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Social food photography. Consigli pratici per fotografare e comunicare il cibo online e sui social media

Muovere i primi passi nel campo della social food photography attraverso i consigli pratici di Vatinee Suvimol e il parere di alcuni esperti del settore.

Social food photography. Consigli pratici per fotografare e comunicare il cibo online e sui social media
EDITORE Hoepli
PUBBLICAZIONE 2020
EDIZIONE
PREZZO 23,65 su Amazon
PAGINE 208
LINGUA Italiano
ISBN/ISSN 978-88-203-9311
AUTORE
Vatinee Suvimol
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Carlotta Giannuzzi Savelli
di: Carlotta Giannuzzi Savelli Autore Inside Marketing

Il libro “Social food photography. Consigli pratici per fotografare e comunicare il cibo online e sui social media” di Vatinee Suvimol, edito da Hoepli, è un manuale indirizzato a tutti coloro che vogliano avventurarsi nel mondo della fotografia digitale online, dedicata al cibo: dai social media manager ai food blogger senza dimenticare gli chef e gli amanti del cibo.

Il testo è ricco di consigli pratici che mirano a suggerire attrezzature (dallo smartphone e dalle tipologie di fotocamera ai pannelli, passando per le softbox), tool di postproduzione (come per esempio Lightroom e Retouch, solo per citarne alcuni), scelta di set, luce (naturale e non) e angolazioni e, soprattutto, mirano a far acquisirei trucchi del mestiere degli esperti di social food photography. Volendo fare un esempio, viene spiegato come rendere più appetibile alla vista un dessert grazie a «una nevicata di zucchero a velo» su sfondo scuro.

Per rendere ogni tip più chiaro, l’autrice sceglie come propria alleata la comunicazione visuale: tante sono, infatti, le immagini a colori – belle ma soprattutto esplicative rispetto alle tematiche trattate (nonostante l’assenza, talvolta, delle relative fonti e nonostante un utilizzo, per le didascalie, di un colore troppo chiaro) – che accompagnano il lettore durante l’intera narrazione. Talvolta viene mostrato al lettore ciò che di solito è celato allo sguardo ma che è comunque utile per cogliere alcuni trick: il backstage di un set fotografico.

Come diventare «fotografo di se stessi»

Il fil rouge che collega i diversi capitoli del libro – così come un filo di tessuto legava letteralmente tra loro le pagine dei libri antichi rilegati a mano – è rappresentato dall’idea di base che ognuno può, se vuole, apprendere l’arte della fotografia, che rappresenta un valido trampolino di lancio per avvicinarsi ad alcuni ruoli professionali del mondo digital come quelli di food influencer e food stylist.

Proprio a tal proposito l’autrice ci racconta la propria esperienza personale, spiegando come grazie a un blog di ricette di cucina (“Athaipianist.com”) e grazie a una reflex entry level ha dato il via alla sua avventura nel settore della social food photography. Le prime foto di Vatinee Suvimol – come ella stessa racconta nel libro – erano però «piene di difetti» dovuti all’inesperienza. Tuttavia, con impegno e perseveranza è riuscita, nel tempo, a diventare fotografa e autrice di libri di cucina. Che la fotografia sia un’arte che si affina con il tempo lo si apprende anche dalle diverse storie degli esperti del settore contenute nel libro in una sezione apposita di ogni capitolo.

Luca Perego, food influencer e blogger, racconta, per esempio, come da semplice dipendente di una pasticceria ha raggiunto il successo nel settore della social food photography diventando «il fotografo di se stesso» grazie a una macchina fotografica base, corsi ed esperienza empirica. Allo stesso modo, Alessia Stano, esperta di food photography, racconta come è passata dal «non essere in grado di tenere in mano una macchina fotografica» a fare della fotografia dedicata al cibo un secondo lavoro riconosciuto e apprezzato.
In sintesi, il messaggio che l’autrice sembra voler veicolare è che l’arte della fotografia regala importanti soddisfazioni a chi decide di intraprendere con essa un viaggio all’insegna della conoscenza.

L’uso dei props nella social food photography

In una fotografia che ritrae il cibo e, soprattutto, utilizzata in Rete e sui social è necessario tener sempre presente che i cibi devono apparire appetitosi e devono stimolare non solo il senso della vista ma anche il gusto. Come riuscire, quindi, in questa ardua impresa? Sicuramente, come si apprende dal testo, scegliendo i colori, la luce, gli sfondi e le inquadrature adatte.

Ogni fotografia sui social è un mondo a sé e come tale ha un proprio linguaggio, che punta a stimolare determinate sensazioni. I coprotagonisti di questo visual storytelling sono sicuramente gli oggetti di scena. Nonostante il libro sia un manuale pratico e poco teorico, esso illustra in modo esaustivo cosa siano i props e come utilizzarli nel modo corretto in uno shooting e quindi nell’allestimento di un set fotografico.

Marika Milano, graphic e media designer specializzata in foto di colazioni, spiega come gli oggetti che diventeranno parte del set vengono scelti con cura e, talvolta, «suddivisi per colore, materiale, forma o accostamenti». Più in generale, si può asserire che lo scopo di questi oggetti – dagli elementi di cartoleria ai fiori e ai frutti, fino alle diverse tipologie di posate – sia da un lato eliminare il senso di vuoto che può generare nello spettatore una foto scarna, dall’altro guidare, tramite una ben studiata scenografia, l’occhio dello spettatore verso il protagonista della foto.

Bisogna quindi selezionare o acquistare dei materiali di scena in linea con l’intero mood della fotografia stessa. Inoltre, la scelta dei props – dai piatti alle tazzine vintage di Alessia Stano, passando per le lastre e tavole in legno di Luca Perego – consente a ogni foto di diventare unica nel suo genere.

“Social food photografhy”: RIFLESSIONI E ispirazioni

Come si è già detto, all’interno del testo viene dato ampio spazio alla «parola degli esperti» che, grazie ai loro racconti di vita – oltre a quelli dell’autrice stessa –, stimolano il lettore a riflettere sul fatto che sia possibile iniziare questa avventura nel mondo della fotografia senza spendere grosse cifre in attrezzature. L’intero volume spiega, infatti, come anche con un semplice smartphone e alcuni rimedi casalinghi, come per esempio delle semplici tende per ammorbidire una luce troppo intensa, sia possibile ottenere foto belle ma soprattutto funzionali alla comunicazione online.

Il volume fornisce, quindi, le basi della fotografia digitale grazie a un linguaggio che risulta il più delle volte (a eccezione di brevi e rare frasi poco scorrevoli e di difficile comprensione) semplice e chiaro, arricchito da tantissimi esempi grafici, slide riassuntive e aforismi – non sempre però coerenti con la tematica principale affrontata – sui quali riflettere. Inoltre, anche se il volume risulta carente di una vera e propria sezione dedicata alla bibliografia non mancano spunti di approfondimento sulla fotografia, rappresentati da una raccolta di gallery social e fotografie a cui ispirarsi, ma anche dai diversi riferimenti social degli esperti del settore e quelli dell’autrice stessa, scansionabili grazie a un pratico QR code.
Infine è da sottolineare che il manuale risulta di facile consultazione anche in fase di rilettura grazie a una pagina riassuntiva, presente per ogni capitolo, che mostra un elenco dei singoli paragrafi (seppur mancanti di numerazione anche all’interno del testo).

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