Sabato 23 Giugno 2018
ComunicazioneLa lingua influenza la personalità e la struttura del cervello

La lingua influenza la personalità e la struttura del cervello

La comunicazione può incidere sulla personalità e sulla struttura del cervello? Secondo alcuni studi la lingua condiziona entrambe.


Raquel Baptista

A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing

La lingua influenza la personalità e la struttura del cervello

La lingua che parliamo può determinare fortemente quel che siamo, ma anche la nostra visione della realtà. Essa può, infatti, influire sia sulla nostra personalità sia sull’architettura del nostro cervello e, di conseguenza, anche sul modo in cui guardiamo il mondo intorno a noi.

Da studi effettuati su parlanti bilingue è emerso che parlare due o più lingue ha un effetto molto positivo sul cervello in quanto lo protegge dall’invecchiamento. Questo vantaggio è dovuto a un miglior controllo della “funzione esecutiva” da parte dei parlanti bilingue rispetto a quelli monolingue. Sono state riscontrate delle differenze di carattere strutturale: sembra infatti che nel primo caso vi sia un aumento della materia grigia: i parlanti bilingue avrebbero, cioè, maggiore riserva neurale. Inoltre, sono state messe in evidenza anche differenze di carattere funzionale: vi sarebbe infatti – nel caso dei parlanti bilingue – un aumento delle connessioni nervose, responsabili di una maggior compensazione neurale e quindi ci sarebbe una maggior resilienza del cervello rispetto ai danni provocati dall’invecchiamento, cosa utile per la prevenzione di malattie neurodegenerative, come la demenza senile, e per una maggiore probabilità di recupero in caso di ictus.

Il modo in cui comunichiamo può inoltre incidere anche sulla nostra personalità. Secondo un proverbio cinese  “uno vive tante vite quante sono le lingue che conosce” che è, in un certo senso, quello che viene illustrato da un studio sul senso della morale e dell’etica che ogni parlante esprime a seconda della lingua parlata.

Secondo un esperimento pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, i soggetti risultano essere meno influenzati dalle emozioni quando si esprimono nella seconda lingua, cosa che influenza anche la morale. Secondo Abutalebi, infatti, la lingua madre costituisce il vettore delle norme morali dell’etica e dei sentimenti.

Quindi, secondo il neurologo cognitivista «Un idioma che non sia appreso dalla nascita è meno influenzato dalle emozioni perché mentre lo si parla si deve esercitare un controllo cognitivo maggiore per ‘spegnere’ la madrelingua». Effettivamente, quando i soggetti dovevano decidere, utilizzando la seconda lingua, se sacrificare una persona per salvarne cinque, erano più decisi a farlo, puntando su scelte utilitariste ed oggettive, rispetto a quando parlavano nella loro lingua madre. In questo caso tendevano a prendere delle decisioni più condizionate dalle emozioni, ecco perché in questa situazione predominava il divieto morale ad uccidere. Proprio come se cambiando lingue cambiasse anche la personalità.

La comunicazione può avere anche un impatto sulla nostra visione del mondo e un esempio lampante riguarda la percezione dei colori. L’Università di Londra ha condotto uno studio su parlanti inglesi e himba (una lingua parlata nel nord della Namibia), cercando di capire in che modo i  soggetti coinvolti nell’esperimento classificassero i colori che gli venivano presentati. L’esperimento ha rivelato che, con categorie di colori differenti rispetto agli inglesi, i parlanti himba inserivano il verde e il blu nella stessa categoria (per tutti e due la parola buru), invece usavano termini diversi per classificare diverse sfumature di verde (a differenza dei soggetti inglesi).

Possiamo dire che parlando lingue diverse si sviluppano mindset diversi, così come distinte sono le predisposizioni mentali a determinati atteggiamenti e le prospettive della realtà.

È importante, quindi, che le aziende abbiano una certa sensibilità a queste differenze nella costruzione della propria comunicazione, dove piccoli dettagli riguardanti lo slogan, logo e spot, possono fare la differenza nella percezione del marchio da parte del consumatore.

Condizionata dal contesto e dall’esperienza del popolo, ogni lingua tende a valorizzare o ad enfatizzare determinati frammenti del mondo rispetto ad altri. Proprio per questo, ognuna possiede termini e concetti che sono quasi esclusivi, cosa che ne rende spesso difficile la traduzione.

Questo succede anche con le lingue dialettali. Pensiamo al napoletano: come fa un inglese a tradurre il termine “cazzimma” in una sola parola, senza danneggiarne la sua  complessità semantica? Oppure, come tradurre in italiano la parola portoghese “saudade” per esprimere con un solo vocabolo il concetto di “nostalgia di un momento o di qualcosa o qualcuno assente e speranza di riviverlo o ritrovarlo”? Ogni lingua tende ad esaltare determinati modi di percepire la realtà rispetto ad altri. Il modo in cui comunichiamo, quindi, può dire tanto su chi siamo.

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