Internet, anatema del filosofo Han: "Siamo uno sciame digitale"

Il filosofo Byung-Chul Han ha pubblicato il saggio: "Nello sciame" , nel quale scaglia violenti anatemi contro Internet e la società digitale.

Internet, anatema del filosofo Han:

Se in passato la società era caratterizzata da una folla rivoluzionaria di masse unite, oggi non vi è null’altro che uno sterile “sciame digitale”, un insieme di individui irretiti nel Web ma profondamente soli, egoisti ed innocui. Parola del filosofo tedesco-sudcoreano, l’apocalittico Byung-Chul Han. Dopo i successi editoriali “La società della stanchezza” e “La società della trasparenza”, egli ha di recente pubblicato quello che è forse il suo saggio più elevato: “Nello sciame”, in cui scaglia violenti anatemi contro le nuove tecnologie, specie Internet. Ed è proprio in questo libro che esprime una serie di chiavi di lettura indispensabili per analizzare la nostra società. Secondo l’autore, “allo sciame manca l’anima e lo spirito della folla” profetizzata da Le Bon, perché essa “marciava in un’unica direzione, formando massa e, dunque, riusciva a conquistare potere”, mentre oggi lo sciame non si raduna fisicamente e “non sviluppa un’unica voce, un Noi” efficace. Insomma: l’uomo postmoderno è un anonimo “Qualcuno”, a differenza del “Nessuno” di mcluhaniana memoria.

In un’intervista rilasciata a Repubblica.it, Han ha dichiarato: “Lo sciame digitale non crea un pubblico. Non conduce al dialogo o al discorso, che è il cuore di una democrazia. Una vera comunità democratica non è né massa né sciame, ma un pubblico che discute. […] Il mezzo digitale non unisce ma divide, distrugge le basi della comunità e della cittadinanza”. Infatti, per il filosofo Internet ha reso la nostra società vuota, nevrotica e narcisistica, distruggendo la sfera pubblica classica. Così, l’unica democrazia possibile oggi è quella che usa il “mi piace” per esprimere individualismo e messa in mostra. Ma non è tutto. Han ha una spiegazione anche per le indignazioni online e le shitstorm (tempeste di sterco) generate dagli internauti: “Il mezzo digitale è strettamente legato a uno stato di eccitazione. In passato, se si voleva contestare qualcuno, bisognava procurarsi carta e francobollo, scrivere una lettera, imbustarla, eccetera. Un lungo processo che scaricava l’eccitazione. Oggi, invece, basta un clic per indignarsi e scatenare online shitstorm diffamatorie”. Han, però, dimostra tutto il suo essere apocalittico quando dichiara che “l’anonimato e la trasparenza sul web sono un male assoluto”.byung-chul_han-d206 Certo, riconosce che i new media rappresentano una rivoluzionaria possibilità di emancipazione e di democratizzazione, tuttavia, Internet sta paradossalmente diventando lo strumento di sorveglianza più potente di tutti i tempi, soprattutto perché spesso gli utenti minimizzano l’importanza di difendere se stessi anche online. Insomma, l’homo digitalis (che deriva da digĭtus ossia dito) vive sempre più col tocco delle dita e tutta la realtà sembra un grande e continuo gioco da manovrare sul touchscreen della (ir)realtà. homodigitalis

Oggi si è sfruttati per aumentare sempre più efficienza e produttività, soprattutto nel lavoro, uno dei giochi contemporanei. Esso, così, è sempre più totalizzante. Infatti, siamo sempre raggiungibili, non è previsto più ozio e tempo libero. Al massimo una pausa, che però è un prodotto del lavoro stesso. Per Han anche la “cultura della condivisione” è uno dei mali odierni, in quanto “commercializzazione radicale della nostra vita”.

Allora, dovremmo concludere che questo tipo di società non lascia spazio alle libertà dei suoi figli? Verso la fine dell’intervista, a tal proposito egli dichiara: “Il potere alla base del neoliberismo non è repressivo, ma ammaliante. E soprattutto, a differenza del passato, invisibile. Quindi non c’è un nemico concreto che limita la nostra libertà. […] Il neoliberismo fa sì che la libertà si esaurisca da sola: la società della prestazione prepone la produttività alla repressione proprio grazie a un eccesso di libertà, che viene sfruttata in tutte le sue forme ed espressioni, dalle emozioni alla comunicazione. Oggi la libertà è una costrizione. Il compito del futuro sarà proprio quello di trovare una nuova libertà”.

Probabilmente, una rilettura delle riflessioni di Karl Marx su alienazione e sfruttamento ma in chiave digitale potrebbe presto salvarci la vita.

 

 

 

 

 


A firma di: Michele Romano Contributor
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