LinkedIn, dal networking al personal branding: la rivincita del social professionale

Come usare LinkedIn, il social “professionale”, per fare network e personal branding? Lo abbiamo chiesto a Marco Vigini e Ale Agostini.

LinkedIn, dal networking al personal branding: la rivincita del social professionale

Essere in grado di fare rete è essenziale per un professionista: i benefici si misurano in termini di know how, nuove opportunità di business o, più semplicemente, come capitale di bridging da usare all’occorrenza. In ogni caso, i risultati possono essere dei più concreti e misurabili.

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Marco Vigini, autore di “Networking&Lavoro. Come valorizzare le relazioni professionali” (Hoepli, 2016).

Al contrario di quanto si possa pensare però «quella del networking professionale non è una scienza esatta – come spiega in un’intervista ai nostri microfoni Marco Vigini, autore di “Networking&Lavoro. Come valorizzare le relazioni professionali” (Hoepli, 2016) – piuttosto è qualcosa di più assimilabile a una metodologia che va applicata con un costanza, con rigore, con lo spirito genuino di poter fare qualcosa per l’altro. Per il 90% delle persone, infatti, fare network significa solo pensare a cosa l’altro può fare per me, se non ci si chiede però anche il contrario, e cioè cosa io posso fare per l’altro, difficilmente questa relazione decollerà».

Fare networking professionale, insomma, sembra avere i tratti di un dare e avere o di un gioco in cui ognuna delle due parti deve poter guadagnare qualcosa. E, in questo, gli strumenti offerti dalla tecnologia e dagli ambienti digitali non sono che un plus. Persino LinkedIn, il social network “professionale” per eccellenza, «è utile, ma non indispensabile per fare networking professionale», continua l’esperto, «del resto lo facciamo da sempre, anche quando fino a qualche anno fa non esistevano strumenti del genere. Né se una persona non è gradevole o competente LinkedIn la rende migliore».

Ale Agostini, autore di “Fai carriera con LinkedIn. Il social professionale per relazioni e business” (Hoepli, 2016).

Ale Agostini, autore di “Fai carriera con LinkedIn. Il social professionale per relazioni e business” (Hoepli, 2016).

C’è chi come Ale Agostini (autore per Hoepli di “Fai carriera con LinkedIn. Il social professionale per relazioni e business”, 2016), del resto, considera LinkedIn «il social più frainteso. Perché, se lo si pensa in termini aziendali parla alle risorse umane, parla al marketing, alle vendite e persino alla direzione che può utilizzarlo come leva di personal branding. È un social polivalente e, proprio per questo, spesso si rischia di considerarlo come un social “qualsiasi”, come può essere Facebook e che ti permette di lavorare sul mass marketing», come spiega ai nostri microfoni.
Su LinkedIn, infatti, si hanno a disposizione molti dati. Gli ultimi, quelli ufficiali rilasciati dalla piattaforma e riferiti al primo trimestre del 2016, parlano per esempio di oltre 9 milioni di italiani connessi su LinkedIn (almeno un milione in più rispetto all’ultima rilevazione precedente, ndr), per lo più da mobile e attivi almeno una volta la mese. Quello che non si dice quasi mai, invece, continua Agostini, è che la piattaforma ha una vocazione che è per natura B2B. È utilizzata, insomma, dalle aziende tanto a livello strategico per costruirsi la propria brand reputation quanto a livello operativo per segnalare opportunità commerciali. Certo, poi, «bisogna capire cosa fare per esserci. Per intenderci, non andrei mai a fare su LinkedIn una pubblicità per un hotel, ma invece farei per esempio una review per far sapere che la tale società di consulenza è particolarmente competente», sottolinea Agostini.

LinkedIn ha un ruolo anche nel processo di talent discovering?

Certo che sì, LinkedIn ha addirittura come fonte principale di fatturato il talento. Si vende alle aziende come una talent solution e queste, tramite le risorse umane, lo usano per andare alla ricerca del loro middle management e, cioè, di manager tra i 25-30 e i 45-50. Ai primissimi livelli aziendali, infatti, la ricerca non passa quasi mai da LinkedIn ma da altri canali; se si guarda a questa specifica tipologia di target, LinkedIn ha un ruolo fondamentale, tanto per il talento che vuole farsi “trovare” quanto per le aziende che lo stanno cercando. Non a caso LinkedIn sembra avere una grande diffusione soprattutto per le aziende più grandi. LinkedIn, insomma, è importantissimo sia per l’azienda che, anche se è famosa, ha bisogno di essere vista come un buon datore di lavoro, sia per il candidato che deve farsi vedere dalle aziende come risorsa ideale. E lo è perché offre tante informazioni, tanta intelligence che se sfruttate bene, per esempio, ti permettono di ricevere avvisi profilati, sapere quando esce il lavoro giusto nella città dove vuoi lavorare, etc.

Chiunque pensi, però, che LinkedIn abbia il potere “magico” di far trovare il lavoro nascosto, sbaglia. Anche in questo senso, infatti, il social è soltanto un qualcosa in più: «le opportunità nascoste si trovano attraverso una regia oculata e attenta di come si costruiscono le relazioni nel tempo – aggiunge a tal proposito Marco Vigini – e, cioè, la mia rete mi sarà utile e mi darà frutti solo se io ho seminato bene e per tempo. In altre parole, la rete si ricorderà di me perché e se ho costruito valore».

Non va dimenticato, infine, che tra le straordinarie possibilità offerte da LinkedIn c’è quella di lavorare sul personal branding, in senso professionale soprattutto. Il valore aggiunto, in questo senso, è quello di essere «su un canale, un medium molto tematizzato e molto specializzato in ottica professionale. È qui che puoi far vedere attraverso i vari strumenti messi a disposizione, e già mentre stai lavorando, quello che sai e quello che sai fare. Per chi non lo sapesse, per esempio, LinkedIn ha già al suo interno una sorta di blog, chiamato Pulse, che permette di postare a chiunque, anche senza bisogno di fare implementazione. E poi ci sono le presentazioni, il cosiddetto Slideshare, utilissime per mostrare agli altri cosa l’utente sa fare», ci spiega Ale Agostini.

C’è un consiglio che daresti a chi vuole fare personal branding su LinkedIn?

Quello di cominciare a fare personal branding non quando si è senza lavoro, ma già quando si sta lavorando. Uno degli errori madornali, che pure molti commettono, è cominciare a “riempire” LinkedIn come un CV quando hanno perso il lavoro o lo stanno cercando. Il personal branding si fa mentre si sta lavorando, non quando si è a casa, quando è troppo tardi e non si ha niente da dire se non che si sta cercando lavoro.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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