Lunedi 15 Ottobre 2018
ComunicazioneL’evoluzione dello storytelling: dalle pitture rupestri al boom dei social

L'evoluzione dello storytelling: dalle pitture rupestri al boom dei social

Oggi è uno degli strumenti di marketing più potenti a disposizione delle aziende, ma come è nato lo storytelling e come si è evoluto?


A firma di: Michela Ferrante Contributor
L'evoluzione dello storytelling: dalle pitture rupestri al boom dei social

Bisogna andare indietro di 30mila anni per trovare gli antenati dello storytelling e comprenderne l’evoluzione: il primo esempio è rappresentato, infatti, dalle pitture rupestri. L’uomo ha da sempre sentito il bisogno di esprimersi, di raccontare, di condividere con gli altri la sua identità e le sue avventure.

Lo storytelling non è altro che la conseguenza di migliaia di anni di condivisione di storie, in cui l’uomo si è evoluto nel modo di comunicare e negli strumenti d’utilizzo. Le nuove tecnologie, la Rete e, in particolare, i social media sono il fattore scatenante del boom dello storytelling negli ultimi dieci anni: dagli short video su Vine alle storie di Snapchat, anche le aziende hanno iniziato a raccontarsi.

Un’infografica di Carabiner Communications fornisce un quadro relativo al percorso dello storytelling negli ultimi anni, evidenziando l’enorme trasformazione avvenuta in poco tempo nel mondo del marketing e della comunicazione. Dalla nascita dei blog fino al boom dei social network, passando per l’affermarsi del mobile first, lo storytelling è diventato una realtà soprattutto grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie che mantengono i consumatori sempre connessi e capaci di cercare e ricevere stimoli da parte delle aziende.

La concezione moderna di storytelling nasce nel 2004, quando i blog si affermano come protagonisti del web. Ognuno può raccontarsi, utilizzando parole ed immagini. Persone comuni iniziano a raccontare la propria storia a sconosciuti provenienti da ogni angolo del pianeta ed i professionisti del marketing più acuti iniziano a comprendere il potere dei blogger, in grado di influenzare chi ascolta le loro opinioni su prodotti e servizi, come sottolineato da Andrea Fontana, docente universitario e storytelling expert, in occasione del Festival della Comunicazione di Camogli del 2016.

Nello stesso periodo nascono e si affermano i social network che vedono una svolta importante nel 2005: Facebook raggiunge il milione di utenti, nasce YouTube e LinkedIn conta 4 milioni di iscritti. Era l’alba dei colossi social senza i quali oggi non sarebbe possibile immaginare la Rete. Negli anni a seguire nascono i link e i tag e il digitale afferma sempre più la propria supremazia sull’analogico.

Nel 2008, poi, vi è un’altra svolta fondamentale per la storia della comunicazione: la nascita della SEO (Search Engine Optimization). Gli analisti scoprono che il 70% degli utenti online clicca su siti organici, non sponsorizzati; per questo motivo lo studio della SEO passa in primo piano e il modo di scrivere e raccontare cambia.

Nel 2009 è il business a subire dei cambiamenti. Da una comunicazione one-way, per secoli concepita come un messaggio trasmesso dall’azienda ad un consumatore passivo, si trasforma: nasce la comunicazione a due sensi, nasce la condivisione tra azienda e consumatore che diventa attivo e co-creatore.

Il “content“, poi, diventa il nucleo della presenza online delle aziende, i consumatori diventano affamati di informazioni sui più svariati temi e, in particolare, iniziano ad apprezzare articoli e post che contengono immagini: il contenuto diventa visuale. Insomma, terreno ideale per la nascita e il successo di social come Instagram e Pinterest.

Tra il 2014 e il 2015 marketing e tecnologia si fondono per creare nuovi utili strumenti di analisi che consentano ai professionisti del settore di personalizzare i messaggi in base agli interessi e alle abitudini dei consumatori. Gli influencer si affermano come potenti mezzi di persuasione e attraverso le loro storie riescono ad influenzare, appunto, le decisioni d’acquisto di migliaia di persone (si pensi, ad esempio, alle fashion blogger).

A partire dal 2016 video e realtà aumentata danno la spinta allo storytelling per diventare il potentissimo strumento di comunicazione e persuasione che tutte le aziende, oggi, hanno a disposizione per raccontare la propria identità e i propri prodotti in modo coinvolgente: lo scopo è sempre quello di emozionare il consumatore. Nike, Ikea, Burberry e Lego costituiscono i più grandi esempi di storytelling di successo, tuttavia non è necessario disporre di cifre esorbitanti o testimonial famosi affinché il proprio messaggio abbia effetto. La storia è il fulcro: cos’è che si vuole raccontare e perché?

Forbes ha definito lo storytelling come il nuovo imperativo strategico del business, capace di catturare l’attenzione del consumatore attraverso le emozioni e generare, dunque, incrementi in termini di performance. Lo storytelling immersivo, nello specifico, è destinato a diventare un must da esplorare per i brand: dal caso di enorme successo di Pokémon GO, la realtà aumentata è diventata una tecnologia quotidianamente a disposizione di tutti e volta a cambiare le dinamiche del rapporto azienda-consumatore.

Tuttavia, è necessario migliorare il livello medio di qualità dei prodotti. L’enorme mole di fake news presenti sul web, in particolare a seguito delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, ha reso gli utenti più attenti e diffidenti rispetto a quanto presente in Rete. Il consumatore è ormai un utente consapevole, informato e selettivo. Il contenuto resta, dunque, l’elemento base da cui partire per creare una strategia di successo: informazioni veritiere, immagini e video di alta qualità sono elementi imprescindibili affinché la propria proposta venga valutata positivamente dall’audience che si vuole colpire.

L’evoluzione dello storytelling: un’infografica

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