IntervisteIntervista a Jerome Sicard di MarkMonitor

Intervista a Jerome Sicard di MarkMonitor

Inside Marketing ha intervistato Jerome Sicard, Regional Manager Southern Europe di MarkMonitor e Brand Protection Evangelist.

Intervista a Jerome Sicard di MarkMonitor

MarkMonitor, leader mondiale nella protezione del marchio aziendale e parte di Thomson Reuters, allerta i consumatori sulla possibilità di imbattersi, durante la ricerca di offerte online, in siti di e-commerce illegali che offrono prodotti contraffatti. Jerome Sicard, Brand Protection Evangelist, ci illustra in una breve intervista alcuni aspetti del suo mestiere e offre alle aziende alcuni interessanti spunti di riflessione.

Come si diventa Brand Protection Evangelist? Quanto influenza la scelta di un percorso universitario rispetto ad un altro?

Il primo requisito per diventare Evangelist, nel mio caso della Brand Protection e più in generale in qualsiasi settore, è la passione. Essere Evangelist in un determinato settore significa riuscire a sensibilizzare un ampio pubblico a specifiche tematiche con le difficoltà che un lessico specialistico comporta.

Ho cominciato a lavorare nell’ambito della Brand Protection circa 10 anni fa quando si è cominciato a parlare di tutela dei Brand in ambito digitale. La figura del Brand Protection Evangelist non può essere certificata e non ci sono corsi universitari o professionali focalizzati su questi argomenti. Si impara molto sul campo, lavorando. Sicuramente conoscenze e competenze in ambito giuridico, marketing e IT aiutano molto a comprendere i vari aspetti della Brand Protection.

Bisognerebbe istituzionalizzare questa figura o è meglio mantenerla come figura esterna all’azienda?

L’importante è sensibilizzare le aziende alla presenza di qualcuno che si occupi di protezione del brand.

Non esistendo una conoscenza tout court di quelli che sono gli aspetti legali legati al mondo del digitale, società come MarkMonitor si collocano in quello che è il crocevia di due mondi che non si conoscono totalmente e fa da interprete. Occuparsi di Brand Protection significa andare ad occupare quello spazio fra le problematiche legate all’e-commerce e le problematiche legate alla proprietà intellettuale su internet. Occuparsi di Brand Protection all’interno di un’azienda o per conto di un’azienda significa fare da collante fra il dipartimento e-commerce dell’azienda e il dipartimento legale. Il mio lavoro è far capire ai brand che la loro crescita esiste già. Il loro bisogno di crescita non deve essere frutto solo di un investimento di marketing ma deve essere riprendersi il 5%-10% di crescita esistente generato dalle attività dei canali replica che sfruttano l’immagine del brand.

Quale è la situazione in Italia per quanto riguarda le figure professionali legate alla Brand Protection?

Se negli Stati Uniti e nel Regno Unito esiste un dipartimento interno di Brand Protection e mansioni quali Brand Protection Manager o Brand Protection Director, è perché la sensibilizzazione al problema e il problema stesso sono nati prima che in Italia. In questi paesi, il canale e-commerce è stato fin da subito identificato come canale vitale e hanno sviluppato prima l’importanza di proteggere tutto ciò che ruotava intorno al brand on line. In Italia, negli ultimi 2 anni, si sta cominciando a rivolgere attenzione a questo aspetto e anche se non è ancora presente un programma di tutela dedicato, si cominciano a trovare nelle aziende figure professionali quali il Brand Protection Manager e maggiore interesse da parte di Camere di Commercio e associazioni di settore.

Quale ruolo hanno le Camere di Commercio per quanto riguarda la protezione dei marchi?

L’azienda spesso non riesce a comprendere l’esistenza di un reale problema e non ha gli strumenti per riconoscerlo e affrontarlo. Le Camere di Commercio, così come Indicam, Fondazione AltaGamma e l’Azienda Speciale Informa hanno un ruolo educativo molto importante: sensibilizzare il pubblico attraverso pubblicazioni e studi ma principalmente sensibilizzare all’importanza di tutelare se stessa e i suoi clienti.

