Lunedi 25 Giugno 2018
ComunicazioneIl modello stimolo-risposta alla base della comunicazione

Il modello stimolo-risposta alla base della comunicazione

Il modello stimolo-risposta, baluardo del comportamentismo, è da sempre un riferimento fondamentale nello studio della comunicazione.


Giuliana Maria Volpe

A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing

Il modello stimolo-risposta alla base della comunicazione

Varie teorie psicologiche e modelli si sono avvicendati nella comprensione dei meccanismi alla base della comunicazione, tra questi vi è quello dello stimolo-risposta. Tale modello si è da subito concentrato su una visione settoriale degli atti comunicativi che si sono profondamente rivoluzionati nel corso degli ultimi decenni. Effettivamente, i modi e canali di attuazione e gli effetti della comunicazione nel ricevente hanno subito degli sconvolgimenti a partire dalla nascita e diffusione dei media, uno su tutti la televisione. Nocciolo di questi profondi cambiamenti è stato l’ampliamento dello spettro dei destinatari del messaggio comunicativo. Infatti, se prima dell’avvento della TV la diffusione del messaggio seguiva la stessa impostazione della comunicazione orale, in cui il rapporto tra mittente e ricevente era di “uno a uno, in quanto il numero di coloro che recepivano il messaggio era limitato al numero effettivo di chi lo ascoltava direttamente, con l’avvento del nuovo mezzo tale rapporto è di “uno a molti poiché il numero dei destinatari del messaggio diventa potenzialmente infinito.

Seguendo quest’impostazione, un ulteriore impulso a questi cambiamenti è stato decretato, in epoca recente, dallo sviluppo del digitale e dalla nascita dei social network come fenomeno sociale che, alla stessa stregua della televisione, hanno ulteriormente ampliato lo spettro degli utenti della comunicazione, modificando ancora una volta i modi e i canali utilizzati per comunicare con e per gli altri perché hanno contribuito alla rivoluzione del modo di percepire e, conseguentemente, di reagire al mondo. In questo senso un’ulteriore modifica nell’impostazione comunicativa è rappresentata dal cambiamento dell’informazione e dall’ampliamento della disponibilità di notizie  che un tempo non era neanche lontanamente ipotizzabile. La diffusione e la condivisione di eventi, circostanze, notizie sui social, infatti, hanno determinato una profonda trasformazione nel modo di conoscere ciò che accade, definendo la possibilità di ottenere qualsiasi informazione si desideri.

Cambiamenti profondi, dunque, che richiedono un percorso di comprensione per essere metabolizzati in modo corretto e per non diventare dipendenti. A tal proposito, il processo di comprensione non può che iniziare dalla conoscenza della panoramica teorica alla base dei meccanismi comunicativi, a partire dallo studio del modello stimolo-risposta.

Il modello stimolo-risposta alla base della comprensione comunicativa

Il modello stimolo-risposta rappresenta uno dei paradigmi teorici più utilizzati per lo studio della comunicazione e del rapporto mittente-ricevente. Questo approccio teorico si sviluppa da uno dei movimenti psicologici più famosi e longevi: il comportamentismo. Alla base, infatti, così come nel caso del comportamentismo, vi è la segmentazione del comportamento umano in semplici risposte emesse a seguito dell’esposizione a stimoli specifici. In questa prospettiva, celebre è l’esperimento di Pavlov sul cane. Lo studioso ha ben messo in luce come uno stimolo specifico – anche se originariamente non rievocante una determinata risposta – può originare quella specifica risposta. Secondo i teorici del comportamentismo e del paradigma stimolo-risposta, analogamente all’apprendimento anche la comunicazione si basa sul rapporto che intercorre tra l’emissione di uno stimolo, un messaggio, e la conseguente risposta.

messaggi, infatti, colpiscono gli individui in modo diretto e immediato, modificandone opinioni e comportamenti. In particolare, poi, la teoria dell’ago ipodermico (o teoria del proiettile) si focalizza sul rapporto tra mittente e destinatario evidenziando una condizione piuttosto passiva del ricevente, perché rileva di fatto un effetto forte e coinvolgente del medium di fronte ad un’audience passiva e indifesa, per cui si parla di manipolazione e propaganda della comunicazione.

Infatti, un’altra considerazione alla base della teoria stimolo-risposta è il considerare la ‘massa dei riceventi del messaggio come un insieme di individui passivi che rispondono in modo uniforme ed omogeneo agli stimoli, il che conferma ulteriormente l’idea comportamentista secondo cui il comportamento umano, appunto, viene ridotto a semplici reazioni meccaniche e condizionate dallo stimolo. Effettivamente, questa teoria ha ereditato dal comportamentismo il presupposto secondo cui che ciò che è rilevabile e, di conseguenza, misurabile sono solo gli effetti osservati del comportamento umano a seguito di esposizioni a vari stimoli, quindi l’uomo sarebbe un’entità del tutto priva di volontà o intenzionalità, totalmente in balia degli stimoli e del contesto nel quale è inserito.

Un importante esponente del modello stimolo-risposta è Lasswell (1948) che elaborò la propria teoria a partire dai cinque elementi essenziali di un atto comunicativo. Tale approccio si identifica come il primo tentativo di introdurre nello studio dei processi comunicativi un peso ai diversi soggetti coinvolti collegando ogni settore della comunicazione ad una domanda specifica. Gli elementi fondamentali in un atto comunicativo secondo Laswell sono:

  • chi: colui che emette il messaggio comunicativo. Rappresenta la parte più attiva nel processo;
  • cosa: ovvero il contenuto del messaggio ed il cosiddetto stimolo;
  • a chi: il ricevente del messaggio e, in quanto tale, la parte passiva nel processo;
  • con quale mezzo: ovvero il medium che si ritiene più adatto alla diffusione di ciò che si vuole dire;
  • con quali effetti: ovvero le risposte comportamentali che emette il ricevente a seguito dell’esposizione al messaggio-stimolo comunicativo.

Il tratto saliente è proprio l’asimmetria dei ruoli, per cui è sempre l’emittente (l’unico ad avere un ruolo attivo) a prendere l’iniziativa della comunicazione e i cui effetti investono i destinatari passivi; questi, colpiti dal messaggio, reagiscono con un comportamento conforme alla volontà del comunicatore.

Ovviamente in questo modello, figlio dell’impostazione stimolo-risposta, vari aspetti non vengono presi in considerazione come:

  • le caratteristiche psicologiche dell’individuo;
  • i fattori sociali di relazione e di differenza (età, sesso, classe sociale, razza, etc.);
  • le fasi intermedie di comprensione del messaggio esistenti tra mittente e destinatario;
  • e le reti di relazioni interpersonali;
  • l’appartenenza degli individui a gruppi sociali.

Tutti questi fattori, in realtà, hanno contribuito a delineare i successivi sviluppi della teoria stimolo-risposta; difatti, si è iniziato a notare come la risposta allo stimolo non fosse passiva, immediata e meccanicistica ma condizionata da diversi aspetti.

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