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MacroambienteLicenza temporanea di 90 giorni dagli USA a Huawei, ma l’azienda ha già un “piano B”

Licenza temporanea di 90 giorni dagli USA a Huawei, ma l'azienda ha già un "piano B"

Gli USA concedono una licenza temporanea di 90 giorni a Huawei ma l'azienda starebbe già da anni lavorando a un sistema operativo alternativo

Concessa licenza temporanea di 90 giorni a Huawei

Dopo la notizia della volontà da parte di Google di sospendere la licenza Android a Huawei, compromettendo così i futuri aggiornamenti sui suoi dispositivi e l’accesso a servizi come Google Play Store, il governo americano ha concesso una licenza temporanea di 90 giorni a Huawei, garantendo così, almeno fino ad agosto, ai dispositivi messi sul mercato entro il 16 maggio 2019 gli aggiornamenti del sistema operativo. Sembra però che l’azienda cinese abbia già un piano B che consiste nella proposta di un sistema operativo alternativo ad Android e iOS.

Licenza temporanea di 90 giorni a Huawei dagli USA: a cosa servirà?

Saranno alla fine tre i mesi di tregua concessi dal governo americano, ben consapevole della forza di questo gigante cinese nel mercato delle tecnologie della comunicazione: l’idea sarebbe quella di minimizzare i danni per i consumatori. Come dichiarato da un portavoce di Google alla CNBC, «mantenere i telefoni aggiornati e sicuri è dell’interesse di tutti e questa licenza temporanea ci consente di continuare a fornire degli aggiornamenti di software e patch di sicurezza, ai modelli esistenti, nei prossimi 90 giorni». Per ora, infatti, i cellulari Huawei continuano a funzionare perfettamente con il sistema Android, permangono però i dubbi sui modelli del brand che non sono ancora usciti sul mercato.

La licenza concessa non riguarda però solo la rottura di Google con Huawei, ma anche tutte le aziende di chip e microchip americane, come Intel e Qualcomm che avevano annunciato l’interruzione delle collaborazioni con il colosso cinese che da loro acquista semiconduttori. Come riportato sulla testata Reuters, comunque, la licenza in questione consentirebbe a Huawei di continuare a lavorare allo sviluppo degli standard per le reti 5G, un aspetto importante se si considera che il brand cinese è all’avanguardia nello sviluppo di questa tecnologia. Non a caso, infatti, il Dipartimento del Commercio della Casa Bianca starebbe valutando ancora l’estensione del periodo di licenza oltre i 90 giorni.

Il “piano B” di Huawei: un sistema operativo alternativo

«Le azioni del governo degli Stati Uniti al momento sottovalutano le nostre capacità»: il tono è quasi quello di una minaccia o comunque di qualcuno che ha già un piano B abbastanza definito. In risposta alle restrizioni commerciali imposte dal governo americano, Ren Zhengfei, fondatore di Huawei, dichiara che «la società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi» e che «le sanzioni statunitensi non danneggeranno il core business aziendale». Gli Stati Uniti, così, starebbero sottovalutando il potenziale dell’azienda e, in base a quanto afferma, queste restrizioni non incideranno sul lancio della rete 5G di Huawei: come riportato dall’agenzia Reuters, nessun’altra azienda – secondo Ren Zhengfei – sarà in grado di mettersi al pari di Huawei per quel che riguarda lo sviluppo di questa tecnologia nei prossimi due o tre anni.

Potrebbe questa essere la spinta che mancava per accelerare il progetto di lancio, sul mercato globale, di un sistema operativo concorrente a quello di Google e a quello di Apple? Huawei in realtà nei giorni precedenti si era espressa in questo modo, mediante un comunicato: «continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza a tutti gli utenti a livello globale».

“HongMeng OS”, il sistema operativo senza licenze Google che Huawei sarebbe sviluppando già dal 2012, potrebbe essere il “piano B” agli altri sistemi operativi esistenti, di cui ha parlato il CEO dell’azienda, Richard Yu, in un’intervista al Die Welt.

Ovviamente, oltre alla sfida associata allo sviluppo di un sistema paragonabile a quello di Google (ricordiamo il fallimento del sistema operativo Windows Phone), ci sarebbe anche la difficoltà legata al coinvolgimento e alla fidelizzazione di clienti ormai praticamente abituati esclusivamente ad Android e iOS.

Un’altra possibilità, comunque, non sarebbe tuttavia da escludere: dopo i 90 giorni di licenza (e dopo un’eventuale proroga) non è escluso che Huawei decida di continuare a utilizzare il sistema Android, poiché l’azienda continuerà ad avere accesso alla versione open source e pubblica di questo sistema, potendo così modificarlo utilizzando la propria interfaccia, Emui, ma solo in maniera limitata rispetto alla versione proprietaria di Google.

I dubbi sul futuro dei nuovi cellulari che ancora non sono sul mercato occidentale (come il pieghevole Mate X per esempio) ci sono; l’unica certezza per i consumatori è che, ceteris paribus, almeno per i prossimi tre mesi, i dispositivi Huawei fuori dalla Cina continueranno a ricevere gli aggiornamenti Android.

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