Sabato 22 Settembre 2018
LibroQuando il manager è donna. Come fare carriera senza trasformarsi in un uomo
Donne manager

Quando il manager è donna. Come fare carriera senza trasformarsi in un uomo

Cosa serve per arrivare a posizioni apicali senza assumere atteggiamenti tipicamente maschili? I consigli per donne manager di Chiara Cecutti

EDITOREHoepli
PUBBLICAZIONE2017
LINGUAItaliano
AUTORE
Chiara Cecutti
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Ci sono certo pratici consigli per donne manager che vogliano trovare il loro posto nel mondo del lavoro, ma quello che fa Chiara Cecutti in “Quando il manager è donna. Come fare carriera senza trasformarsi in un uomo” (edito da Hoepli) è soprattutto individuare aree e temi di riflessione indispensabili per un reale empowerment delle lavoratrici donne che aspirano a una posizione apicale.

La guida di cui le lavoratrici hanno bisogno davanti alla sfida della managerialità

Il campo di riferimento, del resto, è quello del self e dell’executive coaching in cui l’autrice ha esperienza decennale: chi approdi al testo convinto che si tratti di un tradizionale saggio o di un manuale, così, potrebbe restare spiazzato – in un primo momento, almeno – dall’assenza di qualsiasi impostazione teorica o discorsiva. Quelle che vengono raccolte al suo interno sono semplicemente storie vere di donne invisibili, che volano alto, seduttive, di scontro, schiacciasassi, temute, amate, che ascoltano, assertive, relazionali, di governo (ogni capitolo ha nel titolo una coppia ossimorica di aggettivi riferiti a manager e lavoratrici donne). Sono donne che si sono sottoposte appunto a un percorso di coaching, anche grazie ad aziende che reputano sempre più importante e strategica la soddisfazione dei propri dipendenti e il loro work life balance.

Perché, però, le loro storie dovrebbero essere interessanti per chi stia cercando dei consigli per le donne manager? E cosa si può imparare da queste? Da un lato quello tracciato è una sorta di “campionario” di situazioni tipo in cui una donna che voglia fare carriera si può ritrovare: si può essere prese poco sul serio nonostante le proprie skill tecniche, avere difficoltà a fare passi avanti perché ostacolate dai colleghi  (e dalle colleghe) o non saper gestire efficacemente pressioni e scadenze e persino non essere in grado di controllare il proprio corpo, il proprio look e i messaggi inconsci che questi veicolano. Un po’ più difficile è trovare soluzioni universalmente valide: ogni donna, ogni lavoratrice donna ha bisogno di interventi ad hoc e, proprio in questo senso, se il ricorso a “casi pratici” di percorsi di coaching può sembrare a tratti un sorta di escamotage a buon mercato, dall’altro potrebbe essere l’unico sentiero davvero percorribile per evitare di cadere in stereotipi sull’empowerment femminile in un mondo del lavoro molto cambiato rispetto al passato.

Particolarmente utili risultano comunque gli “esercizia fine capitolo: domande aperte, a cui trovare una risposta più con se stesse che ai fini della comprensione della lettura, che non assicurano certo i benefit di un percorso vis-à-vis con un coach, ma che possono portare la lettrice a una maggiore consapevolezza dei suoi punti di forza e di debolezza, come persona prima che come professionista.

Rimanere femminili anche se al potere: il più importante tra i consigli per donne manager

In “Quando il manager è donna”, dall’altro lato, anche se ben nascosta da casi empirici, la riflessione sulla condizione attuale delle lavoratrici donne è quanto mai pungente. Per anni il modello imperante di carriera è stato “al maschile” e ancora oggi, nella maggior parte dei casi, le donne che si trovano in posizioni apicali tendono a imitare atteggiamenti e comportamenti tipici dei loro colleghi uomini, che sono loro estranei e che per questo non le rendono credibili, né è facile immaginare felici. In molti casi, infatti, le donne manager sono donne che ostentano durezza e aggressività, che vogliono mostrarsi autoritarie ma che anche per questo non riescono a raggiungere la giusta autorevolezza o che, non meno importante, scelgono look artificiosamente seduttivi senza badare a quello che il linguaggio non verbale comunica e che è tanto importante quanto ciò che si dice.

È vero, infatti, che nel mondo del lavoro ci sono tanti atteggiamenti, tanti comportamenti che vengono perdonati agli uomini ma non alle loro colleghe donne. È altrettanto vero, però, che anche chi tra le seconde si ritrova con impegno, fatica e dedizione in posizioni di comando tende a vivere la sua routine sul posto di lavoro come un’eterna guerra a cui cercare di sopravvivere e non si accorge che i veri nemici sono invece bassa autostima, poca considerazione di sé e delle proprie capacità, persino un partner o una famiglia alle spalle poco supportivi.

Di consigli per donne manager, insomma, ce ne sono tanti ma nessuno sembra importante secondo Chiara Cecutti quanto il non trasformarsi nella (brutta) copia di un uomo solo perché arrivati all’apice della propria carriera. Intelligenza emotiva, capacità di ascolto empatico, pragmatismo sono infatti tra le doti tutte “al femminile” che, dimostrano molti studi, fanno bene all’azienda anche su un piano concreto e di risultati business. Insomma, «tutte le donne in carriera hanno le potenzialità per essere anche razionali e logiche, senza per questo dovere rinunciare alla propria natura femminile; così come tutti gli uomini manager possono essere sensibili ed empatici senza per questo risultare meno risoluti. Se entrambi riuscissero a comprendere che non è vietato o disonorevole recuperare e integrare tutte queste modalità, quando occorre, senza distinzione alcuna, al mondo ci sarebbero molti più uomini e donne di successo, felici e motivati. E, oserei dire, anche più aziende in salute».


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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