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Giovedi 13 Dicembre 2018
ComunicazioneLinguaggio del corpo: l’importanza per i leader mondiali

Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

Studi sulla comunicazione non verbale di Donald Trump o Vladimir Putin dimostrano l'importanza della gestione del linguaggio del corpo.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

Avere gli occhi del mondo puntati addosso richiede una preparazione notevole e una scelta rigorosa non solo di ogni parola, ma anche di ogni movimento e di ogni sguardo: il linguaggio del corpo nella comunicazione politica può dire molto sugli attori coinvolti, spesso più di quanto avvenga verbalmente.

La comunicazione non verbale, infatti, può fornire molti indizi sulle intenzioni e sulle emozioni degli individui. Per questo motivo il Governo USA ha ritenuto utile fondare un gruppo di ricerca sull’analisi del body language dei grandi leader mondiali. Nel 2014 l’allora portavoce del Pentagono John Kirby ha annunciato l’esistenza di «un programma di ricerca che esamina i movimenti corporei e il linguaggio del corpo di diverse figure mondiali, allo scopo di raggiungere una migliore comprensione del loro processo decisionale». Il gruppo di ricercatori ha studiato personaggi come Vladimir Putin, Saddam Hussein, Kim Jong-Un e Osama Bin Laden. Che conclusioni è possibile ricavare, allora, dall’analisi del body language di questi personaggi politici, inclusi Donald Trump e Angela Merkel?

Il linguaggio del corpo ai tempi dei social: una lettura “tra le righe”

Se il Pentagono si sofferma su attori esterni, i personaggi della Casa Bianca non sono immuni allo sguardo degli esperti di comunicazione non verbale. A questo proposito, una foto scattata durante l’incontro tra il presidente USA Donald Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in occasione del 44° vertice del summit G7, tra l’8 e il 9 giugno 2018, è diventata virale proprio a causa delle curiose espressioni e movenze catturate durante la discussione tra i politici.

Nell’immagine è possibile vedere la Merkel con le mani fermamente appoggiate sul tavolo, rivolta verso il presidente americano che risponde con uno sguardo impassibile e le braccia incrociate. Nonostante l’intenzione possa cambiare a seconda del contesto specifico, secondo Karen Friedman, esperta di comunicazione, le braccia incrociate possono trasmettere l’idea di resistenza oppure un atteggiamento difensivo. Nonostante le molteplici interpretazioni possibili, la foto in sé esprime un momento di palese mancanza di accordo tra i due, cosa confermata dalle dichiarazioni poco positive sia di Trump che della Merkel in seguito all’evento. L’insistenza di Donald Trump per la riammissione della Russia a quello che era il G8, da cui il paese è stato escluso nel 2014 dopo l’invasione della Crimea, insieme al mancato accordo sulle questioni climatiche hanno contribuito all’aumento della tensione tra i leader politici e ciò è abbastanza evidente nella foto, rapidamente diventata virale sul web dove si è aperta la “gara” alla migliore interpretazione della comunicazione non verbale dei due leader.

Vanity Fair l’ha presentata come «la foto simbolo del G7», paragonando la scena all’aula di un Tribunale con la cancelliera, dalla parte dell’accusa, che si rivolge in maniera severa all’imputato, che mantiene la propria posizione. Tra le interpretazioni più popolari, quella di John Bolton, attuale consigliere per la sicurezza nazionale nordamericana, che in un tweet ha ripubblicato la foto, in origine condivisa dalla cancelliera, commentando: «Un altro G7 in cui gli altri paesi si aspettano che l’America resti sempre la loro banca. Il Presidente ha messo tutto in chiaro oggi. Basta».

C’è chi, dall’altra parte, ha risposto in maniera ugualmente provocatoria: è il caso dell’ex-primo ministro belga Guy Verhofstadt che, condividendo la stessa immagine in un tweet, ha scritto «Dicci cosa sa Putin di te. Forse possiamo aiutarti».

