Mercoledi 17 Luglio 2019
libri di Marketing e ComunicazioneSecret sauce. The ultimate growth hacking guide

Secret sauce. The ultimate growth hacking guide

“Secret sauce” è una guida step by step all’utilizzo più efficace dei diversi canali di web marketing per far crescere il proprio business.

Secret sauce: una guida al growth hacking
EDITORE --
PUBBLICAZIONE 2017
EDIZIONE
PAGINE 169
LINGUA Inglese
ISBN/ISSN 1635877393
AUTORE
Vin Clancy
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Giorgia Piccolo
A cura di: Giorgia Piccolo Autore Inside Marketing

Scritto a quattro mani da Austen Allred e Vin Clancy, “Secret sauce. The ultimate growth hacking guide” non è semplicemente un libro di marketing, ma un vero e proprio tutorial che conduce il lettore passo dopo passo in un percorso strutturato di growth hacking. Si tratta di un “manuale”, una guida al growth hacking appunto, nel quale gli autori sviscerano la maggior parte dei canali di web marketing con una precisione quasi chirurgica.

L’obiettivo è fornire un libretto di istruzioni su come aumentare gli utenti, i clienti e infine i ricavi avendo a disposizione un low budget. Un traguardo sicuramente raggiunto. Del resto, quando a scrivere un libro del genere sono proprio due growth hacker di fama internazionale, il risultato non può che essere assicurato.

Per comprendere il background degli autori, basterà sapere che Austen Allred ha conosciuto Internet all’età di 8 anni: è stato amore a prima vista e da allora non se n’è più separato. Web marketer di successo, dopo aver contribuito alla crescita di molte startup, attualmente è il senior growth manager di LendUp a San Francisco. Dal canto suo, Vin Clancy è uno speaker, un imprenditore, un intrattenitore di folle e soprattutto un growth hacker che opera nel campo della consulenza alle imprese.

Da dove, però, bisogna partire per trovare la ricetta segreta di cui tanto si parla in questa guida al growth hacking?

GUIDA AL GROWTH HACKING: QUANDO IL PROCESSO INIZIA DA UN FOGLIO DI CARTA E DA UNA MATITA

Sembra quasi anacronistico, in un’epoca in cui la digitalizzazione è ormai un imperativo, ma il punto di partenza è proprio mettere tutto in forma scritta su un foglio, alla vecchia maniera. Disegni, schemi, diagrammi, pezzo dopo pezzo, finché non si avrà una roadmap chiara. In questa fase è necessario non porre freni alla propria immaginazione, se così si può dire, e buttare giù quante più idee possibile. In altre parole, bisogna «lasciar fluire i propri pensieri liberamente in tutte le direzioni» (trad. nostra, ndr) in una sorta di stream of consciousness alla James Joyce. E se questa premessa potrà risultare ai più navigati banale, in realtà è necessaria per adottare un approccio mentale adeguato. Tanto è vero che, ad esempio, nel tentativo di ampliare la portata della propria azienda, spesso si commette l’errore di puntare indistintamente su tutti i canali di comunicazione online, senza una reale cognizione di quale o quali possano essere quelli più adatti. Questo succede quando manca quella sana attività di brainstorming, di cui si è accennato poc’anzi. La scelta, ad esempio, di quale social media utilizzare deve prescindere da tre elementi:

  • capire chi è il target;
  • scoprire dove tendono a riunirsi le persone simili ai propri clienti;
  • immaginare un modo per entrare in contatto con loro nel luogo e nel momento giusto.

Naturalmente, precisano gli autori, le tattiche variano sempre in base alle circostanze del network o del pubblico al quale ci si vuole rivolgere, ma il workflow mentale resta sempre lo stesso. E infatti l’acquisizione di nuovi utenti o potenziali clienti passa, senza eccezioni, almeno per due fasi:

  • creare qualcosa di abbastanza desiderabile per almeno una nicchia della popolazione;
  • presentarsi a quel segmento di persone nel modo più efficace possibile.

Superato il primo step, non resta che stabilire una relazione con la propria audience. In che modo? Un buon inizio è disegnare l’identikit del proprio cliente tipo.

