ComunicazioneMinori e internet: l’ossessione diventa dipendenza. Come combatterla?

Minori e internet: l’ossessione diventa dipendenza. Come combatterla?

Il preoccupante rapporto tra minori, internet e social torna alla ribalta grazie ad un’indagine di sei anni condotta da Massere in Brianza.

Minori e internet: l’ossessione diventa dipendenza. Come combatterla?

Il rapporto tra i minori ed internet da sempre preoccupa e allarma, oltre la famiglia, anche vari enti che spaziano dalla scuola alle associazioni per la tutela dei diritti minorili. Tutti, oramai, sono consapevoli della connotazione di dipendenza che tale rapporto ha assunto nel corso degli ultimi anni; in questo senso, per incrementare la conoscenza e la consapevolezza, vengono organizzati incontri e corsi formativi. Lo scopo è quello di smuovere le coscienze, portando ad una corretta gestione del problema da parte dei diretti interessati, delle famiglie e degli insegnanti sotto tutti gli aspetti.

L’uso o l’abuso di internet e dei social media da parte dei minori risulta sempre più ossessivo e dipendente, dal momento che essi sembrano non avere altri svaghi, distrazioni o momenti di evasione dalla realtà se non quelli offerti dai luoghi-non luoghi virtuali e da piattaforme come Facebook, Instagram e WhatsApp.

Non avendo vie concrete di fuga da una realtà sempre più opprimente e impegnativa, caratterizzata da mille impegni e genitori sempre più esigenti, i minori avvertono un peso che sentono di non saper gestire. Questa sensazione si traduce in un bisogno di condivisione dei propri spazi, anche intimi, con coetanei ed amici, tramutandosi però spesso in una tendenza all’esagerazione e all’esasperazione e quindi alla dipendenza.

Su questa scia si colloca la nuova indagine, “Sicurezza dei minori sul web“, di Massere – agenzia che si occupa della sicurezza dei minori a 360 gradi, trattando la questione sia da un aspetto puramente informatico sia da un punto di vista psicologico – che ha coinvolto un campione più di 2000 ragazzi tra i 10 e i 15 anni in un lasso di tempo di ben 6 anni. I risultati dello studio sembrano essere sconvolgenti.

Nello specifico, i dati raccolti mostrano che la maggior parte dei ragazzi riceve il primo cellulare tra i 10 e i 12 anni e il 96% di loro afferma di disporre di connessione no stop.  Una tendenza in crescita: se nel 2010 i minori dai 10 ai 12 anni che possedevano un cellulare erano circa il 48%, nel 2013 la percentuale saliva al 59%, per arrivare ad una cifra da capogiro: 69% nel 2016. Dal versante opposto, però, si rileva una riduzione della percentuale dei  minori che dispongono di smartphone e connessione nella fascia 13-15 anni: difatti, dal 28% nel 2010 si è passati al 21% nel 2013, fino al sorprendente 6% nel 2016.

Anche se bisogna precisare che il numero di minori in possesso di una connessione internet è aumentato, se non addirittura più che decuplicato: se nel 2010 solo l’8% si connetteva, nel 2013 la percentuale saliva al 67%, mentre attualmente la percentuale di minori a collegarsi è del 96%. Inoltre, i minori che utilizzano quasi totalmente i device mobile – smartphone e tablet –, a discapito di quelli tradizionali come notebook e pc, sembrano irrimediabilmente aumentati: oggi il 62% si connette da mobile, contro il 42% del 2013 e il 2% del 2010­.

Un altro aspetto da analizzare riguarda i social più utilizzati: imperversa la tendenza a postare foto e selfie sul profilo Instagram; la percentuale è rapidamente salita dal 5% del 2014 e dal 55% del 2015 al 61% nel 2016. Al contempo, WhatsApp sembra aver rimpiazzato il buon caro vecchio Facebook nei cuori dei minori che, difatti, sono passati dal 15% del 2014 e 45% del 2015 al 96% nel 2016. L’uso del social di Zuckerberg è passato dal 55% del 2014 al 50% del 2015, per arrivare al 42% nel 2016.

Infine, risultano ambigue le rilevazioni effettuate su regole e conoscenza di utilizzo dello strumento. Difatti, si amplia la fascia dei minori i cui genitori concedono un tempo massimo di utilizzo: dal 15% del 2010 si è arrivati al 25% nel 2013, fino al 33% nel 2016. Contemporaneamente risultano diminuiti i ragazzi che affermano  di “non avere regole”: dal 70% nel 2010 si è giunti al 63% nel 2013 fino all’odierno 61%. Diminuisce, inoltre, anche la fascia di chi afferma di avere imparato a navigare: dal 55% del 2014 al 48% nel 2016; cresce invece il numero di genitori che dichiara di impegnarsi nell’insegnare ai figli un corretto utilizzo di internet: dal 14% del 2014 al 24% nel 2016.

Questi dati denunciano un elevato bisogno di formazione ed informazione su questa tipologia di dipendenza dei minori. L’Associazione Massere, a tal proposito, organizza interventi formativi per tutte le scuole coinvolte nella ricerca e non solo. Il progetto che sta riscuotendo sempre più consensi non solo tra genitori e insegnanti ma anche tra gli stessi minori che, in seguito a questi incontri, sembrano maggiormente predisposti a riflettere costruttivamente sul loro utilizzo di internet e dei social.

Da ciò emerge la consapevolezza che grazie a conoscenza e formazione si possa cambiare la direzione delle cose, lasciando ben più di un mero spiraglio aperto alla speranza di cambiamento.


Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
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