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ComunicazioneCi sono il sorpasso di Facebook da parte di YouTube e un uso dei social sempre più ludico tra le novità che riguardano il rapporto tra italiani e social media

Ci sono il sorpasso di Facebook da parte di YouTube e un uso dei social sempre più ludico tra le novità che riguardano il rapporto tra italiani e social media

Blogmeter ha analizzato, come fa ormai di consueto, quanto tempo trascorrono online gli italiani, su che piattaforme e a che scopo o impegnati in quale tipo di attività sui socialmedia: ecco i principali risultati.

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Quali sono le piattaforme più utilizzate dagli italiani e a che scopo? Di cosa si parla di più e quali sono i temi caldi del momento negli ambienti digitali nostrani? A queste e altre domande ha provato a rispondere “Italiani e Social Media 2021”, la consueta indagine di Blogmeter sul comportamento degli italiani online, presentata quest’anno nella sua quinta edizione al Marketing Research Forum di ASSIRM.

Com’è cambiata in un anno la preferenza degli italiani per le piattaforme social

Le cattive notizie sembrano riguardare soprattutto Facebook che non solo smette di essere il social più utilizzato dagli italiani, sorpassato da YouTube (negli ultimi dodici mesi usato regolarmente dal 90% degli intervistati per “Italiani e Social Media 2021”), ma perde anche utenti rispetto alla scorsa edizione della ricerca: gli italiani che dicevano di utilizzare con regolarità il servizio di punta di casa Zuckerberg corrispondevano al 90% nel 2020 e oggi invece all’87%.

italiani e social media 2021 piattaforme più usate

Fonte: Blogmeter/ASSIRM

A guadagnarne sembrano essere soprattutto piattaforme più verticali nei target o per tipologia di utilizzo come Instagram (che continua a crescere, passando dal 73% di italiani che lo usava regolarmente nel 2020 all’80% che fa lo stesso nel 2021), Pinterest (cresciuto dal 41% al 50%) e soprattutto TikTok. Quello dell’app delle challenge, dei video musicali e delle lip sync è stato quest’anno, con oltre 5.4 milioni di tiktoker raggiunti in Italia, un vero e proprio exploit: oggi è utilizzata regolarmente dal 41% degli italiani, percentuale che era ferma al 16% solo un anno fa.

Più statico invece, stando ai risultati di “Italiani e Social Media 2021”, il panorama delle app di messaggistica istantanea. Quello di WhatsApp (utilizzato dal 98% del campione) rimane, infatti, un primato incontrastato. Solo a distanza, tra le app preferite dagli italiani per restare in contatto e comunicare con amici, familiari e colleghi, restano Messenger e Skype. Telegram conquista invece il primato di app più in crescita tra quelle per l’instant messaging.

Italiani e Social Media 2021: Blogmeter fotografa (anche) l’effetto pandemia

Come già l’edizione 2020 dell’indagine di Blogmeter, anche quella di quest’anno mostra chiaramente soprattutto come la pandemia ha cambiato le abitudini digitali degli italiani soffermandosi sulla quantità di tempo trascorso online e su come lo stesso è stato impiegato.

Più nel dettaglio, quasi il 40% del campione ha ammesso di aver trascorso quest’anno più tempo sui social media . Qualcuno ha semplicemente usato più frequentemente e per un tempo complessivamente maggiore piattaforme e servizi digitali che era già solito utilizzare (è stato così per il 45% dei partecipanti a “Italiani e Social Media 2021“); qualcun altro ha sommato l’uso di nuovi social appena scoperti a quelli a cui era già iscritto e che già frequentava (così è stato, ancora, per il 45% del campione) e, più raramente, (solo per il 10% del campione) nuovi social appena scoperti hanno sostituito quelli usati in precedenza.

Quanto a come gli italiani hanno utilizzato i social negli scorsi mesi, l’effetto pandemia si nota soprattutto in un dato: quasi un intervistato su quattro ha dichiarato di aver utilizzato le piattaforme digitali anche e soprattutto per restare in contatto con amici e parenti. La maggior parte dei servizi social si conferma e si rafforza, cioè, nel proprio ruolo di social «di cittadinanza»: un’etichetta che, già nelle scorse edizioni dell’indagine, Blogmeter ha impiegato per far riferimento a quelle piattaforme utilizzate quotidianamente o quasi dagli utenti e perlopiù come mezzo per relazionarsi con gli altri.

Social media: per cosa li usano gli italiani e di cosa parlano al loro interno

Quest’anno, come negli scorsi anni, non sono mancati gli italiani che hanno sfruttato i social per imparare cose nuove (25% del campione) o come principale fonte di informazione (28%).

L’uso maggioritario che gli italiani fanno di piattaforme e servizi social sembra rimanere di tipo ludico-ricreativo: anche quest’anno, infatti, i social media sono stati utilizzati principalmente come svago e divertimento dal 48% del campione, a cui si aggiunge almeno un 34% che li ha utilizzati come “riempitivi” nei momenti di noia e vuoto, sfruttandoli per guardare video per esempio.

Il boom di conversazioni social e tema sostenibilità e il sentiment negativo degli italiani

Quanto ai temi più caldi sui social media, infine, l’indagine non poteva non evidenziare un exploit in questi mesi di conversazioni incentrate sulla sostenibilità: sembrerebbe una diretta conseguenza anche del fatto che sempre più consumatori acquistano da aziende che hanno a cuore l’ambiente, il clima, i diritti delle persone.

Secondo “Italiani e Social Media 2021”, quest’anno gli italiani hanno parlato in Rete e sulle piattaforme social di sostenibilità il 400% in più rispetto allo scorso anno, dando vita a conversazioni che hanno generato +200% di interazioni. Facebook sembrerebbe, più nel dettaglio, il social su cui si parla maggiormente di sostenibilità (qui ha luogo almeno il 62% delle conversazioni sul tema, in totale più di cinque milioni, prese in esame da Blogmeter), mentre Instagram è la piattaforma su cui conversazioni di questo tipo risultano più coinvolgenti.

Il sentiment, però, sembrerebbe essere meno positivo di quanto si immagini. C’entra soprattutto lo “spettro” del greenwashing : almeno l’87% del campione reputa «difficile», infatti, capire se l’impegno delle aziende in tema di sostenibilità sia reale o meno; il 75% si dice «scettico» a proposito o tende a pensare che le aziende investano in piani di CSR incentrati sulla sostenibilità solo per «lavarsi la coscienza» e il 71% è irremovibile dall’idea che le aziende siano più interessate al profitto.

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