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Giovedi 13 Dicembre 2018
MarketingMarketing Virale: cosa rende virale un contenuto?

Marketing Virale: cosa rende virale un contenuto?

Marketing Virale. Perché alcuni prodotti e pubblicità diventano virali?Cosa rende un contenuto diffuso in rete?


A firma di: Angelo Gargiulo Contributor
Marketing Virale: cosa rende virale un contenuto?

Cos’ è il Marketing Virale? Perché alcuni prodotti e campagne pubblicitarie si diffondono in maniera esponenziale rispetto ad altre?

Alla base di questi quesiti vi è un’unica risposta: il “passaparola”, meglio conosciuto come “word of mouth”. Secondo l’AMA (American Marketing Association) per Viral Marketing s’intende il “fenomeno che facilita ed  incoraggia le persone a recepire in maniera ottimale un messaggio. È definito virale perché il numero di persone esposte al messaggio imita il processo di diffusione di un virus da una persona all’altra ad altissima velocità”.

Solitamente uno dei motivi per cui un oggetto o un’ idea acquista notorietà è che, semplicemente, è migliore di altri: tuttavia non sempre è così. Nel libro “Contagious: why Things catch on”, Jonah Berger, docente di Marketing presso la Wharton School in  Pennysilvania, sostiene che il marketing virale non è la capacità intrinseca di qualcosa ad essere contagiosa, ma è una caratteristica che può essere creata. A supporto della sua tesi, Berger racconta come un semplice frullatore sia diventato un vero e proprio successo virale. La Blendtec produceva frullatori di ottima qualità, ma non era conosciuta sul mercato. Nel 2006, il nuovo responsabile marketing George Wright, ebbe un’idea per risollevare le sorti dell’azienda: poiché il titolare Tom era solito testare i frullatori tritando qualsiasi oggetto avesse a disposizione (dai pezzi di legno alle palline da golf) , George decise di mostrare al mondo intero la potenza della centrifuga. Con un budget di soli 50 dollari acquistò biglie, un rastrello e alcune palline da golf; posizionò Tom con il frullatore davanti ad una videocamera e gli chiese di “tritare” il materiale che aveva a disposizione. Dopo aver tritato e polverizzato tutto, George caricò il video su YouTube: in una settimana il video raggiunse sei milioni di visualizzazioni, diventando uno dei successi virali della rete.

Nel giro di due anni, la campagna di marketing “Will it blend?”(continuata poi con altri prodotti, dagli iphone alla Nintendo Wii) con un bugdet di 100 dollari, portò un incremento delle vendite del 700%. L’aneddoto della Blendtec dimostra dunque come un contenuto, per essere virale, debba essere sorprendente, interessante e bizzarro. Nel caso del “frullatore tritatutto” è bastato cambiare il modo in cui viene vista la sua “funzionalità d’uso”: da semplice prodotto per tritare frutta e verdura, a macchinario in grado di polverizzare un iphone!

Il primo video della campagna “Will it Blend?”

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