INDICAM è l’unica organizzazione italiana che affronta il problema della lotta alla contraffazione da una prospettiva intersettoriale e interprofessionale e che si attiva sull’insieme delle problematiche anticontraffazione.

La FONDAZIONE ALTAGAMMA riunisce dal 1992 le imprese che rappresentano l’alta industria culturale e creativa italiana e che si distinguono per innovazione, qualità, design e servizio. Le Imprese Altagamma sono ambasciatrici mondiali dello stile di vita italiano, operano nei settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, della velocità e del wellness.

L’Azienda Speciale IN.FORM.A. persegue finalità di interesse pubblico e senza scopi di lucro, dispiegando la propria azione nel quadro dei fini di promozione dell’economia provinciale propri della Camera di Commercio. Specializzata nella realizzazione di servizi innovativi per supportare, promuovere e rafforzare il sistema imprenditoriale locale nel contesto dei mercati nazionali ed internazionali, collabora con le imprese per accrescerne la competitività quale fattore decisivo per lo sviluppo del territorio.

E’ possibile segmentare il cliente tipo del sito di prodotti contraffatti?

Nello Shopping Report 2012 MarkMonitor ha esaminato molteplici fattori demografici – tra cui l’età, il reddito, l’istruzione e la dimensione delle famiglie – e ha rilevato che c’erano minime differenze demografiche tra i consumatori online che cercano merci contraffatte e coloro che sono semplicemente alla ricerca di offerte di beni legali. Ad esempio, tra i consumatori degli Stati Uniti, circa un quarto degli acquirenti online nel campo dei prodotti di marca (26%) e chi compra merci contraffatte (26%) ha una laurea quadriennale o superiore. Circa il 37% degli acquirenti statunitensi di beni legali ha un reddito annuo inferiore a 50.000 $, tra i clienti degli Stati Uniti di merce contraffatta, il 38% guadagna meno di 50.000 $ all’anno. Tra i paesi dell’Unione Europea, la percentuale di consumatori che guadagnano più di 54.000 € all’anno è la stessa per gli acquirenti di beni legali e contraffatti (17%).

Quali consigli daresti ai giovani brand che stanno cercando affermazione sui mercati on line?

Proteggete i vostri diritti, non pensate al brand come l’avete oggi ma a come lo volete domani. Proteggersi prima che il problema arrivi, non solo per quanto riguarda la proprietà intellettuale ma anche per quanto riguarda ad esempio la registrazione dei domini. Appena la crescita internazionale comincia, operare una sorveglianza continua per capire dove c’è un problema o dove ci potrebbe essere una opportunità. Spesso chi sta dietro ai siti che vendono prodotti falsi arriva a queste opportunità prima del brand autentico.

 

Ringraziando Jerome Sicard, per l’intervista rilasciata e per gli importanti contributi a Inside Marketing in qualità di opinionista, vi lasciamo con alcuni indizi cui fare attenzione nel momento in cui acquistate un prodotto di un noto brand on line:

Prezzo: se fino a 10 anni fa era possibile distinguere un prodotto contraffatto da uno originale in base al prezzo, oggi è quasi impossibile farlo. I “falsi di lusso” vengono venduti oggi con un semplice 30% di sconto rispetto al prezzo originale e quindi facilmente paragonabili a prezzi outlet o grandi promozioni. Se è troppo bello per essere vero, è probabilmente una “bandiera rossa” e i consumatori dovrebbero essere più vigili.

Il sito stesso: alcuni siti sembrano davvero professionali a prima vista, ma basta prestare attenzione alla pagina “Informazioni su” o “FAQ”, i brandjackers non sono sempre così attenti.

Diritto di recesso: i siti affidabili lo specificano chiaramente.

Informativa sulla privacy: i contraffattori e i brandjackers di solito non investono tempo nel realizzare una chiara e forte politica della privacy.

On line Reputation: fai una ricerca con le parole “nome del venditore + truffa” e osservane i risultati.

 


Angela Rita Laganà
A cura di: Angela Rita Laganà Autore Inside Marketing
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