Molte sono state le interpretazioni e i commenti rivolti alla fotografia che, immortalando un momento di particolare tensione, ha attirato su di sé tutta l’attenzione, facendo sì che altre immagini, suggestive e di momenti di maggiore cordialità, dialogo e intesa tra gli attori restassero praticamente inosservate. Chi vive sotto i riflettori, come nel caso dei personaggi sopracitati, considerata la facilità con cui una foto diventa virale sui social network, deve oggi più che mai essere particolarmente attento a ogni gesto e a ogni sguardo anche perché se a volte il linguaggio del corpo esprime perfettamente la posizione dichiarata dall’individuo, altre volte invece può lasciare dubbi o addirittura essere in perfetto contrasto con quanto espresso verbalmente. La coerenza tra comunicazione verbale e non verbale risulta, poi, particolarmente importante nel contesto politico, dove la capacità di persuadere è preponderante.

Prossemica e personal branding degli “uomini più potenti del mondo”

Il linguaggio del corpo è talmente rilevante da poter contribuire alla strategia di personal branding dei personaggi politici e allo sviluppo di veri e propri trademark.

Fonte: AP Photo – John Minchillo

Si pensi alla “alzata di spalle” di Donald Trump che è diventata quasi una firma, un segno di riconoscimento usato dal politico in tantissimi contesti e situazioni. Secondo Larry Sabato, noto analista politico e direttore del Centro di Politica dell’Università della Virginia, il messaggio di Trump è chiaro: «Lo sai io chi sono? Tu chi sei?»: egli intende trasmettere l’idea di comando, di egemonia, di controllo e di potere, concetti su cui ha in parte basato la propria campagna elettorale con il moto “Making America great again”.

Fonte: Agenzia Reuters – Jonathan Ernst

Lo storico incontro tra il leader nordcoreano Kim Jong-Un e Trump, che ha avuto luogo a Singapore il 12 giugno 2018, è stato oggetto di analisi da parte di Karen Leong, esperta di body language e direttrice dell’Influence Solutions a Singapore. Come ha fatto notare l’esperta, dal primo momento entrambi cercavano di trasmettere l’idea di avere il controllo della situazione. Per diverse volte, Trump ha toccato con la sua mano la spalla e la schiena di Kim, gesti che segnalano la volontà di affermare l’idea di dominio e di superiorità; non a caso anche il leader nordcoreano ha seguito la stessa condotta mentre camminavano insieme. L’esperta ha inoltre sottolineato il nervosismo di Kim Jong-Un, visibile non solo durante il momento della stretta di mano – quando il leader nordcoreano ha guardato Trump con un’espressione «quasi da bambino, che guarda verso l’alto», cioè nella direzione dell’interlocutore, di 20cm più alto – ma anche all’interno della stanza in cui è avvenuto l’incontro; nervosismo palesato non solo da Kim, che affrontava per la prima volta la stampa internazionale, ma anche da Trump: nonostante la classica posizione di dominio e di fiducia (spesso utilizzata da lui) con le mani avanti, la punta delle dita che si toccano e la schiena dritta, il presidente ha spesso mosso le mani, manifestando dell’incertezza nell’analisi di Karen Leong.

Fonte: Reuters – Jonathan Ernst

Fonte: TIME

Parlando ancora di potere, Vladimir Putin è stato considerato dalla rivista Forbes, per tre volte consecutive, l’uomo più potente al mondo e attualmente, figura in seconda posizione, immediatamente prima di Donald Trump. Per questo motivo il controllo del linguaggio del corpo sembra essere una preoccupazione ben presente in ogni sua apparizione pubblica. Nonostante le critiche alla sua tipica espressione impassibile, il modo in cui gestisce la comunicazione non verbale è degno di analisi. Ci si interroga, infatti, su come si comporti l’uomo più potente al mondo. Probabilmente la sicurezza manifestata attraverso le sue espressioni, insieme ad una grande abilità nel mantenere una “poker face” nascondendo le emozioni in situazioni di grande tensione, è coerente con la sua discrezionalità e la sua riservatezza per quel che concerne la vita privata.

