ComunicazioneLinguaggio del corpo: l’importanza per i leader mondiali

Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

Studi sulla comunicazione non verbale di Vladimir Putin e altri leader dimostrano l'importanza della gestione del linguaggio del corpo.

Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

Avere gli occhi del mondo puntati addosso richiede una preparazione notevole e una scelta rigorosa non solo di ogni parola, ma anche di ogni movimento e di ogni sguardo. Vladimir Putin è stato considerato dalla rivista Forbes, per tre volte consecutive, l’uomo più potente al mondo e per questo motivo il controllo del linguaggio del corpo sembra essere una preoccupazione ben presente in ogni sua apparizione pubblica. Nonostante le critiche alla sua tipica espressione impassibile, il modo in cui gestisce la comunicazione non verbale è degno di analisi. Ci si interroga, infatti, su come si comporti l’uomo più potente al mondo. Probabilmente la sicurezza manifestata attraverso le sue espressioni, insieme ad una grande abilità nel mantenere una “poker face” nascondendo le emozioni in situazioni di grande tensione, è coerente con la sua discrezionalità e la sua riservatezza per quel che concerne la vita privata.

In effetti, il Presidente dalla Federazione Russa è stato descritto dallo psicoterapeuta esperto di comunicazione e linguaggio del corpo Allan Pease come «uno studente molto intelligente e capace». Nel ’91 l’esperto è stato invitato al Cremlino per un seminario rivolto ad un gruppo di politici proprio sull’arte della prossemica e della gestione della comunicazione non verbale. Putin, allora consigliere del sindaco di San Pietroburgo, dimostrava già promettenti abilità, come ha sostenuto lo psicoterapeuta australiano. In quanto ex membro del KGB, è probabile che Putin abbia acquisito importanti competenze, imprescindibili per un membro dei servizi segreti dove la capacità di nascondere le proprie intenzioni ed emozioni si rivela essenziale per il raggiungimento degli obiettivi.

È evidente quindi come la prossemica sia uno strumento chiave. Questa scienza si occupa dello studio delle distanze corporee in quanto atto comunicativo, cioè dello studio di eventuali significati attribuibili alle distanze che un individuo interpone tra sé e gli altri. Saper gestire queste distanze, e la comunicazione non verbale in generale, permette di avere un maggior controllo sulla percezione del messaggio che vogliamo trasmettere; quindi movimenti e gesti devono necessariamente essere coerenti con la comunicazione verbale. In caso contrario, il proprio corpo può diventare un nemico, rivelando più di ciò che si vorrebbe.

Linguaggio del corpo: l'importanza per i leader mondiali

L’esperto di prossemica ha spiegato che durante il seminario il suo scopo primario è stato quello di insegnare al gruppo di politici come sembrare meno aggressivi e più amichevoli nelle loro apparizioni pubbliche, eliminando quel retaggio dei vecchi politici sovietici. È opportuno ricordare a tal proposito l’episodio che ha visto protagonista Nikita Kruscev, segretario del Partito Comunista, che durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1960, come simbolo di protesta nei confronti dell’intervento di un oratore filippino si tolse una scarpa sbattendola ripetutamente sul tavolo. Pease, quindi, ha insegnato a Putin come prima cosa l’abbandono di gesti del genere, tipicamente aggressivi.

Lo psicoterapeuta, inoltre, ha analizzato un dibattito tra George W. Bush e Putin. Nonostante l’allora Presidente USA avesse già superato il limite di tempo per il suo intervento, il Presidente russo rimase sereno e tranquillo con le mani sollevate a guglia. In base al suo atteggiamento non è escluso che «stesse pensando alla pesca in quel momento», ha dichiarato Pease, sottolineando l’abilità nel mascherare i propri stati d’animo.

Durante i grandi dibatti faccia a faccia, invece, Putin spesso inclina leggermente la testa da un lato, facendo qualche cenno all’interlocutore, così da far intuire di aver interesse per ciò che sta ascoltando, incitando l’altro a continuare il suo discorso.

L’esperto, tuttavia, ha sottolineato una caratteristica non abbandonata nel corso degli anni dal leader russo, cioè il suo «volto sovietico». Si tratta, nello specifico, di un’espressione facciale tipica dei russi, anzi «una specialità di Mr. Putin: anziché sorridere come gli europei o gli americani, si tengono le labbra chiuse e lo sguardo accigliato, come a dire ‘Ciao, sono tuo amico, ti puoi fidare di me’», come ha affermato Pease. Chiaramente, dietro a questa espressione facciale c’è un retaggio culturale: essa, infatti, permette di nascondere le proprie emozioni, cosa necessaria in passato per la sopravvivenza in una «epoca in cui poteva essere pericoloso mostrare le proprie reali emozioni per strada».

Negli ultimi anni, però, il mondo è cambiato molto e quindi anche le espressioni e i gesti appartenenti a diverse culture si sono sempre più uniformati.

Il linguaggio del corpo può, dunque, fornire molti indizi sulle intenzioni e sulle emozioni degli individui. Per questo motivo il Governo USA ha ritenuto utile fondare un gruppo di ricerca sull’analisi del body language dei grandi leader mondiali. Nel 2014 il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha annunciato l’esistenza di «un programma di ricerca che esamina i movimenti corporei e il linguaggio del corpo di diverse figure mondiali, allo scopo di raggiungere una migliore comprensione del loro processo decisionale». Il gruppo di ricercatori ha studiato personaggi come Saddam Hussein o il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un o addirittura Osama Bin Laden. Per quanto concerne Vladimir Putin, anch’egli studiato, tra le caratteristiche osservate la ricercatrice Brenda Connors segnala «l’avversione al rischio» e «una estrema sensibilità alle critiche». 


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
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