Domenica 23 Settembre 2018
LibroFenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online
Fenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online

Fenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online

"Fenomenologia dei social network" prova a descrivere, con sguardo qualitativo e in profondità, cosa fanno gli italiani sui social network.

EDITOREGuerini Next
PUBBLICAZIONE2017
LINGUAItaliano
AUTORE
Francesca Pasquali, Giovanni Boccia Artieri, Laura Gemini, Manolo Farci, Marco Pedroni, Simone Carlo
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Di studi e ricerche che hanno provato, di volta in volta, a indagare cosa facciano gli italiani in Rete o di cosa è fatta la quotidianità degli utenti italiani dei social media ne esistono tanti. Quello in cui riesce per primo “Fenomenologia dei social network. Presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online” (AA.VV, edito da Guerini Scientifica) è, però, riservare uno sguardo qualitativo – e non semplicemente numerico e statistico – alle pratiche della vita online.

“Fenomenologia dei social network”: Le premesse teoriche alle nostre attività sui social

A partire da una premessa: quello che hanno fatto Facebook e co. è stato creare una sorta di ingiunzione a essere connessi. Il semplice fatto, cioè, che la maggior parte di amici e conoscenti “reali” abbiano account social e li utilizzino nell’organizzazione e gestione di  aspetti completamente diversi della loro vita quotidiana ci “costringe”, qualora ancora non ne avessimo, ad aprire profili sulle maggiori piattaforme per il social networking e questo spiega a valle, almeno in parte e secondo gli studiosi in questione, perché quella che abbiamo sviluppato nel tempo nei confronti del web social sia un vera e propria forma di dipendenza da smartphone, ecc.

Nato in ambito accademico, e forse destinato principalmente a un target simile, “Fenomenologia dei social network” insiste, del resto, su una serie di concetti e teorie ben note a chi frequenti il mondo dei Media Studies e degli studi sociali. Mediatizzazione della vita quotidiana; pratiche di gestione dei pubblici; social grooming; conveillance delle (proprie e altrui) attività sulle reti sociali, solo per fare alcuni esempi, sono riferimenti teorici che tornano spesso nel corso nello studio: possono apparire ostici a chi non abbia articolare familiarità con l’argomento – e del resto non c’è spazio, né sembra intenzione degli autori provvedere a premesse e approfondimenti teorici – eppure, qualche volta senza accorgersene, sono quello con cui chiunque si misura nel quotidiano. Facebook e simili sono, infatti, solo gli ultimi anelli di una lunga catena che, a partire da media “vecchi” come radio, giornali, televisione, ha modificato progressivamente la nostra stessa collocazione spazio-temporale, annullando di fatto la distinzione tra mondi vicini e mondi lontani e creando uno stato di coalescenza continua tra vita pubblica e vita privata.

Così sui social ci inventiamo manager di noi stessi e del nostro pubblico

Quello che in più hanno fatto i social è stato solo renderci consapevoli che «siamo pubblici e lo siamo in pubblico». Nel testo così, anche grazie alle interviste in profondità su cui si basa lo studio e di cui sono riportati stralci interessanti per la comprensione di cosa voglia dire davvero per gli italiani “stare” sui social network, vengono analizzate dettagliatamente le pratiche di cosmesi più comuni tra gli internauti nostrani. C’è infatti, nella maggior parte dei casi, una gestione manageriale e «neo-liberista» – così si esprimono gli esperti di “Fenomenologia dei social network” – dei profili su Facebook e simili. Gestione manageriale che non corrisponde, come un certo approccio “apocalittico” vorrebbe invece far credere, all’imperare di bugie e narcisismo ma a una più strategica costruzione di «hoped for possible selves». I profili social sono, cioè, profili non statici, in eterna costruzione, in cui ciascuno è consapevole di vivere in una reciprocità di sguardi con un pubblico immaginato e da cui, proprio per questo, prova a veicolare la migliore immagine di sé. In uno sforzo di categorizzazione delle testimonianze e dei racconti del suo campione, così, lo studio prova a identificare tipologie diverse di cosmesi (positiva, negativa, promozionale e persino anticosmesi) messe in atto sui media sociali: in ciascuna di queste categorie rientrano attività e atteggiamenti “tipo” degli utenti social, dalla costruzione di un brand personale proprio attraverso le piattaforme in questione e quello che si fa al loro interno alla più totale spontaneità del proprio “stare” online e l’unica pecca macroscopica è forse che il saggio manchi di apparati e paratesti grafici che rendano di più immediata comprensione proprio tali distinzioni.

Quelle pratiche diventate normali e quotidiane grazie allo stare sui social network

Non sono solo manager di sé stessi, però. In questi anni, gli italiani sui social hanno fatto diventare “normali” anche pratiche che spaziano dalla selezione di temi e agende rilevanti per la discussione pubblica alla partecipazione politica sicura e a basso costo a suon di meme, passando per la formazione e la condivisione di gusti musicali, letterari, cinematografici e per quell’idea di social investigaton di cui la possibilità di trovare candidati idonei per una posizione lavorativa proprio a partire dai loro profili social è solo una delle possibili sfumature.

In molti modi insomma Facebook – ma sarebbe interessante forse allargare il campo ad analogie e differenze con altri social network – si è rivelato in questi anni un ottimo «lubrificante sociale». Dagli effetti ad ampia scala in parte difficili da prevedere: chi poteva immaginare, per esempio, che la creatura di Zuckerberg avrebbe cambiato anche semanticamente, linguisticamente e per sempre il nostro modo di pensare alla parola amico?

 


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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