  • assistenti virtuali come Siri o Google Now, sempre pronti con gentilezza e cordialità a darci informazioni ed indicazioni di qualsiasi tipo: basta chiedere. Grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale questi software riconoscono il linguaggio imparando anche col tempo le nostre esigenze e le nostre abitudini;
  • videogiochi che usando algoritmi di IA permettono a personaggi, paesaggi e storie di evolvere a seconda della volontà del giocatore creando vicende sempre nuove. Tra questi gli sparatutto sono i più diffusi;
  • giornalisti virtuali, cioè personaggi elettronici che scrivono notizie al posto di professionisti in carne ed ossa; alcuni siti come Fox e Yahoo usano già questi sistemi automatici per redigere brevi articoli che riguardano sport e finanza;
  • automazione domestica, cioè sistema che gestisce la temperatura, l’illuminazione dell’appartamento in base alle abitudini dei proprietari. Ad esempio esistono persiane elettriche collegate allo smartphone che si aprono e si chiudono in base alla presenza o assenza in casa dell’utente; termostati come Nest di Google che captano il numero di persone in casa e ottimizzano le funzioni di riscaldamento per evitare di consumare energia inutilmente;
  • sistemi di raccomandazione: seguendo i nostri gusti e le nostre preferenze riguardo a film, serie TV, programmi musicali, questi sistemi di IA ci suggeriscono cosa acquistare presso aziende online che offrono questi contenuti, come Netflix o Spotify.

Questi esempi aiutano a riflettere su come sia cambiato lo scenario online ma anche su come le macchine e i sistemi elettronici entrino sempre più a far parte della vita dell’uomo, innovandosi ed offrendo servici unici, come la possibilità di descrivere immagini di Facebook a non vedenti oppure l’eventualità di apportare cambiamenti alla customer care.

Impossibile non menzionare, poi, a tal proposito Deep Mind, la startup londinese basata proprio sull’intelligenza artificiale e acquistata da Google nel 2014: per la prima volta un sistema elettronico, senza ricevere input, ha trovato soluzioni a problemi semplici come, per esempio, pianificare il percorso più breve e semplice fra due stazioni distanti della Metro di Londra.

Un altro esempio, che ha spopolato sul web e diviso l’opinione degli utenti, è quello che vede coinvolti Eugenia e Roman, due ragazzi bielorussi legati da una profonda amicizia. La 29enne Eugenia Kuyda è oggi startupper nella Silicon Valley e nonostante la grande distanza continua a comunicare con il suo migliore amico. Sembrerebbe tutto normale, ma in realtà Roman è morto in un incidente stradale a Mosca nel 2015. Lasciatasi trasportare dalla nostalgia e dalla malinconia, la giovane maga del web ha pensato di riportare in vita il suo amico grazie ad algoritmi di IA.

Eugenia stava lavorando già da due anni ad un progetto che aveva l’obiettivo di creare chatbot, ovvero programmi che simulano la conversazione fra un computer ed un essere umano; la sua startup, Laka.ai, nel 2014 aveva raggiunto risultati importanti e circa 4.4 milioni di dollari provenienti da investitori della Silicon Valley che credevano in quelle idee. Se inizialmente, però, lo scopo era soltanto quello di fornire consigli agli utenti riguardo ai migliori ristoranti della zona in base ai gusti personali, successivamente è diventato quello di riprodurre la personalità di un essere umano attraverso le chat.

Il progetto si chiama Replika ed è un bot che assorbe la personalità dell’utente attraverso le sue parole; Eugenia, infatti, ha pensato di recuperare le conversazioni con Roman per riprodurre un essere digitale con le caratteristiche del sue amico con cui poter ancora parlare. L’algoritmo ricava le parole chiave delle conversazioni passate, così da fornire risposte quanto più vicine a quelle che avrebbe fornito realmente il giovane.

Nel 2016 il progetto è stato ultimato e il giovane Roman ha così preso vita: «L’ho fatto per me, ma anche per conservare in futuro la memoria “vivente” dei nostri cari», ha dichiarato Eugenia Kuyda.

Diverse sono state le critiche al progetto non considerato un esperimento positivo. In ogni caso, la fantascienza si sta avvicinando sempre di più alla realtà, grazie alla tecnologia e alla fantasia di menti geniali che riescono ad andare oltre l’immaginario comune.


A firma di: Martina Eboli Contributor
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Corsi Formazione

Tutti i corsi
Le vostre Opinioni
MacroambienteIntelligenza artificiale, non più soltanto fantascienza