Lunedi 20 Maggio 2019
libri di Marketing e ComunicazioneDigital reputation management. Come gestire, promuovere e difendere la reputazione online

Digital reputation management. Come gestire, promuovere e difendere la reputazione online

In "Digital reputation management" un modello operativo per la gestione, la promozione e la difesa della propria reputazione online.

Digital reputation management
EDITORE Maggioli Editore (Apogeo)
PUBBLICAZIONE 2016
EDIZIONE
PREZZO 18,70 su Amazon
PAGINE 253
LINGUA Italiano
ISBN/ISSN 8891616427
AUTORE
Sebastiano Lampignano
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Angela Rita Laganà
A cura di: Angela Rita Laganà Autore Inside Marketing

La reputazione online è l’argomento che Sebastiano Paolo Lampignano decide di approfondire all’interno di “Digital reputation management. Come gestire, promuovere e difendere la reputazione online” definendo le linee guida entro le quali muoversi nei contesti aziendali. Il volume si apre con una grafica che le sintetizza e aiuta il lettore a muoversi nei processi di costruzione e gestione della propria reputazione online.

Il “Web reputation manifest” – nome attribuito alla grafica che apre il lavoro di analisi dettagliata dei processi – definisce dieci punti chiave attraverso i quali comprendere meglio le relazioni fra singolo e società, nell’ottica di una sempre maggiore attenzione alla propria reputazione in rete.

Una prima e importante precisazione che viene fatta dall’autore è quella relativa alla differenza fra i termini immagine” e “reputazione“: con il primo termine si indica ciò che si vuol far vedere e ciò che il ricevente percepisce; con il secondo termine si indica invece l’idea pubblica che gli individui si fanno di un soggetto. Quest’ultimo concetto viene analizzato sotto diversi punti di vista nel primo capitolo in cui, oltre a far riferimento alle teorie di noti sociologi e semiologi come Durkheim, Greimas e Pierce, si gettano le basi per utilizzare la reputazione come strategia permanente di marketing.

La lettura di questo manuale non richiede delle specifiche competenze tecniche, ma presuppone la disponibilità del lettore ad approfondire alcuni argomenti al fine di avere una panoramica completa sul concetto di reputazione. Ciò che durante la lettura colpisce è l’approccio manageriale inteso come programmazione, progettazione e analisi strategica che si fonde a studi semiotici e dà vita a un lavoro di supporto a consulenti aziendali e dirigenti che si affacciano all’argomento. Utile anche ai non addetti ai lavori per comprendere le conseguenze dei propri comportamenti online, si può definire un buon punto di partenza nell’organizzazione di un bagaglio di conoscenze manageriali.

Che cos’è la semiomatica della reputazione?

Il termine semiomatica della reputazione nasce come necessità operativa, frutto dell’incontro fra modelli semiotici e informatici. Non a caso, in “Digital reputation management” l’autore la definisce una proposta di ricerca cui fanno riferimento «tutte le attività semiotico-informatiche che conducono all’individuazione di delle informazioni reputazionali, alla loro organizzazione, al disegno di modelli di analisi, al disegno di applicazioni, all’individuazione di procedure analitiche». Il capitolo in cui se ne parla, così come succede per altri, si conclude con un intervento sotto forma di intervista che prende il nome di “(S)punti di contatto” ed è il contributo esterno di professionisti del settore e docenti universitari.

Un particolare e interessante aspetto sul quale l’autore si focalizza in questo capitolo di “Digital reputation management” è quello relativo alla valutazione della reputazione: non esiste buona o cattiva reputazione che copra ogni sfera della vita sociale, la buona reputazione non si può universalmente riconoscere. Nell’affermare ciò si introducono i concetti di reputazione generica e reputazione specifica, regimi reputazionali che possono entrare in conflitto fra loro ma aiutano a comprendere determinate dinamiche di creazione di giudizio. La prima è valutata in base ai comportamenti sociali ritenuti convenzionalmente corretti all’interno di una società; la seconda si basa su criteri più pragmatici e orientati al risultati. La reputazione di un detective non è data dalla sua integrità morale ma dalla sua capacità di raggiungere l’obiettivo anche con mezzi non “corretti”.  L’esempio calzante del ladro che può avere una cattiva reputazione per la società ma un’ottima reputazione per chi invece compie il reato è inoltre la prova di come non esiste un’universalità della reputazione dal momento che lo stesso comportamento può essere frainteso in aree e contesti diversi.

Reputation management life cycle

La precisazione che l’autore fa nel presentare il “Reputation management life cycle” è essenziale per cogliere la natura operativa del lavoro di ricerca svolto ma anche la soggettività e la specificità del ciclo di vita della reputazione. Non si può parlare di un modello generale valido per tutti ma di un modello di riferimento in cui definire campo di azione e possibili ambiti operativi. In questo capitolo un ruolo fondamentale è svolto dalle infografiche che supportano la comprensione del modello teorizzato e offrono un quadro d’insieme delle operazioni da svolgere.

Ai quattro momenti del “Reputation management life cycle” corrispondono altrettanti paragrafi di approfondimento e ognuna di queste macro attività individuate nel conoscere, costruire, gestire e ricostruire, fa capo a una serie di azioni. Il lettore ha a disposizione per ogni fase un’introduzione alla stessa e la presentazione di materiali, modelli e strumenti utili. I documenti presentati sono dei modelli da cui trarre spunto, talvolta un memorandum da declinare sulla base delle proprie realtà aziendali.

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