Martedì 19 Novembre 2019
ComunicazioneQuello che l’informazione globale non dice

Quello che l’informazione globale non dice

Unfiltered.News permette di monitorare gli argomenti più ignorati da chi fa news e traccia, così, una mappa della misinformazione globale.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Quello che l’informazione globale non dice

Da fruitori di news e contenuti in Rete vivremmo ormai in una condizione di overload informativo. È una formula con cui ci si riferisce, in letteratura, all’eccesso di fonti a disposizione del singolo, eccesso di fronte a cui, piuttosto che risultarne arricchita, l’esperienza di lettura rischierebbe paradossalmente di farsi caotica e dispersiva, contribuendo a valle a quella misinformazione – o “cattiva” informazione – che è, a torto o a ragione, considerata condizione d’essere dell’informazione online. Secondo altre evidenze, comunque, nonostante l’abbondanza di fonti a disposizione o forse proprio a causa di questa abbondanza, l’utente medio si ritroverebbe ad affidarsi a un numero ristretto. Secondo uno studio di Reuters, per esempio, con le connessioni mobili usate sempre di più anche per informarsi, si consulterebbero appena 1.52 fonti «di fiducia». Anche i social premierebbero i meccanismi fiduciari, spingendo gli utenti a prendere in considerazione notizie e link condivisi dagli amici più di quanto facciano con quelli dei canali ufficiali.

Il risultato? Una certa omofilia degli ambienti digitali, ma anche la sensazione che, specie all’interno delle cerchie più prossime, si discuta sempre e solo di pochi argomenti selezionati e, quasi come effetto diretto, una visione della realtà che è molto diversa dalla realtà stessa: in una sola parola, misinformazione appunto.

Per approfondimenti
Echo chamber
Filter bubble

Per una mappa grafica della misinformazione globale

A delineare i contorni concreti del fenomeno è per la prima volta Unfiltered.News, una piattaforma gestita da Jigsaw (l’incubatrice tech di Alphabet, ndr) che basandosi sui dati di Google News mostra gli argomenti meno coperti da chi si occupa d’informazionea livello globale.

Un’infografica interattiva iniziale segnala gli argomenti più discussi nei diversi Paesi: facendo tap su ogni territorio si ha il dettaglio di trend e hot topic mediatici del momento. Sulla colonna destra, invece, si trova una lista di argomenti che, pur essendo coperti da media e soggetti dell’informazione nel resto del mondo, non compaiono nella top 100 della sezione locale Google News  (si può selezionare il paese da una tendina o affidarsi a geolocalizzazione dei propri dispositivi, ndr). Per ognuno di questi argomenti si possono leggere i titoli dedicati dalle maggiori testate estere, sia in versione originale che tradotti, ed è disponibile uno storico che ne mostra graficamente la popolarità. Tramite un’apposita funzione di ricerca, infine, è possibile scoprire come e quanto un determinato tema sia stato coperto nel tempo dalla stampa locale e gli eventuali topic più frequentemente associati a esso.

A solo titolo d’esempio? Tra le macroaree meno coperte dalla stampa italiana, all’1 aprile 2016, le questioni internazionali riguardanti Russia, Egitto, Cina, Ucraina, Siria, alcune questioni economiche legate alla borsa newyorkese e, in parte inaspettatamente trattandosi dei giorni della visita americana di Renzi, news riguardanti protagonisti della politica d’oltreoceano come Obama e Donald Trump.

Ancora disponibile nel settembre 2018, la tag cloud del tool mostra chiaramente come in Italia i topic principali di discussione restino lo sport, e in particolare il calcio, e le vicende di politica “nostrana”, con qualche riferimento alle azioni del governo gialloverde e alle esternazioni recenti dei politici, mentre si ignorano ed esiste misinformazione su temi come l’industria, gli investimenti, la ricerca scientifica.

Quello che l’informazione globale non dice

Così viene visualizzata su Unfiltered.News la mappa degli argomenti più ignorati da chi si occupa di informazione in giro per il mondo.

«I motori di ricerca, i social media, gli aggregatori di news – spiegano i responsabili – sono abilissimi nel condurci attraverso informazioni che sono molto vicine ai nostri interessi ma che, allo stesso tempo, sono limitate dal set di topic e di persone che decidiamo di seguire. Anche se leggiamo più fonti durante una giornata, quello che scopriamo dipende dalla lingua in cui leggiamo e dagli argomenti a cui le nostre fonti decidono di dare copertura. Queste limitazioni creano una sorta di news bubble che influenza la nostra prospettiva e la nostra consapevolezza del mondo. Spesso perdiamo l’opportunità di connetterci ed empatizzare con idee che vanno oltre i nostri confini».

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