In effetti, il Presidente dalla Federazione Russa è stato descritto dallo psicoterapeuta esperto di comunicazione e linguaggio del corpo Allan Pease come «uno studente molto intelligente e capace». Nel ’91 l’esperto è stato invitato al Cremlino per un seminario rivolto ad un gruppo di politici proprio sull’arte della prossemica e della gestione della comunicazione non verbale. Putin, allora consigliere del sindaco di San Pietroburgo, dimostrava già promettenti abilità, come ha sostenuto lo psicoterapeuta australiano. In quanto ex membro del KGB, è probabile che Putin abbia acquisito importanti competenze, imprescindibili per un membro dei servizi segreti dove la capacità di nascondere le proprie intenzioni ed emozioni si rivela essenziale per il raggiungimento degli obiettivi.

È evidente quindi come la prossemica sia uno strumento chiave. Questa scienza si occupa dello studio delle distanze corporee in quanto atto comunicativo, cioè dello studio di eventuali significati attribuibili alle distanze che un individuo interpone tra sé e gli altri. Saper gestire queste distanze, e la comunicazione non verbale in generale, permette di avere un maggior controllo sulla percezione del messaggio che vogliamo trasmettere; quindi movimenti e gesti devono necessariamente essere coerenti con la comunicazione verbale. In caso contrario, il proprio corpo può diventare un nemico, rivelando più di ciò che si vorrebbe.

Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

L’esperto di prossemica ha spiegato che durante il seminario il suo scopo primario è stato quello di insegnare al gruppo di politici come sembrare meno aggressivi e più amichevoli nelle loro apparizioni pubbliche, eliminando quel retaggio dei vecchi politici sovietici. È opportuno ricordare a tal proposito l’episodio che ha visto protagonista Nikita Kruscev, segretario del Partito Comunista, che durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1960, come simbolo di protesta nei confronti dell’intervento di un oratore filippino si tolse una scarpa sbattendola ripetutamente sul tavolo. Pease, quindi, ha insegnato a Putin come prima cosa l’abbandono di gesti del genere, tipicamente aggressivi.

Lo psicoterapeuta, inoltre, ha analizzato un dibattito tra George W. Bush e Putin. Nonostante l’allora Presidente USA avesse già superato il limite di tempo per il suo intervento, il Presidente russo rimase sereno e tranquillo con le mani sollevate a guglia. In base al suo atteggiamento non è escluso che «stesse pensando alla pesca in quel momento», ha dichiarato Pease, sottolineando l’abilità nel mascherare i propri stati d’animo.

Durante i grandi dibatti faccia a faccia, invece, Putin spesso inclina leggermente la testa da un lato, facendo qualche cenno all’interlocutore, così da far intuire di aver interesse per ciò che sta ascoltando, incitando l’altro a continuare il suo discorso.

L’esperto, tuttavia, ha sottolineato una caratteristica non abbandonata nel corso degli anni dal leader russo, cioè il suo «volto sovietico». Si tratta, nello specifico, di un’espressione facciale tipica dei russi, anzi «una specialità di Mr. Putin: anziché sorridere come gli europei o gli americani, si tengono le labbra chiuse e lo sguardo accigliato, come a dire ‘Ciao, sono tuo amico, ti puoi fidare di me’», come ha affermato Pease. Chiaramente, dietro a questa espressione facciale c’è un retaggio culturale: essa, infatti, permette di nascondere le proprie emozioni, cosa necessaria in passato per la sopravvivenza in una «epoca in cui poteva essere pericoloso mostrare le proprie reali emozioni per strada». Negli ultimi anni, però, il mondo è cambiato molto e quindi anche le espressioni e i gesti appartenenti a diverse culture si sono sempre più uniformati.

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