Giovedì 12 Dicembre 2019
MacroambienteUn nuovo modo di essere manager sportivo: le otto aree di competenza

Un nuovo modo di essere manager sportivo: le otto aree di competenza

Alcuni lavori risentono più di altri delle trasformazioni in atto. Essere manager sportivo rientra tra questi. Quali le principali novità?


A Firma di: Elisabetta Nicolini Ad di Joydis
Un nuovo modo di essere manager sportivo: le otto aree di competenza

La rapida evoluzione che la tecnologia ha sostenuto negli ultimi anni ha ridefinito completamente le regole della comunicazione e del marketing: sono cambiati i mezzi, le modalità, i contenuti e, di conseguenza, anche il modo di comunicarli. Chi si occupa di sport business non può ignorarlo, tanto meno un manager o un’agenzia di management, proprio come non può ignorarlo chi si occupa di marketing.
Chiunque si occupi di marketing sa, infatti, che le 4P (product, price, place e promotion), i quattro pilastri su cui si basava tutto il lavoro, sono state integrate da tempo con le 4E (experience, exchange, everyplace, evangelism). Alla base delle 4E c’è l’idea che chi vive un’esperienza emozionante, coinvolgente, empatica, un’esperienza di cui si sente protagonista, crea un legame forte con chi veicola quell’esperienza, quindi con il brand. Appare evidente che si parla di un sistema esclusivo e, per alcuni aspetti, superato, perché la comunicazione sul web ha completamente rivisto questi parametri: l’approccio non può più essere esclusivo ma inclusivo. In particolare, facendo riferimento allo sport, ovvero a un ambito che si è evoluto tanto negli ultimi tempi, il ruolo del cliente, così come quello del fan, si è completamente trasformato e, di conseguenza, anche le professioni legate a questo mondo sono cambiate. Per esempio, vi è un nuovo modo di essere manager sportivo.

Oggi si parla di marketing 4.0 e, di conseguenza, di sport business e management sportivo 4.0. Le 4E sono ancora valide, ma le modalità con cui approcciarle sono del tutto cambiate. Oggi il cliente/fan è diventato colui che genera idee, opportunità, e lo fa in modo orizzontale, è il co-narratore della storia di un atleta esattamente come lo è della storia di un brand . Queste evoluzioni hanno cambiato in maniera importante le modalità attraverso cui un atleta costruisce il proprio percorso di crescita e un manager sportivo non può prescindere dall’avere una visione generale che tenga conto di queste trasformazioni. Gli atleti devono diventare comunicatori e il loro manager non può più occuparsi solo dell’aspetto sportivo.

Essere manager sportivo oggi: le aree di competenza

Per essere manager sportivo e curare nel migliore dei modi gli interessi dei propri assistiti, allora, è necessario tener conto di alcuni fattori (nello specifico otto).

