Sabato 17 Novembre 2018
libri di Marketing e ComunicazioneLa disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

Esiste e, se sì, cos'è la disputa felice? I consigli di Bruno Mastroianni per imparare a dissentire ma senza litigare fuori e dentro la Rete.

La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico
EDITOREFranco Cesati Editore
PUBBLICAZIONE2017
LINGUAItaliano
AUTORE
Bruno Mastroianni
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Si può «dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico»? Se Bruno Mastrioianni l’ha scelta come sottotitolo di “La disputa felice” (Franco Cesati Editore, 2017), è certo in virtù del valore affermativo e privo di ogni dubbio della frase. Non solo si possono intrattenere anche negli ambienti digitali discussioni pacate e rispettose dell’altro, che non scadano in offese e insulti gratuiti: dalla messa in discussione delle proprie opinioni e dei propri pregiudizi può sempre scaturire un’esperienza formativa e in grado di arricchire tutte le parti.

Perché l’uomo è essere disputante e come rendere la disputa felice

Se c’è una cosa che l’uomo non sembra poter evitare, infatti, è provare a far valere le sue idee, le sue opinioni, i suoi sistemi di valori ogni qual volta questi vengano messi in crisi: in altre parole «essere umani è essere disputanti», forse in virtù di quella stessa socialità che distingue l’uomo come animale. La mediatizzazione della vita quotidiana – ossia la presenza invadente di vecchi e nuovi mezzi di comunicazione nella vita di tutti i giorni – in questa prospettiva ha solo moltiplicato le occasioni per disputare o, ancor meglio, ha reso squisitamente pubblici discussioni e alterchi che pure prima avvenivano ma in privato. Chiunque pensi, così, a quello di Mastroianni come a un pratico vademecum che offra soluzioni pratiche e a prova di community manager o di moderatori di gruppi sui social sbaglia e per due ragioni. Perché, innanzitutto, il web e la sua parte sociale non sono l’unico ambito di interesse privilegiato: anzi, l’obiettivo sembra essere dimostrare proprio che ormai si discute ovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione e se una via per rendere prolifica e piena di senso ogni discussione esiste non può che essere valida universalmente, fuori e dentro la Rete. Non ci sono, in seconda ragione, formule o regole d’oro per la disputa felice: ci sono piuttosto vie, più o meno tortuose, per raggiungerla e per farne la propria modalità privilegiata di interazione con l’altro, anche quando l’altro è un altro da cui dissentire.

Non deve stupire, così, che nel testo a idee nuove e che hanno trovato successo soprattutto in questi anni di studi su piattaforme social e chi le abita (idee come hate speech, clickbaiting, fake news, ecc.) si affiancano principi ben più vecchi che hanno a che vedere con la pratica del media training e, a guardare bene, con l’antica arte della retorica. Già in età greca e romana era ben noto a chi la praticava, infatti, come il cosa si dicesse avesse lo stesso peso, la stessa importanza del come lo si facesse e che ci fosse un aspetto di comunicazione non verbale – meglio, di comunicazione meta-verbale – che incideva profondamente nella reale interpretazione del messaggio.

La disputa felice” non fa altro che riprendere queste idee e riadattarle a un mondo, quello della Rete, in cui è diventata una necessità sapersi confrontare con mondi, universi di significato diametralmente opposti.

Usare il buon senso anche quando si litiga sui social network: la via per la disputa felice

L’idea tanto in voga tra gli studiosi di Internet di filter bubble e camere dell’eco che non farebbero altro che avvicinare sempre di più – e pericolosamente – gli individui con le stesse idee, cosa che si scontra, del resto, con l’estrema facilità con cui su social network e affini ci si imbatte oggi in propri oppositori politici, fan della serie TV rivale alla propria preferita, credenti di altri credi, ecc. In ciascuno di questi casi il litigio è dietro l’angolo, con il suo corollario di toni esasperati, offese gratuite, insulti.

La disputa felice non è un modo per evitarlo del tutto, ma è un modo per condurre il litigio il più correttamente possibile o, meglio, per fermarsi al dissentire senza arroccarsi ciascuno sulle proprie posizioni inamovibili. Alla base della disputa felice, infatti, sembra esserci l’idea che le persone contino di più degli argomenti: solo se si tiene conto di questo è estremamente facile non cadere vittime di pregiudizi, generalizzazioni, categorizzazioni che hanno come unico effetto condurre all’impasse le discussioni ed esasperare le liti. Quelli che fornisce Mastroianni, così, sono poco più che principi di buon senso: scegliere solo argomentazioni che si padroneggiano davvero; non provocare a tutti i costi; fare un passo indietro quando serve; dominare le proprie reazioni anche le più inconsce e che possano creare un clima di tensione; essere aperti ad argomenti che contrastino le proprie idee; avere la mentalità di chi pubblica sempre ma lo fa in bozze e pronto a correggersi, ecc. Quella che può sembrare eccessiva semplicità, però, è anche il tentativo – in linea, del resto, con l’obiettivo stesso della disputa felice – di riportare su un piano umano temi e argomenti che hanno rischiato di diventare appannaggio esclusivo di professionisti e di cerchie elitarie di osservatori del web. Come a dire che per poter essere davvero felice la disputa deve saper essere continua e, soprattutto, tenere conto che non esistono temi ma persone.

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