Domenica 24 Giugno 2018
MacroambienteL’industria dei quotidiani in Italia in cifre

L’industria dei quotidiani in Italia in cifre

Un rapporto dell' ASIG misura lo stato di (cattiva) salute dell’industria dei quotidiani in Italia. Calano lettori e ricavi, bene il digitale


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

L’industria dei quotidiani in Italia in cifre

Lo stato di salute dell’industria dei quotidiani in Italia? Lo misura, come ogni anno, un rapporto promosso dall’Associazione Stampatori Italiana Giornali e dall’osservatorio tecnico Carlo Lombardi per i quotidiani e le agenzie d’informazione. E a venir fuori è un scenario poco rassicurante in cui, confermati i trend negativi degli scorsi anni –calo delle vendite, contrazione del mercato pubblicitario- se qualche nota positiva c’è ha a che vedere con le performance digitali delle maggiori testate nazionali. Mentre la diffusione delle copie cartacee fa registrare un -5.2% rispetto al 2012 fermandosi a poco più di 3.700.000, infatti, con oltre 473.000 copie a giugno 2014, quella digitale segna una crescita del 72% rispetto allo scorso anno. Un occhio alla suddivisione della diffusione complessiva di giornali, però, basta a rendersi conto che il digitale copre ancora poco più che l’8% del totale e che l’editoria italiana sconta ancora vecchie distorsioni di mercato: la percentuale maggiore di copie è destinata alle vendite (che sole coprono il 55% del totale), seguono a stretta distanza i resi (oltre il 27.4%) e solo al quarto posto -dopo il digitale- vengono gli abbonamenti che a mala pena raggiungono il 5.4%.

Sarà per la mancanza di entrate certe e prevedibili già in fase di bilancio che i gruppi editoriali nostrani stentano a dimostrare creatività e desiderio di innovazione? Forse. Di certo poco aiuta la contrazione del mercato pubblicitario che, complice la crisi, da anni fa sistematicamente registrare una notevole diminuzione degli investimenti nel settore. Il risultato? Che su un mercato che vale in totale 5,9 miliardi di euro -in contrazione del 12% rispetto all’annualità precedente- solo 823 milioni di euro (il 15%) sono investiti sui quotidiani: il settore, cioè, perde un -19% rispetto al 2013 e oltre il sessanta percento rispetto agli investimenti ante-crisi (solo nel 2007 la pubblicità sui giornali fatturava oltre 1.930.000 euro).

Male anche per il numero di lettori calati quest’anno a 20.593.000 (circa il 39.7% della popolazione adulta) e per i ricavi di settore che non superano i 2,3 miliardi di euro (meno 12% rispetto al precedente periodo di riferimento).

Come ogni anno, inoltre, il Rapporto ASIG oltre a registrare i trend di settore si occupa di compilare un’anagrafica dell’industria italiana di quotidiani: dati da cui viene fuori che in Italia esistono oggi 142 testate quotidiane per 105 società editrici; gli stabilimenti di stampa sono 72 (cinque in meno rispetto al 2013) e cala anche il numero di rotative installate, quest’anno solo 123, con undici unità in meno.  Male anche per i dati occupazionali che riguardano il settore: in calo non solo il numero dei poligrafi (4646 al dicembre 2013), ma anche la retribuzione lorda annua che perde quasi il 2% rispetto al periodo di riferimento precedente.

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