Intolleranza e Twitter, incroci pericolosi.

Un'analisi di Vox traccia una mappa dell'intolleranza, attraverso la geolocalizzazione dei tweet.

Intolleranza e Twitter, incroci pericolosi.

L’Italia è un Paese che odia? E’ la domanda a cui cerca di rispondere l’analisi dell’associazione Vox (Osservatorio italiano sui diritti) realizzata dall’agenzia milanese Network Comunicazione, una vera e propria Mappa dell’intolleranza attraverso screening e geolocalizzazione dei tweet degli italiani.

Il meccanismo è piuttosto semplice: “si parte da una mappatura dei tweet riguardanti omofobia, razzismo, misoginia, antisemitismo e intolleranza verso i disabili -come spiega Silvia Brena (cofondatrice di Vox e Ceo di Network Comunicazione)- utilizzando un software del Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari e una semantica messa a punto da un team di Psicologi della Sapienza (Roma).”

Circa un intero anno di lavoro, otto mesi di monitoraggio su Twitter (1.800.000 tweet estratti nel periodo tra gennaio e agosto 2014) per analizzare i cinguettii intolleranti. Il risultato è un quadro piuttosto preciso, con due elementi su tutti:

  1. l’intolleranza è polarizzata al Nord e al Sud. Pressoché scarso il riscontro in regioni come Toscana, Umbria ed Emilia Romagna. Discorso a parte per l’antisemitismo, in forte espansione nel Lazio e nel Centro Italia con picchi in Abruzzo e in alcune regioni del Sud;
  2. il maggior numero di tweet intolleranti è di tipo misogino. Il numero di tweet contro le donne, infatti, è letteralmente esploso negli ultimi mesi, toccando quota 1.102.494 con 28.886 tweet geolocalizzati. Piuttosto uniforme la distribuzione nazionale, con alcuni picchi in Lombardia, Campania e alcune aree tra Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.

La possibilità di mappare i tweet, dunque, fa emergere in primo luogo uno scenario allarmante e tutt’altro che felice. Secondariamente, come afferma la stessa Brena, si tratta di dati che potrebbero comunque rivelarsi utili strumenti di prevenzione contro l’intolleranza sulla rete. Perché anche in un mondo sempre più “social-oriented” come il nostro, le parole restano importanti. E la cattiva abitudine di scagliarle come pietre va combattuta su ogni fronte.


A firma di: Michele Decio Strizzi Contributor
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