Mercoledi 15 Agosto 2018
MacroambienteItalia, la patria dell’analfabetismo

Italia, la patria dell'analfabetismo

Italia è ultima in Europa per alfabetismo funzionale, ma non solo. I dati sono complessi ed allarmanti.


A firma di: Michele Romano Contributor
Italia, la patria dell'analfabetismo

L’Italia è la patria europea dell’analfabetismo. Non siamo certo costretti a dover firmare con la X (a parte cinque italiani su cento ancora in questa triste condizione) ma, secondo l’OCSE, tre italiani su dieci sono vittime di un altro tipo di analfabetismo, quello funzionale. Il dato più alto in Europa. Innanzitutto, c’è da specificare che, quando si è analfabeti, non si è per nulla in grado di leggere o scrivere. Invece, chi è funzionalmente analfabeta ha almeno una padronanza di base dell’alfabetizzazione. Tuttavia, gli analfabeti funzionali non possono operare efficacemente nella società moderna e non possono svolgere adeguatamente compiti fondamentali come riempire una domanda d’impiego, capire un contratto legalmente vincolante, seguire istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, leggere i segnali stradali, consultare un dizionario o comprendere l’orario di un autobus. L’analfabetismo funzionale limita gravemente anche l’interazione con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (come usare un personal computer per lavorare efficientemente con un’applicazione per la videoscrittura, la navigazione web, i fogli di calcolo, o con un telefono cellulare). Di conseguenza, un analfabeta funzionale riesce a trarre dalla vita quotidiana solo un livello basilare di comprensione, sulla base esclusiva delle sue esperienze personali. In realtà, la situazione è addirittura peggiore di quanto non sembri già: infatti, ventuno laureati su cento non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo, un laureato su cinque non riesce a risolvere un’ambiguità lessicale ed un laureato su tre ha meno di cento libri in casa, la maggioranza per raggiungere il proprio titolo di studio. Insomma, il 20% dei laureati italiani rischia l’analfabetismo funzionale e, ovviamente, la percentuale sale al 30% tra i diplomati.

I rischi di questa situazione catastrofica? Coloro che sono analfabeti funzionali possono essere soggetti a intimidazione sociale, a rischi per la salute, a varie forme di stress, a bassi guadagni ed altre insidie associate alla loro disabilità. La correlazione tra crimine ed analfabetismo funzionale è ben nota ai criminologi ed ai sociologi di tutto il mondo. Nei primi anni 2000, è stato stimato che il 60% degli adulti nelle carceri federali e statali degli Stati Uniti erano funzionalmente o marginalmente analfabeti, e l’85% dei delinquenti minorenni aveva problemi riguardanti la lettura, la scrittura e la matematica di base. Uno studio intitolato Literacy at Work (“Alfabetismo sul lavoro”), pubblicato dal Northeast Institute nel 2001, ha rilevato che le perdite economiche attribuite a carenze nelle abilità di base ammontano a miliardi di dollari all’anno a causa della bassa produttività, degli errori e degli incidenti riconducibili all’analfabetismo funzionale. La ricerca sociologica ha dimostrato che i paesi con livelli inferiori di analfabetismo funzionale tra le loro popolazioni adulte tendono ad essere quelli con i più alti livelli di alfabetizzazione scientifica tra la classe inferiore dei giovani che si avvicinano alla fine dei loro studi accademici formali. Questa corrispondenza suggerisce che un fattore che contribuisce al livello di alfabetizzazione civica di una società è la capacità delle scuole di far sì che gli studenti raggiungano l’alfabetismo funzionale richiesto per comprendere i testi e i documenti di base associati ad una cittadinanza competente.

Le cause, invece, di tutto ciò? Iniziamo col dire che, nella migliore delle ipotesi, in Italia spesso si studia male (magari, a memoria o, comunque, senza operare i giusti collegamenti ipertestuali fra le varie forme della realtà e quelle della conoscenza) e si legge poco. Sovente, si sceglie di leggere qualcosa solo perché magari va di moda, tralasciando i grandi della letteratura (che per essere definiti “grandi”, ci sarà pure un motivo). Stare sempre incollati al pc ed al cellulare, poi, non vuol dire nulla; scrivere per ore post su Facebook e messaggi su WhatsApp non vuol dire che si sappia scrivere, anzi. L’uso non consapevole di questi strumenti, da opportunità rivoluzionaria si trasforma in una pericolosa bomba di svalutazione non solo dell’italiano, sempre più dialettale, ma della riflessione e della conoscenza nel profondo. A cavallo fra l’analfabetismo digitale e culturale.

Ma, attenzione, la colpa non è direttamente dei nostri studenti. Le fondamenta di questa situazione sono da ritrovare nel penoso sistema scolastico italiano, fermo ad anni, in cui le nuove tecnologie ed il marketing, ad esempio, non erano nemmeno nati. Arenato certamente nei dogmi di lingue morte, né digitali né attuali, ma pure bloccato nelle sabbie mobili dei pregiudizi contro studi umanistici che, al contrario, sono gli atomi indispensabili per far vivere quelli scientifici, in un gioco culturale dove né gli uni né gli altri dovrebbero essere intesi come “migliori”. Tutta colpa, ovviamente, ancora una volta della nostra classe politica e manageriale. Il quadro è tristissimo: docenti bloccati al Medioevo che, per far prima, pretendono solamente lo studio a memoria da parte dei ragazzi, programmi e corsi di studio per nulla aggiornati.

Ovviamente, il contesto italiano non è tutto negativo, non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono insegnanti capaci di stimolare qualunque tipo di alfabetismo, capaci di far capire ai ragazzi come studiare e perché va fatto, maestri di vita abili a far amare ai giovani lo studio in senso generale. E poi ci sono buoni politici e buoni dirigenti, anche se obiettivamente in minoranza in questo Paese. Ma i pochi buoni, si sa, difficilmente riescono a cambiare le cose, ad innovare e rinnovare, rivoluzionare il mondo. Allora, la speranza risiede nei giovani: solo loro, tutti insieme, potranno e dovranno pretendere che gli vengano insegnati gli strumenti per decifrare la realtà. Per crescere e per migliorare davvero.

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