Venerdì 03 Aprile 2020
MacroambienteMercato delle professioni ICT 2019: in Italia mancano ancora dati e competenze ad hoc

Mercato delle professioni ICT 2019: in Italia mancano ancora dati e competenze ad hoc

Come ogni anno, l'Osservatorio delle Competenze Digitali fotografa il mercato delle professioni ICT 2019: dai profili alle skill più richiesti.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Mercato delle professioni ICT 2019: in Italia mancano ancora dati e competenze ad hoc

Sempre più aziende appaiono «determinate» nel proprio processo di digitalizzazione, almeno stando agli ultimi dati sul mercato ICT in Italia. Per portarlo a buon fine, però, hanno bisogno di expertise ad hoc e la “cattiva notizia” è che non sempre sono in grado di trovarle tra dipendenti, collaboratori esterni, nuovi assunti. Come ogni anno, infatti, il quinto Osservatorio delle Competenze Digitali ha fotografato il mercato delle professioni ICT 2019 e rilevato che la domanda da parte delle aziende di profili altamente specialistici nell’information and communication technology rimane spesso insoddisfatta.

Mercato delle professioni ICT 2019: le figure più richieste in Italia

Quanto evidenziato fin qua significa che le aziende hanno cercato, nel 2019, oltre 106mila professionisti ICT, ben il 27% in più rispetto a solo un anno prima, e lo hanno fatto, tra l’altro, direttamente sul web, sfruttando apposite piattaforme per il recruiting.

Tra le figure più ricercate quella degli sviluppatori di software: una vacancy su due ha riguardato, infatti, nell’anno appena passato i cosiddetti developer. Il dato che più di ogni altro fotografa l’impasse del mercato delle professioni ICT 2019 è, però, che il 30% degli annunci di lavoro per sviluppatori è rimasto senza risposte per una media di sessanta giorni. Se è risultato difficile trovare candidati già per una figura alquanto “classica” come questa, non è difficile immaginare che lo sia stato ancora di più per quanto riguarda AI, IoT e big data specialist, esperti di blockchain oppure specialisti in robotica o cloud computing, tutte figure altamente specialistiche e che in un futuro alquanto prossimo saranno indispensabili alla trasformazione digitale in azienda. Il podio dei professionisti ICT più ricercati dalle aziende italiane è completato, comunque, al momento da digital consultant (con oltre 12mila annunci di lavoro in un anno in tutta Italia) e digital media specialist (più di 7mila).

mercato delle professioni ICT 2019 dettaglio figure cercate

Quali sono i professionisti dell’ICT più cercati in Italia? Fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali

Dove lavorare nell’ICT conviene ancora

Come per le aziende che hanno più innovato, la distribuzione geografica degli annunci di lavoro ICT è tanto prevedibile quanto in grado di suggerire dove oggi lavorare nell’ICT paga davvero. Sono soprattutto le aziende del Nord-Ovest, tradizionalmente uno dei distretti industriali più importanti d’Italia, a cercare professionisti digitali: il 46% delle vacancy proviene dalla zona, ma è una percentuale leggermente in calo rispetto al 2018. Decisamente peggiore è la situazione di Sud e Isole: da qui proviene, infatti, solo il 6% degli annunci per la ricerca di professionisti ICT.

Tra i settori che trainano il mercato delle professioni ICT 2019 ci sono comunque l’Information Technology in sé (all’IT sono riferibili, infatti, ben quattro annunci di lavoro su dieci) e, più a distanza, il settore dei Servizi (per il 18% delle vacancy) e quello dell’Industria (15%).

mercato delle professioni ICT 2019 dettaglio settori

I settori che, più degli altri, sono alla ricerca in Italia di professionisti ICT. Fonte: Osservatorio delle Competenze Digitali

Per la prima volta quest’anno risultano in crescita, seppure lieve, le retribuzioni dei professionisti ICT, a qualunque livello dell’organigramma aziendale questi si trovino (per i quadri l’Osservatorio registra un +4,4% rispetto al solo anno precedente, mentre per gli impiegati la crescita è ferma al +2.7%).

Tra competenze digitali e soft skill: uno sguardo d’insieme

Nuovo è anche il calcolo del Digital Skill Rate, ossia del “tasso di competenze digitali” di cui hanno bisogno ormai tutti i professionisti, di tutti i settori, inclusi quindi anche i professionisti dell’ICT. Per questa particolare classe di lavoratori il Digital Skill Rate è oggi del 52%, ma la media anche per i professionisti non ICT sarebbe del 13,8%: anche chi non si occupa operativamente di digitalizzazione in azienda, cioè, non può non avere oggi skill digitali almeno di base.

È altrettanto vero, però, che le aziende cercano oggi professionisti ICT che accanto a una forte expertise tecnica possano vantare buone soft skill: nel raggiungimento dei macro-obiettivi aziendali queste conterebbero più di skill maggiormente legate ai processi ICT e tecnologia e avrebbero un rating medio di quattro su sei. Le competenze più richieste sarebbero capacità comunicative e di team management ma anche problem solving, proattività e capacità di gestione dello stress. Tra le figure professionali per cui le soft skill appaiono irrinunciabili in particolare educatori digitali, ICT operation manager e project manager ma anche specialisti della blockchain per esempio.

Il ritardo del sistema scolastico e universitario italiano in tema di competenze digitali “appetibili” alle aziende

Dove, però, questi professionisti dell’ICT possono apprendere skill specialistiche e soft indispensabili per il mondo del lavoro? Il primo diretto interessato è il sistema formativo italiano che, però, non sembra ancora abbastanza in grado di soddisfare le reali esigenze di aziende e datori di lavori.

Prima che lo skill mismatch a cui già si accennava, c’è infatti un gap numerico importante: per il triennio 2019-2021 sono previste tra le 67.100 e le 94.500 offerte di lavoro nel mercato delle professioni ICT, ma il sistema scuola italiano riuscirà a fornire appena 82mila tra laureati e diplomati. Mentre le aziende tra l’altro cercano più laureati e meno diplomati, provenienza e titolo della forza lavoro ICT italiana sono esattamente l’opposto e fanno sì che ci sia una carenza di laureati rispetto ai posti di lavoro disponibili del 35% e un sovrappiù di diplomati del 95%. Non si può non sottolineare del resto che, se è vero che i diplomati ICT nella maggior parte dei casi restano tali e non proseguono la formazione universitaria perché trovano lavoro entro sei mesi dalla fine del percorso scolastico, è vero anche che si tratta di posizioni con bassa qualifica professionale.

Discorso diverso è, infine, quello che riguarda le competenze che anche i corsi universitari appositi forniscono a chi intende affacciarsi al mercato delle professioni ICT 2019 e le competenze realmente richieste come necessarie dalle aziende ai candidati: in questo caso il gap non solo esiste, ma appare a tratti incolmabile, nonostante il sistema universitario si stia lentamente adeguando all’alto grado di specializzazione e all’alto know how tecnico ricercato dai recruiter, soprattutto proponendo corsi innovativi come quelli con focus su big data e data science, sicurezza informatica, AI e IoT. Quasi del tutto inesplorati ancora, invece, cloud computing e data policy che, pure, rappresentano tra i settori più strategici e indispensabili per l’ innovazione in azienda.

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