Mercoledi 17 Luglio 2019
MacroambienteMercato del lavoro in Italia: crescono le assunzioni ma lavoratori e professionisti hanno le giuste competenze?

Mercato del lavoro in Italia: crescono le assunzioni ma lavoratori e professionisti hanno le giuste competenze?

Il "Recruiter Sentiment Italia 2019" è una ricerca commissionata da LinkedIn che dà interessanti insight sul mercato del lavoro in Italia.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Mercato del lavoro in Italia: crescono le assunzioni ma lavoratori e professionisti hanno le giuste competenze?

La buona notizia è che il mercato del lavoro in Italia è stabile e, in qualche caso, mostra addirittura dei chiari segni di ripresa. A dirlo sono gli insight del Recruiter Sentiment Italia 2019, una ricerca condotta per LinkedIn su un campione di oltre trecento responsabili delle risorse umane di aziende di regioni, settori e dimensioni diversi.

Mercato del lavoro in Italia: dove e perché aumentano le assunzioni

Almeno la metà dei recruiter in particolare ha sottolineato come, nell’ultimo anno, in Italia sarebbero aumentate le assunzioni. Con un 37% di questi che registra un aumento delle assunzioni dell’1-10% e un 25% che crede, invece, che le assunzioni siano state dell’11-20% in più nell’ultimo periodo, è facile stimare una crescita complessiva media dei posti di lavoro del 22%. A cosa sarebbe dovuto un incremento come questo? A una generica crescita dei business e del mercato del lavoro in Italia (ragione di cui si dice convinto il 57% del campione) ma, anche, alla disponibilità – finalmente – di candidati con il giusto livello di competenze (48%), a esigenze strettamente specifiche dei diversi settori industriali (39%) e a una disponibilità di posti di lavoro che non erano stati ancora ricoperti negli anni precedenti (35%). Più assunzioni, però, potrebbero essere una conseguenza diretta dell’aumento della domanda di lavoro: almeno il 52% di recruiter e responsabili HR intervistati per LinkedIn, infatti, avrebbero registrato da inizio 2018 una quantità di aspiranti lavoratori maggiore persino rispetto ai posti di lavoro a disposizione.

Ci sono, com’è facile immaginare, settori in cui l’aumento delle assunzioni è risultato più consistente che negli altri. Il manifatturiero è uno di questi: il 49% dei recruiter italiani sembra aver registrato, infatti, trend positivi in questo senso e ciò, del resto, non fa che rafforzare una tradizione tutta italiana. Anche nel tech, però, recruiting e contrattualizzazione di nuovi lavoratori sono aumentati quest’anno: la produzione di software (per il 45% del campione) e i servizi (44%), in particolare, sembrano guidare il settore quanto a nuove assunzioni. Con la food industry che si è dimostrata, spesso, un settore strategico per il mercato del lavoro in Italia non stupisce, poi, che anche il food & beverage abbia visto aumentare le assunzioni in quest’anno (secondo il 37% degli intervistati).

Qualche ombra nel mercato del lavoro in Italia

Non ci sono, però, solo luci nel Recruiter Sentiment Italia 2019. Per restare ancora al numero di assunzioni, per esempio, c’è un 40% di responsabili HR italiani che non sembra registrare l’aumento di cui si è detto fin qui e che considera, invece, «stabile» il mercato del lavoro in Italia. Per non parlare di un ulteriore 10% di recruiter che avrebbe visto diminuire quest’anno il numero delle assunzioni per mancanza di talenti o professionisti con la giusta preparazione (ragione valida per il 40% del campione), per un rallentamento nella crescita del business (37%) o perché mancavano strumenti e processi di selezione adeguati o, se c’erano, erano troppo lunghi e complessi (30%).

Anche se si va a guardare il dettaglio della tipologia di assunzioni, le notizie non sembrano poi così rassicuranti. Le assunzioni in più sono relative, infatti, per lo più a posizioni di stage e apprendistato (il 47%) e solo dopo vengono profili entry level (46%), junior manager (43%) e middle management (39%).

Tra i settori, poi, con performance peggiori quanto a nuove assunzioni ci sarebbero quello finanziario e bancario (così sostiene il 32% degli intervistati per LinkedIn), l’IT per la produzione di hardware (30%), l’istruzione, i media e la comunicazione e la sanità (tutti con il 29%).

Se skill mismatch e divario di genere frenano il mercato del lavoro in Italia

Uno degli aspetti più critici del mercato del lavoro in Italia, come conferma il Recruiter Sentiment Italia 2019 di LinkedIn, ha a che vedere con il gap che esiste tra le soft skill e competenze tecniche richieste dalle aziende e quelle su cui, invece, possono contare effettivamente i candidati.

Da dipendenti e collaboratori, infatti, ci si aspetta oggi competenze in ambito tecnologico e di coding (così, almeno, secondo il 15% del campione), la capacità di utilizzare in maniera ottimale almeno il pacchetto Office (14%), competenze di base nell’uso dei social media (12%), in web design (11%) e nella data analysis (10%). Peccato che, nonostante percorsi d’istruzione e formazione eccellenti, anche i candidati italiani con più competenze manchino proprio di digital skill in generale e, più nello specifico, della capacità di programmare e di conoscenze minime di web design (secondo i recruiter, ne sono manchevoli rispettivamente almeno il 36% e il 28% dei lavoratori). L’errore che, forse, è stato commesso fin qua è stato credere che solo i professionisti del digitale necessitassero di eSkill come queste, mentre da più parti e in più occasioni è stato sottolineato come le competenze digitali abbiano ormai un carattere trasversale e siano considerate indispensabili e prioritarie in qualsiasi settore.

Non a caso il 40% dei recruiter intervistati per il Recruiter Sentiment Italia 2019 ha lanciato l’allarme proprio rispetto alla mancanza di candidati con le giuste digital skill, quelle richieste da aziende e altri soggetti business. Come se non bastasse, chi si occupa di HR denuncia una situazione di grave divario di genere proprio per quanto riguarda le competenze digitali: le lavoratrici donne in Italia, infatti, sarebbero meno «digitalmente preparate» rispetto ai loro colleghi uomini, cosa che si riflette in negativo su tanti aspetti, dall’avanzamento di carriera alla retribuzione.

È un allarme, però, che non riguarda solo il mercato del lavoro in Italia: già il World Economic Forum aveva affrontato la questione digital gender gap, posizionando l’Italia al 70esimo posto – su 149 Paesi – quanto a parità di accesso a tecnologie e competenze digitali tra lavoratori uomini e lavoratrici donne e sottolineando come appena più di una donna su quattro lavorasse in Italia nel campo delle AI, per esempio, considerato strategico per gli sviluppi business dei prossimi anni.

Lavoratori e professionisti italiani, però, mancherebbero anche – e senza grandi differenze di genere in questo caso – di soft skill come problem solving (31%), creatività (30%) e, ancora, capacità di gestire al meglio il proprio tempo lavorativo (28%) e la collaborazione con i colleghi e il team (28%) o senso di leadership (26%).

Fatte queste premesse, non è difficile capire perché le principali barriere all’assunzione di nuovi dipendenti e collaboratori siano, secondo recuiter e chi si occupa di HR, un mancato equilibrio tra competenze dei lavoratori e stipendio desiderato/richiesto (di questo si dice convinto il 49% del campione per LinkedIn), il livello reale di preparazione ed esperienza dei candidati (43%), la mancanza di candidati con le competenze giuste (41%) e, ultima ma non meno significativa, una certa difficoltà percepita nel formare adeguatamente lavoratori e professionisti per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro in Italia (38%).

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