LibroQuality network per lo sviluppo rurale

Quality network per lo sviluppo rurale

Quality network per lo sviluppo rurale

La valorizzazione territoriale in ottica di rilancio di offerta turistica, culturale ed economica per un diverso modello di governance.

EDITOREAreablu Edizioni
PUBBLICAZIONE2016
LINGUAItaliano
AUTOREGennaro Fiume, Rosario D'acunto
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Recensione a cura di Inside Marketing

Il testo “Quality network per lo sviluppo rurale” di Gennaro Fiume e Rosario D’Acunto delinea il percorso di costruzione di una “destinazione turistica” in un’area interna della Regione Campania, i Picentini, nel territorio del Giffoni Film Festival. La sinergia tra il GAL (Gruppi Azione Locale) Colline Salernitane, l’Istituto Scolastico Gian Camillo Glorioso, gli Enti Locali e l’associazione degli operatori turistici locali “Picentini Network” ha consentito di creare una rete di 250 operatori che hanno condiviso la strategia del fare squadra e dell’organizzarsi sotto l’ombrello di un brand distintivo ed evocativo: Picentini, terra mediterranea, appunto. Nell’economia dell’esperienza, i territori rurali si candidano ad essere un punto di forza dell’offerta turistica del Paese. Un modello, questo, che ha generato una grande proattività nei diversi attori del territorio, a cominciare dagli studenti, che vedono in questo progetto una possibilità di generare lavoro e valore all’interno del tessuto economico locale. «Per vivificare il territorio e proiettarlo nel futuro, i giovani rappresentano il valore aggiunto per sviluppare un sistema dell’offerta turistica integrata che punta sui temi dell’ospitalità, dell’agricoltura, dei servizi, dell’artigianato e del made in Italy», scrivono gli autori nel testo.

Un cammino non scevro di difficoltà perché per attuare una rivoluzione di tale portata il cambiamento deve necessariamente passare per un cambio di mentalità, un’apertura al mondo che molto siti rurali nel nostro paese solo ora stanno davvero conoscendo. Punto forte su cui battere è stato, infatti, il concetto di ospitalità e di ricettività. Affinché il territorio conoscesse nuova linfa e nuovo vigore era necessario rendere i Picentini un luogo ad alta attrazione turistica, sfruttando e valorizzando le specificità naturali ed enogastronomiche della regione. «Ma non solo ospitalità. Il lavoro di branding – si legge nel manuale – infatti è stato massiccio, con l’obiettivo di mettere in primo piano i caratteri distintivi e attrattivi del territorio. Un lavoro possibile solo grazie al lavoro di “rete” locale messo su dal progetto. Un network dell’offerta turistica integrata che dispiega tutte le componenti dell’ospitalità». 

Il volume divide idealmente il processo in tre punti e in tre capitoli. Punto principale è infatti la necessità di “fare rete” per permettere un reale sviluppo rurale, in cui il modello di riferimento è fondamentale per la struttura strategica e organizzativa che ne è venuta fuori. Dall’analisi del contesto e delle sue variabili endogene si arriva, infatti, alla strategia, che non può essere calata dall’alto ma deve necessariamente tener presente le specificità e le unicità di una terra per troppo tempo rimasta fuori dai classici circuiti turistici ed economici del terzo settore.

Il concetto di network è fondamentale per la realizzazione di questo progetto. Prendendo spunto da altri esempi virtuosi, come il caso della contea di Clare in Irlanda, l’idea di fare squadra è stato uno dei passaggi vincenti per rendere questo modello una realtà. Il network, ideato secondo il modello hub & spoke, ha permesso infatti di visualizzare per ogni operatore la ricaduta di valore che questa iniziativa avrebbe, e ha avuto, su tutto il territorio.

Terzo punto, e terzo capitolo, del progetto è proprio la sua realizzazione, come brand e organizzazione dell’offerta, il tutto in chiave prospettica. Il lavoro, infatti, non può affatto dirsi concluso, come sottolineano gli autori: «se il contesto è stato migliorato e il perimetro tracciato, ora non ci sono più attenuanti». È arrivato il tempo dei risultati, la prova del fuoco di un progetto ambizioso che si presta a diventare modello organizzativo e gestionale di altre possibili aree rurali del Mezzogiorno e non solo. Un progetto ambizioso, ma possibile, anzi necessario e inevitabile se si vogliono creare le condizioni per un rilancio dell’offerta turistica, culturale ed economica del Sud Italia.

Un testo, questo, in conclusione non solo per addetti ai lavori ma anche per chi si accosta a temi quali l’accoglienza turistica, lo sviluppo territoriale e le progettualità locali. Un manuale, oltre che un libro, esaustivo e scorrevole ma pieno di riferimenti tecnici ed economici ben illustrati. Non ha la pretesa di essere un compendio di formazione per progettualità turistiche ma è un ottimo esempio di sviluppo di un progetto in tutte le sue fasi, dall’ideazione alla realizzazione.

Indicativa è la citazione conclusiva del volume, lasciata alle parole di Karl Popper: «Il futuro è molto aperto e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno oggi, domani e dopodomani. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte». Sembra inevitabile che oggi un qualsiasi ragionamento sullo sviluppo e sul futuro del nostro territorio passi inevitabilmente anche per i Picentini.

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