  1. La cura dell’immagine.
    Gestire un atleta vuol dire curare tutte le sue opportunità di marketing ed è necessario avere un progetto coerente con la sua immagine. Bisogna avere una visione a 360° di quello che succede all’atleta e intorno all’atleta, farne un’analisi approfondita (considerando opportunità, canali, settori, brand coerenti con i suoi valori) e sviluppare una consulenza continua che alla base preveda una strategia che tenga conto di ogni aspetto dell’atleta, non solo di quello sportivo. Uno sportivo, soprattutto se non pratica uno sport sulla cresta dell’onda come per esempio il calcio, deve comunicare se stesso nel modo migliore per ottenere l’attenzione dei fan prima e dei media e dei brand poi. Per farlo deve necessariamente affidarsi al proprio manager e il rapporto di fiducia che si viene a creare deve essere totale. Dal manager devono passare tutte le opportunità che si presentano, è lui che deve saper considerare, capire, interpretare e, infine, consigliare.
  2. Marketing tradizionale con i brand.
    Essere manager sportivo oggi vuol dire promuovere l’atleta con i brand sia in modo tradizionale sia in un modo più “moderno”. Il modo tradizionale è quello che una volta si chiamava sponsorizzazione sportiva e consiste nell’offrire al brand visibilità attraverso spazi sugli abiti dell’atleta, per esempio un logo sulla maglietta, oppure sui mezzi che l’atleta utilizza (se li utilizza), per esempio un nome sulla moto o sull’auto. Nel modo tradizionale di fare marketing rientrano anche l’advertising classica, per esempio una pubblicità su una rivista con un atleta che indossa il prodotto di un brand, oppure uno spot in cui l’atleta è testimonial di una marca con cui condivide determinati valori (non si può infatti tradire l’immagine dell’atleta e un manager deve sempre avere chiaro questo concetto). Un modo di fare marketing che ancora esiste, soprattutto per gli atleti che hanno già una notevole visibilità perché praticano sport conosciuti, ma che va necessariamente affiancato da altro.
  3. Marketing 4.0 con i brand.
    È un modo differente di creare collaborazioni con le aziende che apre opportunità uniche legate al content marketing. Oggi i brand si sono resi conto che il rapporto con i clienti si è trasformato: i clienti sono diventati i protagonisti e i co-realizzatori dei contenuti. In questo contesto qualsiasi realtà può emergere ed entrare in competizione con aziende affermate. Queste premesse aprono agli atleti opportunità straordinarie legate ai brand e al content marketing perché ogni atleta, anche chi pratica sport cosiddetti minori, può diventare il protagonista di una storia che racconta un’azienda e che può essere veicolata non solo dai canali ufficiali dell’azienda, ma anche dai social network dello sportivo. Oppure, ancora meglio, attraverso più canali, sia online che offline, perché tenere congiunti i due canali è fondamentale. Raccontare storie e creare condivisioni stimola empatia. Gli atleti possono diventare il contenuto di una storia e questo è un primo livello con cui il brand può costruire con il mondo dello sport una nuova modalità di collaborazione. Un livello di condivisione ancora maggiore avviene quando il brand diventa medium, diventa colui che fornisce le informazioni, non ha bisogno di intermediari, informa direttamente i fan di uno sportivo diventando fondamentale per la fanbase perché risponde a un’esigenza.
  4. Sport influencer .
    L’atleta ha un canale diretto con i propri fan grazie ai social network. E questo apre diverse opportunità dal punto di vista del marketing, richiamando l’attenzione dei brand. Per avere un certo tipo di appeal uno sportivo deve lavorare sui social come farebbe un influencer, o meglio, dovrebbe diventare uno sport influencer. Anche sui social, inoltre, deve sempre essere coerente con i propri valori di atleta e di uomo.
    Essere manager sportivo vuol dire indicare all’atleta qual è il modo più giusto per muoversi sui social, oltre a costruire per lui un percorso. Qualsiasi atleta, anche chi pratica sport poco conosciuti, ha la possibilità di creare una comunità di appassionati che lo segue, può arrivare a un numero di follower importanti, ma ci vuole pazienza e ci vuole un progetto. Da questo punto di vista ogni atleta merita un discorso a parte, perché nella sua autenticità deve riuscire a trovare il giusto canale e i giusti argomenti che coinvolgano un pubblico il più trasversale possibile. Deve diventare un comunicatore non solo grazie al suo gesto sportivo ma anche per il suo stile di vita. In questo modo potrà suscitare l’interesse dei brand e creare collaborazioni interessanti.
  5. Marketing keynote speaker.
    Gli atleti possono diventare dei formatori o degli speaker, intervenendo nelle università oppure nelle aziende. Spesso, infatti, le aziende, in occasione di eventi formativi, chiamano figure che non appartengono al loro mondo per spiegare concetti come, per esempio, il team building. Un manager sportivo deve essere capace di individuare anche opportunità di questo genere.
  6. Media e TV.
    Bisogna saper costruire opportunità di visibilità al di fuori del canale di pertinenza, cioè al di fuori del mondo sportivo. Per esempio partecipazioni televisive a progetti non necessariamente legati all’attività sportiva, in cui l’atleta partecipa in quanto personaggio. È un aspetto molto importante del lavoro del manager, perché la TV potrebbe essere il canale perfetto per dare visibilità a un atleta che magari è il numero uno al mondo in un sport che seguono in pochi e, di conseguenza, è poco conosciuto.
  7. Ufficio stampa.
    È importante costruire contenuti che possano interessare ai giornalisti, legati all’aspetto sportivo così come ad altri aspetti della sua vita. Spesso questi contenuti sono anche realizzati a corollario di progetti realizzati insieme ai brand. Il succo del discorso è che bisogna cercare di comunicare quello che fa l’atleta su più canali possibili.
  8. Area economica.
    È la parte che riguarda le trattative, che prevede ovviamente una serie di competenze contrattualistiche oltre alla capacità di saper gestire una trattativa arrivando a un accordo che tuteli l’atleta. È necessario essere propositivi, il manager deve essere propositivo per portare avanti e per concludere gli accordi e per creare le opportunità che poi saranno formalizzate e regolarizzate.
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