INSTAGRAM, TWITTER, PINTEREST E YOUTUBE SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Si parla di buyer personas che, una volta costruite, consentiranno di capire quale canale è l’habitat naturale della propria potenziale clientela. Così le principali piattaforme del web 2.0 passano sotto i raggi X della penna degli scrittori. Il primo in lista è Instagram, rispetto al quale si passano in rassegna le principali best practice per scovare il proprio pubblico e stabilire un legame con esso. Gli autori pongono l’accento sull’importanza delle reti di influencer su Instagram come migliore strumento per far prosperare il proprio account aziendale e aumentare le vendite. A tale scopo vengono consigliati alcuni tool grazie ai quali è possibile filtrare gli influencer per nicchia e numero di follower. In questo senso, un ulteriore suggerimento è quello di selezionare gli influencer minori con una base tra i 10mila e i 50mila seguaci, che di conseguenza avranno sicuramente un “cachet” più economico. Dunque riflettori tutti puntati sull’influencer marketing e sulle migliori pratiche per contrattare con i personaggi in grado di influenzare l’opinione del proprio target di riferimento, dalle strategie di prezzo al modo di monitorare i risultati generati e tracciare le conversioni. Si prosegue con la tecnica di  regramming e la ricerca dei migliori hashtag per un post.

La carrellata sui social network inquadra anche Twitter, rispetto al quale vengono messe in evidenza quattro cruciali regole per utilizzarlo efficacemente:

  • monitorare di cosa parlano e si interessano le persone in questo momento;
  • setacciare i profili degli utenti per trovare le cerchie alle quali si sentono più vicini;
  • osservare gli elenchi di persone che seguono i competitor;
  • interagire con quelle persone.

A seguire, una panoramica sui diversi metodi per trovare e seguire persone potenzialmente interessate ai propri prodotti/servizi, dal selective al manually following. A questo punto, viene spiegato come interagire con gli utenti attraverso TweetDeck, combinato con Excel e altri strumenti, sviluppando conversazioni one-to-one e sfruttando anche il retweet.

Viene poi presentato il mondo di Pinterest, del quale vengono esposte tutte le funzionalità e una serie di trucchi per rendere i propri pinrepinabble”, tra cui tenere d’occhio i pin più popolari della propria categoria per scoprire i commenti che hanno più repin. A concludere il capitolo uno sguardo a come sfruttare i Group Board.

La prospettiva sui social media termina con YouTube, definito come «il secondo motore di ricerca più grande al mondo» (trad. nostra, ndr). In questa sezione vengono serviti su un piatto d’argento preziose indicazioni sulla SEO, su come strutturare tutti i tasselli di un video, dalle keyword alla thumbnail, fino alla pratica di aggiungere annotazioni ad altri video.

DALLA SEO IN UN GIORNO A COME OTTENERE COPERTURA DALLA STAMPA: UNA GUIDA AL GROWTH HACKING COMPLETA 

Uno dei capitoli più interessanti, soprattutto per i neofiti della materia, è quello dedicato alla search engine optimization, che si presenta come una lucida e certosina raccolta in punti della procedura da seguire al fine di ottimizzare il proprio sito per i motori di ricerca: dalla strategia da applicare nella scelta delle parole chiave agli strumenti per individuarle, finanche alla costruzione di una pagina web secondo i dogmi della disciplina.

Altro argomento trattato con dovizia di particolari è come ottenere copertura dalla stampa; sicuramente una componente essenziale per la brand awareness, in un’ottica di growth hacking. Come trovare i reporter giusti, come classificare le testate in base anche alla domain authority, come realizzare un press kit e come impostare la comunicazione via email per ricevere l’attenzione dei giornalisti.

E, ancora, molti sono i temi messi sul tavolo: l’app store optimization, il content marketing, le presentazioni per i sales, la perfetta landing page e tanto altro.

In definitiva, il lavoro di Austen Allred e Vin Clancy è convincente nel suo scendere di volta in volta nel profondo dell’architettura di ogni canale preso in considerazione. Il tutto arricchito da esempi ed episodi di esperienza personale che conferiscono a questa guida al growth hacking un carattere più empirico che propriamente “scientifico” o teorico. Certamente un valore aggiunto che rende le strategie presentate molto più credibili, in quanto testate direttamente dagli autori.

Insomma, si tratta di una guida al growth hacking composita e completa, pensata per gli startupper ma anche per le PMI, che assume tutti i connotati di un corso pratico, nel quale vale sicuramente la pena fare un investimento.

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